Menti vivaci, ma in costante agitazione. Per anni, il deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è stato considerato un disturbo tipicamente infantile. Oggi sappiamo che può persistere da adulti, ma a causa di pregiudizi e una scarsa conoscenza dei sintomi, è ancora sottodiagnosticato. Secondo le stime, due milioni di italiani adulti potrebbero soffrire di ADHD senza saperlo.

Recenti ricerche mettono in luce una disparità di genere nella diagnosi di ADHD a svantaggio delle donne. Questo ritardo diagnostico avrebbe ripercussioni significative sulla salute mentale, causando depressione, ansia o isolamento sociale. Tuttavia, lo studio rivela che un incremento del benessere psicologico delle pazienti proprio a seguito della diagnosi. Questo evidenzia l’interconnessione tra riconoscimento tempestivo dei sintomi e miglioramento della qualità di vita in età adulta.

Oltre l’infanzia: riconoscere l’ADHD in età adulta

L’ADHD, diagnosticato per la prima volta negli anni ’50, ha gettato luce su dinamiche inizialmente osservate nei bambini. Nonostante i progressi nella comprensione dell’ADHD nell’infanzia, l’attenzione verso l’ADHD negli adulti è ancora esigua. Diversi sintomi vengono scambiati per tratti caratteriali, ritardando la diagnosi e l’inizio di un percorso terapeutico. Non di rado, i ragazzi con ADHD crescono etichettati come pigri o svogliati, compromettendo lo sviluppo identitario e la fiducia in sé stessi.

In particolare, durante l’infanzia, i sintomi più evidenti sono iperattività motoria, difficoltà a stare fermi e impulsività. Ha infatti un ruolo cruciale lo sport nel trattamento del disturbo, al fine di incanalare le proprie energie verso qualcosa di costruttivo. In età adulta, i sintomi variano leggermente: predominano cali di concentrazione, disorganizzazione nella gestione del tempo e labilità emotiva.

A questo si aggiunge che molti adulti con ADHD sperimentano problematiche come disturbi dell’umore, problemi di dipendenze e di depressione, che mascherano i sintomi del deficit e ostacolano una corretta valutazione. Tali difficoltà si traducono nell’ambiento lavorativo in problemi nel completare i compiti assegnati, procrastinazione e frequenti cambi di carriera dovuti a insoddisfazione o demotivazione.

L’ADHD incide negativamente anche sulla qualità dei rapporti affettivi e sociali. Gli esperti sottolineano l’importanza della terapia di coppia nelle relazioni in cui uno dei partner è affetto da ADHD. Partecipare a queste sessioni permette di migliorare le loro interazioni e di sviluppare strategie efficaci per gestire le responsabilità quotidiane in modo collaborativo.

ADHD Negli adulti: uomo seduto a terra al pc distratto dal cellulare

Uomo al pc distratto dal cellulare (Unsplash – Bruce Mars).

ADHD e stereotipi femminili: abbracciare la diversità

L’ADHD è più facile da identificare nei maschi, lo confermano i dati. Uno studio svela un gap diagnostico a sfavore del sesso femminile. Se da giovani, il rapporto tra ragazzi e ragazze con ADHD è di circa 3:1, in età adulta è vicino a 1:1, suggerendo che il disturbo sia stato sotto diagnosticato nelle bambine. 

Stereotipi e canoni sociali influenzano profondamente come gli adulti con ADHD si percepiscono. Le ragazze, in particolare, sono spesso incoraggiate a conformarsi ad atteggiamenti considerati “femminili”, come la pacatezza e l’organizzazione. Per evitare il giudizio di chi le circonda, molte di loro celano i tratti tipici del deficit, frenando il riconoscimento del disturbo.

Il 38% delle intervistate ha espresso rammarico per non aver ricevuto la diagnosi durante la propria infanzia, che avrebbe potuto evitare anni di vergogna e sensi di colpa. Tuttavia, le donne coinvolte nella ricerca sottolineano di aver raggiunto un punto di svolta per il proprio benessere mentale solo a seguito della diagnosi, incrementando l’autostima e, in taluni casi, riducendo i sintomi connessi alla depressione.

Sul sito dell’Associazione Italiana Disturbi da Deficit di Attenzione e Iperattività (AIDAI), è possibile trovare una rete di centri distribuiti su tutto il territorio nazionale specializzati in test diagnostici e terapie non invasive. L’obiettivo è sensibilizzare sulla necessità di accertamenti tempestivi, consentendo di favorire l’autoconsapevolezza, offrire una chiave di lettura per il passato e strumenti per affrontare al meglio il presente.

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Giulia Polito

Multipotenziale e curiosa, seguo carriera in ambito scientifico, ma ho anche una passione per la scrittura e credo nel valore della divulgazione. Scrivo di tutto ciò che mi incuriosisce, soprattutto legato a società, innovazione, salute e benessere. Collaboro con BuoneNotizie.it e partecipo al laboratorio di giornalismo per diventare pubblicista.

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