Un figlio rappresenta l’amore assoluto per la sua mamma, ma il suo arrivo è anche un momento di grande vulnerabilità per la donna, che si trova a dover rielaborare la propria identità nelle relazioni sociali, nella coppia e nella famiglia, incorrendo talvolta in difficoltà fisiche e psicologiche. Una ricerca dell’Istituto Superiore di Sanità lo evidenzia: il 12% delle donne italiane soffre di depressione post partum.

Questa condizione può compromettere l’instaurarsi di un buon rapporto di attaccamento tra mamma e bambino nonché lo sviluppo emotivo, intellettuale e cognitivo del piccolo. Le mamme, tuttavia, non sono sole e possono usufruire di molteplici aiuti. Nel 2023 il centro di ricerca RISEUP-PPD ha stabilito delle linee guida volte a prevenire e trattare la depressione, mentre sul territorio italiano molte associazioni e fondazioni hanno creato reti di sostegno al fine di assistere le madri in difficoltà.

Arriva un bambino, giostra di emozioni

La vita della neomamma è molto impegnativa su più fronti. Le ore di sonno sono poche, la stanchezza e gli scompensi ormonali molti, così come innumerevoli sono le esigenze del neonato. La donna può essere pervasa da emozioni contrastanti, dalla gioia per l’arrivo del bambino alla paura di non essere all’altezza del ruolo genitoriale, elementi tutti che possono indurre uno stato depressivo.

L’esordio della depressione avviene generalmente tra la sesta e la dodicesima settimana dopo la nascita del figlio, con episodi che durano tipicamente da 2 a 6 mesi che, se non trattati, possono persistere anche dopo un anno. È cruciale che la mamma si senta libera di esprimere il proprio disagio e che le persone a lei vicine siano pronte ad attivarsi in presenza di determinati segnali.

Depressione post partum, attenzione a questi sintomi

Nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali la depressione post partum rientra tra i sottotipi della depressione maggiore. Tra i principali sintomi figurano:

  • sentire profonda tristezza e senso di sconforto, fare pensieri di morte senza un motivo apparente;
  • sentirsi stanche, prive di energia e incapaci di accudire il bambino;
  • avvertire il desiderio di isolarsi dai familiari, compreso il neonato;
  • fare fatica ad addormentarsi, o svegliarsi più volte durante la notte;
  • essere irritabili senza motivo;
  • percepire un persistente senso di colpa, soprattutto verso il bambino;
  • avere difficoltà a concentrarsi e a fare pensieri compiuti.

Linee guida internazionali: prevenire e trattare la depressione post partum

La rete internazionale di ricerca RISEUP-PPD, finanziata dall’UE, ha steso delle linee guida riguardanti gli interventi da introdurre per prevenire e trattare la depressione postpartum. Tali indicazioni sono rivolte a psichiatri, psicologi, ostetriche, ginecologi, pediatri, infermieri, assistenti sociali e a coloro che svolgono ruoli chiave nell’attuazione di interventi per la prevenzione, lo screening e il trattamento della depressione post partum.

Tra le raccomandazioni, fornire alle donne supporto psicologico durante la gravidanza e dopo il parto, anche in assenza di sintomi depressivi, è fortemente raccomandato per prevenire il malessere, così come la somministrazione di programmi di screening quali la scala di Edimburgo, questionario impiegato in molte strutture sanitarie per valutare la predisposizione della donna alla depressione.

La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è raccomandata per il trattamento della depressione quando in atto, così come sono consigliate terapie di gruppo con altri genitori, attività fisica e meditazione.

Mamme italiane: una mano arriva dalle associazioni

Anche se il sistema sanitario nazionale non ha un percorso standardizzato di visite post-parto, un grande sostegno arriva da consultori, associazioni e fondazioni.

Tra queste, la Fondazione Onda ETS vuole sensibilizzare le donne sul tema della salute femminile e della depressione post partum. La mission di Onda è condivisa da una fitta rete di ospedali premiati con il Bollino Rosa, che ne attesta l’impegno nell’erogazione di percorsi diagnostico-terapeutici per le neomamme.

Sul sito della Fondazione è presente l’elenco di centri e associazioni che offrono aiuto gratuiti alle mamme su tutto il territorio nazionale, fornendo il sostegno di psicologi, sociologi, avvocati, nutrizionisti e educatori, che mettono a disposizione le proprie competenze per permettere alle madri di uscire dal tunnel. Perché la salute di una mamma significa benessere per il suo bambino.

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Carlotta Sganzerla

Carlotta Sganzerla Mantovani

Mi sono laureata in filosofia per cercare di comprendere il fondamento dei fenomeni, la dimensione morale, portandomi ad analizzare questioni inerenti la società e le nuove tecnologie. Abbraccio questi temi prospettando soluzioni alla complessità della realtà. Da qui la mia scelta del giornalismo costruttivo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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