Nanorobot di natura organica per la cura del cancro, possono muoversi nel corpo autonomamente o guidati magneticamente, possono spostarsi all’interno del sistema sfruttando  e la velocità del sangue, riconoscono le cellule tumorali e rilasciano la terapia direttamente nel tumore. Potrebbe sembrare una cura fantascientifica ma non lo è. Diversi team di ricercatori a livello mondiale stanno portando avanti lo studio su questa tecnologia, attualmente in fase preclinica – fase iniziale nello sviluppo di nuovi farmaci o terapie -, con test principalmente sui topi e con ottimi risultati.

Di cosa sono composti i Nanorobot

I nanorobot utilizzano materiali biocompatibili che interagiscono in sicurezza con il corpo umano. La loro struttura si basa spesso su metalli come oro o silicio, oppure su polimeri biodegradabili. Le cellule tumorali vengono riconosciute grazie all’inserimento di molecole biologiche, come anticorpi, che agiscono come sensori in grado di distinguere le cellule malate da quelle sane. Alcuni modelli includono nanoparticelle magnetiche o fotosensibili, che permettono di guidarli dall’esterno.

Per rilasciare i farmaci in modo mirato, sfruttano capsule o membrane intelligenti, progettate per attivarsi solo in risposta a determinati stimoli presenti nell’organismo o generati esternamente. Oltre alla somministrazione mirata di farmaci, i nanorobot possono svolgere molte altre funzioni nella medicina moderna, come il monitoraggio in tempo reale dei parametri biologici dei pazienti per raccogliere dati preziosi per diagnosi e trattamenti personalizzati.

Come si muovono?

I nanorobot per la cura del cancro si spostano nel corpo in due modi principali. Alcuni si muovono autonomamente, sfruttando il flusso sanguigno che li porta verso le cellule tumorali. Altri sono guidati esternamente da campi magnetici, che li indirizzano con grande precisione. Inoltre, stimoli come ultrasuoni e luce possono attivare il loro movimento o il rilascio del farmaco. Grazie a questi metodi, i nanorobot raggiungono i tumori in modo mirato, riducendo al minimo il danno ai tessuti sani.

Campi di applicazione e studi per la cura del cancro

I ricercatori del Karolinska Institutet hanno sviluppato nanorobot che uccidono le cellule tumorali senza danneggiare quelle sane. Hanno condotto lo studio su topi affetti da tumore al seno. La ricerca – finanziata da Knut and Alice Wallenberg Foundation, dall’European Research Council (ERC), dallo Swedish Research Council e dall’Academy of Finland – ha ottenuto ottimi risultati, riducendo del 70% la crescita del tumore rispetto ai topi trattati con nanorobot inattivi.

Un team di ricercatori spagnoli ha creato nanorobot autopropulsivi che trasportano farmaci direttamente nei tumori, riducendo del 90% le masse tumorali nei modelli animali. Questi nanorobot, testati su topi con tumori alla vescica, sono sfere di silice con iodio radioattivo e ureasi, che li aiuta a muoversi nell’urina. Pur non avendo anticorpi per riconoscere le cellule tumorali, si concentrano nel tumore grazie alla loro capacità di alterare l’ambiente circostante, migliorando l’efficacia del trattamento e riducendo gli effetti collaterali.

Il futuro della ricerca per la cura del cancro

Il futuro della ricerca medica potrebbe essere la prossima grande novità, attraverso la nanotecnologia, per il trattamento e la cura cancro rendendo il trattamento più preciso, meno invasivo e con meno effetti collaterali. Inoltre, intelligenza artificiale, biotecnologia e medicina rigenerativa stanno offrendo nuove opportunità e nuovi orizzonti nella difesa dalle malattie. Questa sarebbe un’eccellente opportunità per elaborare soluzioni innovative che migliorino la qualità della vita, supportino la salute globale e prevengano in modo più efficace l’insorgenza di malattie, dove i trattamenti vengono adattati in base alle specifiche caratteristiche genetiche e biologiche di ogni paziente.

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Enrico Morichelli

Adoro le montagne, lo sport e i luoghi selvaggi, gli angoli remoti e poco conosciuti del mondo. Trovo gioia nel conoscere persone nuove e imparare da ciascuna di esse, così come da ogni viaggio che intraprendo. Sono un aspirante pubblicista del percorso formativo DiventareGiornalista.it.

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