I papà moderni hanno cambiato pelle, divenendo figure più accudenti e dialoganti rispetto al passato, capaci di interagire con i figli, anche adolescenti, sostenendoli con amore e indirizzandoli al contempo. “Mio padre? Per fortuna che c’è…no, non è uguale a un amico, è quella persona che mi sostiene…se ho un problema serio vado da papà…regole? – racconta Roberto, diciassette anni, sorridendo –Sì, ne dà, però prima ne parliamo!.
Certo, il tempo dedicato dai padri all’accudimento dei figli è ancora inferiore rispetto alle madri, ma una ricerca condotta da Save the Children dimostra quanto si sentano maggiormente coinvolti nella vita della prole fin dalla nascita: in Italia, le richieste di congedo parentale tra i neopapà si sono triplicate negli ultimi dieci anni.
L’adolescenza rappresenta da sempre un periodo caratterizzato da scontri tra genitori e figli, ma la metamorfosi a cui i papà sono andati incontro li ha resi figure capaci di instaurare con i figli ormai grandi rapporti profondi, non più basati sull’obbedienza, bensì sulla fiducia reciproca.
Papà moderni, capaci di ascoltare e accudire
I padri di ultima generazione hanno abbandonando le vesti dell’educatore rigido, distaccato e imperante, capace di dare più ordini che consigli e più punizioni che comprensione. Oggi i papà sanno ascoltare, passano più tempo con i figli e, in alcuni casi, sanno accudirli al pari delle madri. Non è giusto, tuttavia, chiamarli “mammi”. “Mio padre è diverso da mamma – continua Roberto – con lui parlo di più della scuola, di quello che voglio fare da grande…se devo mettermi alla prova in qualcosa di nuovo, di solito la spinta me la dà papà, mamma è più protettiva. La scelta di frequentare il liceo scientifico l’ho presa insieme a papà – conclude Roberto – perché mamma temeva fosse troppo difficile“.
Sebbene cambiato in meglio, il ruolo paterno rimane e deve rimanere ancorato a caratteristiche che lo rendono diverso da quello materno, ma ugualmente necessario. Al padre, quale dispensatore di principi e valori, spetta principalmente il compito di aiutare il figlio adolescente a uscire dalla dimensione dell’infanzia per entrare, gradualmente, nella società e nel mondo adulto, diventando una persona matura e responsabile.
Essere bravi padri: coniugare tenerezza e autorevolezza
La presenza paterna infonde sicurezza nel figlio, aiutandolo a sviluppare autonomia, autostima e a scoprire le proprie reali aspettative, imparando ad accettare i possibili fallimenti. Avere un padre accanto favorisce nell’adolescente sia lo sviluppo del pensiero critico che del senso morale, e questo perché il padre rappresenta colui che educa con fermezza, ma sa anche accogliere, che pretende, ma aiuta anche a rialzarsi.
Come spiega il pedagogista Massimiliano Stramaglia nel libro “I nuovi padri. Per una pedagogia delle tenerezza“, essere dei buoni padri, oggi, significa saper armonizzare tenerezza e autorevolezza, imposizione di regole e possibilità di negoziazione. Si tratta di instaurare con l’adolescente una relazione fatta di stima e fiducia, nella quale il ragazzo si adegui ai dettami genitoriali non per timore, ma per la sua stessa volontà di rispettare il patto con una delle persone che più ama al mondo.