Quando si parla di dipendenza da internet si intende un utilizzo intensivo della rete per oltre 8 ore al giorno per motivi né di studio né di lavoro. Scegliere di vivere una quantità di ore della giornata rimanendo “fuori” dal presente per rifugiarsi in una realtà virtuale è considerato sintomo di un disturbo.

L’utilizzo ossessivo dei social, videogiochi e giochi d’azzardo, shopping compulsivo online, sesso virtuale e messaggistica, può degenerare in una patologia psico-fisica. Simona Vitello, psicologa dell’Associazione Parla con Noi di Roma, chiarisce i pericoli da abuso del web, in particolare per i ragazzi in fase di formazione di identità, offrendo rimedi pratici. Sempre in questa direzione, a tutela dei giovani, Instagram ha annunciato che a breve introdurrà un sistema con protezioni automatiche  – definito account teenager – controllabile dai genitori.

Campagna Crowdfunding

Smarrire la propria identità con la dipendenza da internet

«Smarrire la propria individualità – spiega la dottoressa Vitello – significa modificare la definizione del sé e del comportamento a seguito di esposizione al digitale, creando un’identità virtuale. Il mancato contatto con la realtà, fisica e sociale, comporta la perdita di abilità sociali, il peggioramento delle prestazioni scolastiche, lavorative e sportive. La fuga dalla realtà in un mondo virtuale mette a rischio la salute mentale ed a esserne vittima sono soprattutto le persone più vulnerabili, che cercano di compensare delle lacune affettive.».

Si calcola che la dipendenza da internet possa colpire otto ragazzi su dieci. Una dipendenza psicologica che provoca disturbi psico-fisici. Ciò che viene compromesso è soprattutto il disinteresse nei rapporti umani personali sostituiti da modalità comunicative passive. A soffrirne sono le relazioni sentimentali ridotte a succinti messaggi. È più facile un clic o un messaggio di testo, con ridotta capacità empatica e coinvolgimento emotivo, piuttosto che un confronto verbale.

Come chiarisce la psicologa Simona Vitello: «Per il tempo e le energie spese nella rete, i più a rischio sono i ragazzi in età formativa. L’obiettivo dei “figli del web” non è stabilire un contatto, anzi entrare in un luogo virtuale dove è molto facile interrompere la comunicazione, bloccare i contatti e sparire senza sensi di colpa o rimorsi per l’altra parte coinvolta o, ancora peggio, illudersi di avere dei contatti. La conseguenza più grave  è l’isolamento totale, definita sindrome di Hikikomori».

Come proteggersi dall’uso disfunzionale della rete

Il desiderio compulsivo di connettersi è una dipendenza psicologica. I sintomi di “astinenza”, dovuti ad impossibilità a connettersi, sono inizialmente rabbia e frustrazione, seguiti da depressione. Le strategie per attenuare la dipendenza dai social sono affiancare a questi non-luoghi della comunicazione comportamenti amichevoli-affettivi che includano delle responsabilità o comunque delle empatie, come insegnano nei Centri pubblici e privati diffusi nel territorio che offrono educazione alla tecnologia e percorsi personalizzati contro la dipendenza.

«Secondo la nostra esperienzaconclude la dottoressa Simona Vitello raramente è la persona stessa a cercare aiuto, di solito sono i familiari e/o amici che contattano il professionista. Nostro compito è avviare un lavoro di ‘terapia indiretta’ che rimette al centro le relazioni. Il primo step è il sostegno ai familiari che devono, per quanto possibile, entrare nel mondo virtuale del ragazzo, incuriosendosi alle sue ricerche, cercando di creare con lui una complicità. Questa condivisione ‘spezza’ la solitudine intrinseca, permette il dialogo, favorisce il consenso a ridurre il tempo di esposizione online. Successivamente, il ragazzo che non si sente giudicato anzi compreso inizierà ad accettare altre proposte “a piccole dosi” come uscire di casa e fare attività.».

Il senso di inclusione di essere realmente parte di un gruppo aiuta ad uscire dai pilastri divisivi del “like” o “pollice alzato”, costruendo relazioni autentiche che coinvolgano le emozioni. Un gruppo reale che all’occorrenza può sostenerci, apprezzarci e rispettarci come individui, nella scuola così come nel lavoro.

Condividi su:
Avatar photo

Lucia Massi

Avvocata, assistente universitaria in U.S.A., interprete del tribunale di Roma e promotrice di cultura italiana presso la F.A.O. Le lauree conseguite in Italia e all’estero, incluso un Ph.D. presso la Columbia University di New York, attengono alle discipline giuridiche e letterarie. Laureata in giornalismo, collabora con BuoneNotizie.it.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici