Lo scorso 25 giugno è stata approvata dalla Camera la proposta di legge Furfaro, che riconosce il diritto all’assegnazione di un medico di base o di un pediatra anche alle persone senza fissa dimora. Si tratta di un provvedimento di giustizia sociale, che amplia la garanzia di uguale accesso all’assistenza di base per tutti i cittadini. La manovra ha anche un impatto positivo dal punto di vista economico: riduce le spese di assistenza, puntando sulla prevenzione.
Per garantire assistenza sanitaria ai senza fissa dimora, è stato creato un fondo di 1 milione di euro. Questo finanziamento è destinato a un programma sperimentale, che permetterà loro di iscriversi alle liste delle ASL e scegliere un medico di base o un pediatra.
Salute per tutti: un diritto sancito dalla Costituzione
La Costituzione italiana sancisce il diritto all’uguaglianza e alla salute per tutti i cittadini. In particolare, l’articolo 32 recita: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.” La legge corrente non dà però piena applicazione a questo principio.
Le persone senza fissa dimora possono usufruire all’assistenza sanitaria in urgenza tramite l’accesso in pronto soccorso, ma non hanno una residenza e non sono iscritte all’anagrafe comunale. Questo, fino ad ora, impediva l’assegnazione un medico di base. Di conseguenza, perdevano l’accesso ad altri servizi essenziali come il centro di salute mentale, il consultorio e i programmi di vaccinazione e screening oncologici.
Chi sono le persone senza fissa dimora in Italia
Quando si pensa ai senzatetto, si immagina spesso lo stereotipo del clochard che vive per strada di espedienti e collette. La realtà è molto più complicata del eterogenea. Secondo le indagini della Federazione italiana organismi per le persone senza dimora (fio.PSD) per l’anno 2022, i senza tetto in Italia sono circa 96.000.
Le cause che portano queste persone a vivere per strada sono molto variabili. Oltre all’indigenza, ci possono essere motivi sociali o di conflitto familiare. Tra i senza fissa dimora ci sono anche padri single che hanno lasciato casa dopo un divorzio e donne vittime di violenza domestica. La popolazione dei senza fissa dimora ha percentuali più elevate di tossicodipendenza e problemi di salute mentale. È quindi ancora più importante garantire a questa fascia di popolazione l’accesso al medico di base e ai servizi sanitari dedicati.
Medico di base alle persone senza fissa dimora: un beneficio per tutta la comunità
La proposta di legge Furfaro stanzia 1 milione di euro per un programma sperimentale che ha come obiettivo l’iscrizione alle liste delle ASL, la scelta del medico di base e l’accesso ai livelli essenziali di assistenza (Lea) per le persone senza fissa dimora. Il programma partirà inizialmente in 14 città, tra cui Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Roma e Torino, che da sole ospitano il 60% della popolazione senza fissa dimora.
Si tratta di un provvedimento di giustizia sociale, ma anche economicamente vantaggioso. Attualmente, i senza tetto possono accedere alle cure solo attraverso il pronto soccorso, con un costo medio di 250-400 euro secondo le stime della Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza. Assegnare un medico di base ridurrebbe i costi a circa 70 euro per accesso, garantendo al contempo una migliore e più continua assistenza sanitaria.

