La capacità di concentrarsi può fare la differenza. Nel lavoro, nello studio, o in qualsiasi altra attività, concentrarsi permette di raggiungere gli obiettivi ed esprimere il massimo del proprio potenziale. Non si tratta di un dono di natura, ma di una capacità che può essere essere migliorata a tutte le età, tramite esercizi e strategie utili a stimolare l’attenzione e mantenerla nel tempo.
Secondo uno studio dell’Università della California e guidato dalla professoressa d’informatica Gloria Mark, la capacità di concentrazione è diminuita. Se nel 2003 l’attenzione di una persona su un oggetto o attività specifica aveva una durata di circa due minuti e mezzo, oggi raggiunge appena i quarantasette secondi. Tra le cause, al primo posto i troppi stimoli a cui è sottoposto il cervello.
Cervello “interrotto”: troppi stimoli, poca attenzione
La concentrazione mentale è la capacità di fissare volontariamente il pensiero su un oggetto o sul compimento di un’azione predeterminata. Secondo gli studi del neurologo Richard Restak, contenuti nel libro The New Brain: How the Modern Age Is Rewiring Your Mind, la difficoltà a concentrarsi è dovuta alla sovrastimolazione a cui l’essere umano è sottoposto nella realtà moderna. Il problema non riguarda solo la durata: un’indagine condotta da Eurostat nel 2022 evidenzia che il 15% degli europei e il 10% degli italiani fatica anche solo a entrare nello stato attentivo.
Il cervello ha delle risorse limitate. Stimolarlo continuamente con compiti non prioritari rende impossibile avvalersi di quelle medesime risorse quando davvero necessario. Cartelloni pubblicitari, rumori incessanti, l’uso continuo dei social e l’arrivo ininterrotto di notifiche sullo smartphone violano lo spazio mentale, rubando energie al cervello e interferendo con la capacità di concentrarsi sugli obiettivi primari della vita. Ciò può causare forte frustrazione e la sensazione di essere inconcludenti.
Benché l’individuo, a detta di Restak, viva immerso in quella che può essere definita “società dell’interruzione”, la concentrazione può essere potenziata allenando il cervello, organo che, alla stregua dei muscoli, può migliorare le proprie prestazioni. A tal proposito, gli esperti parlano di neuroplasticità, intendendo la capacità del cervello di modificarsi nella propria struttura e funzionalità se sottoposto a certi stimoli cognitivi.
Pianificazione: regolarsi per regolare l’attenzione
Pianificare la giornata è una strategia utile per favorire la concentrazione. Programmare a priori le attività da svolgere e in quali orari, stabilendo delle pause, può essere d’aiuto. È essenziale evitare il multitasking, ossia dedicarsi a più attività contemporaneamente, fattore che enfatizza la propensione a distrarsi e diminuisce la qualità delle prestazioni.
Uno studio realizzato dall’Università di Stanford, infatti, dimostra che praticare multitasking conduce a performance più scadenti nei compiti che interessano attenzione e memoria, rispetto a svolgere le attività una per volta.
Concentrazione e respirazione: il segreto di sportivi e militari
La respirazione tattica, detta anche quadratica, è molto impiegata dagli sportivi e dai militari per concentrarsi. Consiste nell’articolare il respiro in quattro fasi, ognuna della durata di cinque secondi. Si inspira lentamente, per poi fare una pausa trattenendo il respiro e successivamente espirare, concludendo con un’altra pausa prima dell’atto respiratorio successivo.
Questa sequenza respiratoria va ripetuta per quattro o cinque volte e può essere accompagnata da una frase motivante, significativa rispetto a quanto si sta per affrontare.
Onde cerebrali gamma e theta: meditazione significa concentrazione
Anche la meditazione permette di accrescere la capacità di concentrarsi. Che si tratti di meditazione mindfulness, trascendentale o zen, praticarla conduce a un cambiamento nella distribuzione delle onde cerebrali. Queste ultime sono le oscillazioni elettriche generate dai neuroni e forniscono indicazioni sia sul funzionamento del cervello che sullo stato di coscienza in cui ci si trova, come il sonno o lo stato di vigilanza.
Se nel quotidiano la normale attività cerebrale si attesta sulle onde beta, meditare permette di intensificare l’attività delle onde gamma e theta, attraverso le quali si è nelle condizioni di raggiungere il picco della concentrazione. Gestire l’attenzione è importante per dedicarsi a ciò che è prioritario. “La nostra attenzione non è gratis – scrive James Williams, ex strategist di Google – si paga in termini di futuri a cui si rinuncia”.

