I primi mesi del 2025 aprono le porte a tre scoperte che cambieranno le cure delle malattie neuro-degenerative più temute dei nostri tempi: il morbo di Alzheimer e il morbo di Parkinson.
Una scoperta italiana porta a buone notizie per l’avanzare delle cure per il morbo di Parkinson, mentre per il morbo di Alzheimer sono due le novità. La ricerca per la cura di queste due malattie neuro-degenerative è sempre più vicina: scopri di più con BuoneNotizie.it.
La causa dell’Alzheimer: il blocco del trasporto cellulare
La notizia più sbalorditiva di queste ultime settimane arriva dall’università Statale dell’Arizona: è stata scoperta la causa scatenante del morbo di Alzheimer. I ricercatori hanno scoperto un blocco nella comunicazione tra il nucleo delle cellule e il citoplasma. Questo blocco limita il trasporto cellulare, creando una forma di accumulo di granuli di stress, che limita la protezione dell’RNA. Il blocco è la motivazione per cui i pazienti soffrono di demenza. Questa scoperta potrebbe davvero rallentare o, addirittura, annullare la demenza che si scatena nei pazienti affetti dal morbo di Alzheimer, migliorando la qualità della vita di pazienti e famiglie.
Un scoperta italiana per prevedere il morbo di Parkinson
I team italiani di Tor Vergata e Padova sono in una fase di ricerca preziosa per ottenere nuove informazioni in grado di predire la presenza del morbo di Parkinson. L’obiettivo è stato quello di comprendere come i malati, all’apparenza simili nei sintomi, sviluppino deficit cognitivi differenti. Il team di Tor Vergata è formato dai ricercatori del Laboratorio di Neurofisiologia clinica, diretto da Alessandro Stefani, professore associato di Neurologia e responsabile dell’Uos Dipartimentale della Malattia del Parkinson del Policlinico di Tor Vergata. Il gruppo ha lavorato in collaborazione con il Centro di Neuroscienze dell’Università di Padova, in particolare con i professori Angelo Antonini e Andrea Guerra.
Anticipare l’arrivo dell’Alzheimer
Le buone notizie sulle possibili strade per trovare una cura al morbo di Alzheimer non sono finite. I ricercatori Florey Institute of Neuroscience hanno scoperto, grazie ad uno strumento predittivo, quale può essere l’età in cui una persona può accusare la comparsa del morbo di Alzheimer. Grazie ad uno studio effettuato su 1665 volontari, i ricercatori hanno calcolato la comparsa di alcuni disturbi comuni. Sono stati utilizzati i dati raccolti tra il 2004 e il 2023 di due studi retrospettivi, uno australiano (AIBL) e l’altro europeo (ADNI), mettendo a confronto l’età di insorgenza di problemi cognitivi ottenuta, rispetto a quella reale osservata.
I dati di questo test non invasivo hanno dimostrato la capacità di prevedere l’insorgenza dei possibili danni effettuati dal morbo di Alzheimer in relazione a fattori di rischio (fumo di sigaretta, obesità o diabete). Il calcolo degli elementi è stato in grado di fornire ai medici uno strumento accessibile e a basso costo, che si basa su parametri ampiamente disponibili. Il modello ha raggiunto un’accuratezza di 2,8 anni, rispetto al reale, per la previsione di un lieve declino cognitivo con un valore dell’indice pari a 79 (Mild Cognitive Impairment, una condizione in cui circa il 40% dei casi si trasforma in demenza entro 3 anni) e di circa 1,5 anni per la previsione di un inizio di demenza, con il valore dell’indice pari ad 85.
La previsione per il morbo di Alzheimer e del Parkinson: speranza per il futuro
Sono oltre oltre 44 milioni le persone nel mondo che soffrono di demenza, come dimostra l’analisi dello Studio Globale del Carico di Malattia, Lesioni e Fattori di Rischio (Gbd) pubblicata su The Lancet Neurology. Grazie a questi studi i pazienti e le famiglie potrebbero davvero limitare i danni della malattia, risparmiando in cure mediche e migliorando la qualità della vita. Le tre ricerche presentate fanno sperare in un avanzamento per la previsione e la cura del morbo di Parkinson e del morbo di Alzheimer.