L’aumento dell’età media della popolazione italiana sta incidendo profondamente sul nostro Paese, come nel caso del sistema delle pensioni e della sanità pubblica. Altrettanto importante è la dimensione personale e quotidiana di coloro che si trovano a far fronte alla propria vecchiaia in contesti di isolamento. Una risposta costruttiva e concreta a queste esigenze è offerta dal senior co-housing, una nuova soluzione abitativa che dà agli anziani la possibilità di mantenere la propria indipendenza e allo stesso tempo di far parte di una comunità attiva e solidale.

Cos’è il senior co-housing?

Alla base del senior co-housing c’è una filosofia semplice, ma rivoluzionaria: interpretare la terza età come una fase arricchente per nuove relazioni e crescita, non come un ritiro dalla vita sociale. Nella pratica, si tratta di un modello abitativo in cui alcune persone anziane – perlopiù autosufficienti – condividono degli spazi comuni, mantenendo i propri alloggi privati, per garantire a tutti la giusta riservatezza. L’obiettivo principale è la creazione di una comunità orientata alla socializzazione, alla partecipazione attiva delle iniziative interne organizzate e al supporto reciproco.

Oltre al lato umano, il senior co-housing garantisce anche vantaggi più immediati e pratici. È il caso della telemedicina e della sorveglianza 24 ore su 24, che rendono queste strutture in grado di rispondere in modo tempestivo ed efficace alle eventuali esigenze di carattere sanitario degli anziani.

Un modello già applicato in diverse città italiane

Recenti e virtuose applicazioni di questo modello è la Specht Residenzen, inaugurata di recente a Torino, o il Domytis di Bergamo. Si tratta di complessi residenziale situati nelle città, in cui alcuni anziani alloggiano e partecipano a un ampio programma di iniziative, come sessioni di ginnastica dolce, tour turistici e concerti.

Il senior co-housing, importato in Italia dagli Stati Uniti e dal Nord Europa, non si presenta come case di riposo o strutture medicalizzate, ma come condomini dedicati alla longevità, pensati per offrire una serie di servizi agli anziani. L’obiettivo principale è contrastare solitudine e depressione, considerati rischi significativi per chi invecchia.

Un modello virtuoso, che può essere per tutti

Pur riconoscendone i numerosi vantaggi, a oggi il senior co-housing rimane una scelta abitativa per pochi. Se pensiamo a costi d’affitto che vanno dai 2.500 ai 4.500 euro al mese ci si rende subito conto che solo una parte minima di popolazione può accedervi. Dunque, è possibile rendere tali realtà accessibili a una fascia più ampia di utenti?

In questo contesto, risulta particolarmente interessante l’esperienza del co-housing sociale di Cesena, avviato nel 2021, in cui sei anziani autosufficienti – ma in difficoltà economiche e sociali – vivono insieme in una struttura alla cui base vi sono solidarietà e sostegno reciproco. La caratteristica che differenzia questo progetto dagli altri è il fatto di essere promosso e finanziato da istituzioni locali, che coprono interamente le spese sostenute.

Iniziative simili dimostrano che è possibile rendere il senior co-housing un modello più inclusivo e accessibile, fornendo soluzioni abitative che rispondono alle esigenze degli anziani con minori possibilità economiche, dando piena espressione alla loro qualità della vita e alla loro autonomia personale.

Condividi su:
Avatar photo

Enrico Morichelli

Adoro le montagne, lo sport e i luoghi selvaggi, gli angoli remoti e poco conosciuti del mondo. Trovo gioia nel conoscere persone nuove e imparare da ciascuna di esse, così come da ogni viaggio che intraprendo. Sono un aspirante pubblicista del percorso formativo DiventareGiornalista.it.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici