La qualità della vita prenatale è importante per la salute del bambino che verrà al mondo. Sì, perché si inizia a vivere prima di nascere, quando ancora si abita nel pancione della mamma. Qui si ascolta, pensa, si prova gioia, o tristezza. Dal momento del concepimento – scrive Thomas Verny, psichiatra statunitense e autore del libro Bambini si nasce –  l’esperienza intrauterina forgia il cervello e getta le basi per la personalità, il temperamento e le capacità di pensiero”. Le sensazioni sperimentate nell’utero costituiscono il fondamento su cui si forma la persona di domani, unica e insostituibile.

Già dal quinto mese di gestazione il bambino è un essere umano a tutto tondo, capace di interagire con la madre e il mondo esterno. I genitori possono influire sulla crescita del figlio già prima della nascita. “Relazionarsi con lui durante il periodo della gestazione – sottolinea Verny – ne aiuta lo sviluppo fisico e psicologico, infondendogli un senso di protezione e sicurezza tali da giungere sereno al giorno del parto, pronto ad affrontare la vita”.

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Vita prenatale: nel pancione c’è una piccola persona

A partire dalla ventesima settimana di gravidanza il feto è un essere umano attivo. Il gusto e l’olfatto sono formati, permettendo al piccolo di distinguere i sapori del cibo assunto dalla madre attraverso l’inalazione e la deglutizione del liquido amniotico. Il tatto è sviluppato, consentendogli di riconoscere le carezze ricevute tramite la pancia.

Anche i suoni esterni sono riconoscibili. Soprattutto dalla ventiduesima settimana, l’orecchio del piccolo ha una speciale sensibilità per le melodie e apprende l’intonazione del linguaggio materno, che sarà capace di riprodurre nel pianto una volta nato. Secondo una ricerca guidata dall’Università tedesca di Wuezburg, i neonati svedesi piangono emettendo toni crescenti, mentre i tedeschi toni calanti, in armonia con la lingua della madre. Al settimo mese il piccolo apre gli occhi e può seguire con lo sguardo la luce che filtra dalla pancia.

Mamma e bimbo: vivere le stesse emozioni

Tra mamma e figlio la simbiosi è fisica, psicologica ed emotiva. Dal primo trimestre il nascituro è in grado di avvertire le emozioni materne, vivendole come proprie. Veicoli di questa comunicazione sono sia gli ormoni che, attraverso la placenta, penetrano nel bambino, sia la particolare empatia che lega madre e bimbo fin dal concepimento, aspetto che rende essenziale il benessere psico-fisico della madre.

Uno studio condotto dall’Università dell’Oregon ha rilevato una correlazione tra stress materno e minore crescita fetale, oltre che variazioni dello sviluppo cerebrale. Una madre serena, invece, secerne maggiori quantità di ossitocina, ormone che favorisce sensazioni di felicità nel bambino.

Occuparsi del bambino nel periodo prenatale: preparare una nuova vita

È importante comunicare con il piccolo fin dalle prime settimane di gravidanza, facendolo sentire desiderato. Alla comunicazione può e deve prendere parte anche il papà, perché questo lo aiuterà a stabilire sin da subito un legame con il bambino una volta nato.

Parlare al piccolo con linguaggio affettuoso e fargli ascoltare musiche rilassanti favoriscono lo sviluppo dell’udito e la memorizzazione del linguaggio, accrescendo lo stato di sicurezza e protezione.

Accarezzare la pancia permette ai genitori di trasmettere al figlio il loro amore, un sentimento che il piccolo ricambierà rispondendo con calcetti e pugni. Anche i pensieri che la mamma rivolge al bambino, immaginando la loro futura vita insieme, hanno un effetto benefico, facendolo sentire desiderato e accettato così com’è.

È importante che la madre parli al nascituro anche quando vive stati d’animo negativi. Il dialogo interiore, in qualsiasi caso, offre al bambino gli elementi necessari per comprendere i vissuti materni, senza sentirsi spaventato o impotente. “Se desiderate avere un mondo migliore – conclude Verny – dobbiamo iniziare a comportarci positivamente nei confronti dei nostri figli dal momento del concepimento in poi”.

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Carlotta Sganzerla Mantovani

Mi sono laureata in filosofia per cercare di comprendere il fondamento dei fenomeni, la dimensione morale, portandomi ad analizzare questioni inerenti la società e le nuove tecnologie. Abbraccio questi temi prospettando soluzioni alla complessità della realtà. Da qui la mia scelta del giornalismo costruttivo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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