Tutti conosciamo la procrastinazione, nemico della produttività e della nostra vita frenetica. Esiste, però, la precrastinazione, sintomo di stress nevrotico. Un altro fenomeno da conoscere e contrastare per salvaguardare la nostra salute mentale: scopri i consigli per vivere meglio e con meno stress.
Cosa è la precrastinazione?
La precrastinazione è un simbolo dei nostri tempi e della società capitalistica incentrata sulla performance in cui dobbiamo destreggiarci ogni giorno. L’asticella della produttività spostata sempre un po’ più in alto, che rischia di spingere le persone in una spirale ansiogena, affliggendo la salute mentale. Nel concreto, precrastinare significa “accingersi a compiere azioni e portare a termine obiettivi mossi da una particolare ansia da prestazione”, spesso in modo frettoloso.
Il termine è stato coniato nel 2014 dal professore di psicologia David Rosenbaum in uno studio scientifico sul tema. È di fatto un comportamento messo in atto da soggetti con un profilo psicologico estremamente diligente, sfiorante il nevrotico, con difficoltà nel delegare compiti ad altri. Persone molto coscienziose e precise, con un atteggiamento compulsivo volto a togliersi il pensiero delle cose da svolgere quanto più velocemente possibile. Persone che rischiano così di sobbarcarsi di responsabilità e incorrere nel burnout o in stati di malessere psico-fisico.
Come gestire lo stress nevrotico per la salute mentale
Diversamente da quanto accade nel fenomeno contrario, la procrastinazione, di natura evitante nei confronti degli impegni, il vero problema per il soggetto che soffre di precrastinazione è staccare la spina e rilassarsi. Non riuscire efficacemente a dare un giusto peso a compiti, scadenze e priorità. Un comportamento volto alla performance fine a se stessa, che può seriamente intaccare la serenità della persona e la sua salute mentale.
Allo stesso modo di chi rifugge le responsabilità, coloro che le anticipano e attaccano ferocemente, tendono a rispondere a un simile stimolo emotivo: di natura urgente e ansioso. Una pressione che attanaglia l’individuo sul momento, impedendogli di spostare l’orizzonte dell’attenzione a lungo termine.
Gli effetti collaterali negativi di questo approccio “iper-produttivo” non sono da sottovalutare, in quanto possono portare a una performance complessivamente peggiore in realtà: perché mal calcolata, figlia di decisioni affrettate. Un declino performativo unito a un perenne stato di tensione psicologica dell’individuo (fight-or-flight state) ogni volta che si dovessero presentare nuovi compiti da svolgere.
Come evitare di cadere nella trappola ansiogena dell’iper-produttività? In primo luogo imparando ad essere più consapevoli e in controllo dei nostri stati emotivi e delle risposte a stimoli nervosi, cercando di definire delle priorità concrete ai nostri impegni e affrontandoli gradualmente: senza attaccarli in modo aggressivo, frettoloso e superficiale. La ricerca, quindi, di un metodo e di controllo, possono aiutare a vivere in maniera più serena limitando lo stress.