L’ADHD, fa parte dei disturbi del neurosviluppo. Le prime manifestazioni dei sintomi avverrebbero infatti durante le fasi di crescita del bambino, compromettendone il funzionamento personale, sociale o scolastico.

Cos’è l’ADHD

Il dibattito sulla natura concettuale di tale disturbo ha oscillato per anni tra due poli estremi: da un lato l’ADHD è interpretato come una condizione biologica del cervello derivante dalla genetica e dall’ambiente fisico, che si traduce in cambiamenti cognitivi e che richiederebbe trattamenti fisici e modifiche del comportamento. Dall’altro, è visto come una variante psicologica piuttosto che un disturbo, con eventuali problemi derivanti dall’intolleranza della società, che si basa su cambiamenti emotivi che richiedono misure di sostegno e educative. “Quasi due decenni fa – evidenzia il Dottor Claudio Vio, psicologo e psicoterapeuta perfezionato in neuropsicologia clinica – un team internazionale di clinici e ricercatori ha pubblicato la prima Dichiarazione di Consensus Internazionale sul disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) (Barkley, 2002).

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Le molteplici cause dell’ADHD e i numeri in Italia

Molti studi epidemiologici dimostrano come l’ADHD spesso si verifichi in concomitanza con altri disturbi psicopatologici e come solitamente vi siano alla base molteplici fattori di rischio genetico o ambientale. Tuttavia, le cause precise che portano alla manifestazione di questa sindrome non sono ancora completamente accertate. “La diagnosi – sottolinea il dottor Vio – può essere formulata in età scolare, a partire dai 6 anni (ed entro i 12), proprio perché la maturazione delle componenti attentive e di regolazione comportamentale è molto variabile da soggetto a soggetto durante la prima infanzia”.

La diagnosi della sindrome da ADHD si basa su valutazioni cliniche specifiche che rendono complesse le stime sul numero di casi. In Italia, nel 2018 è stato fatto un confronto tra 15 studi pubblicati sul tema (Reale e Bonati, 2018) e da questo è emerso che circa il 2,9% dei 67.838 bambini e ragazzi di età compresa tra 5 e 17 anni, in rappresentanza di 9 delle 20 regioni italiane, ha ricevuto una diagnosi di ADHD.

Affrontare il disturbo agendo su più fronti

Una significativa remissione dei comportamenti problematici del bambino con ADHD – dichiara il dottor Vio – è maggiormente probabile impostando un intervento multimodale che coinvolga il bambino, i genitori, ma anche gli insegnanti”. Molti materiali utili per affrontare questo disturbo, sia in casa che a scuola, sono disponibili nel sito nel MIUR, dell’associazione Associazione Italiana Famiglie ADHD (AIFA), dell’Associazione Italiana per i Disturbi di Attenzione e Iperattività (AIDAI) e, in lingua inglese, nel portale del National Institute for Clinical Excellence (NICE).

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Giulia Angelon

Mi piace esplorare l’esistenza, osservandone i misteri e sperimentando la forza creatrice che genera l'atto di comunicare quando nasce dall’ascolto e dal dialogo. Per BuoneNotizie.it scrivo di benessere e innovazione in chiave culturale, imparando l’arte di esserci nelle cose con intensa leggerezza.

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