L’esigenza di arrivare al trapianto dell’occhio è sentita da tempo, anche in relazione al progressivo incremento dei pazienti ipovedenti e non vedenti nel mondo. Secondo un report statistico dell’OMS nel 2020 i ciechi erano oltre 100.000 in Italia e circa 36 milioni nel mondo; si stima che nel 2030 potranno superare i 40 milioni. Questo continuo incremento può essere messo in relazione con le maggiori cause di cecità, ossia la maculopatia senile, il glaucoma, e il diabete. 

Per questo motivo il 10 novembre 2023 potrebbe diventare una data storica per la chirurgia oftalmologica, in quanto a New York un’équipe di specialisti ha effettuato il primo trapianto dell’occhio, nell’ambito di un complesso intervento di ricostruzione facciale. Il Sig. Aaron James, veterano dell’Arkansas, era sopravvissuto ad una grave folgorazione avvenuta qualche mese prima durante il lavoro, perdendo però l’occhio sinistro. La prima finalità del trapianto mirava principalmente all’estetica, in quanto era necessario ricostruire una parte del viso gravemente lesionato. Tuttavia, l’occasione ha permesso di comprendere se il trapianto di un intero occhio potesse resistere ai fenomeni di rigetto e magari essere valido anche per il recupero della vista.

Com’è stato realizzato l’intervento di trapianto dell’occhio?

L’équipe del dott. Eduardo Rodriguez  ha messo a punto una doppia metodica medico-chirurgica: da un lato il trapianto dell’occhio, dall’altro il trapianto di cellule staminali adulte prelevate proprio dal medesimo donatore. L’obiettivo era fornire un nuovo occhio da donatore, ma al contempo facilitare la rigenerazione dei tessuti eventualmente danneggiati.

Sono innumerevoli, infatti, le ricerche orientate a valutare l’enorme potenziale che le cellule staminali hanno sui processi di rigenerazione cellulare. In questo intervento le cellule staminali sono state immesse nel punto di giunzione tra il nervo ottico del donatore e quello del ricevente. Infine un gruppo di chirurghi ha effettuato un complesso intervento di microchirurgia vascolare, necessario per garantire l’afflusso di sangue verso l’occhio trapiantato.

Un intervento pionieristico dai risultati incoraggianti

Il decorso postoperatorio di un intervento così complesso nascondeva varie incognite. In prima battuta garantire la sopravvivenza anatomica dell’occhio evitando il rigetto, in seguito garantirne la funzionalità. Come riportato da alcuni report pubblicati su riviste scientifiche, il primo obiettivo è stato raggiunto. La terapia immunosoppressiva e i collegamenti vascolari hanno garantito la conservazione anatomica dell’occhio trapiantato.

A distanza di oltre un anno dal trapianto, il paziente non ha recuperato la funzione visiva, ma l’occhio trapiantato ha una pressione oculare normale, la sensibilità al tatto e quella dolorifica sono presenti, e studi di elettrofisiologia oculare sono molto incoraggianti in quanto hanno dimostrato una risposta della retina agli stimoli luminosi. 

Quali prospettive nel prossimo futuro per i non vedenti?

A distanza di un anno e mezzo dall’intervento possiamo quindi affermare che il Sig. James sarà ricordato come il primo paziente ad aver ricevuto un trapianto dell’occhio con risultati più che soddisfacenti, in quanto l’occhio trapiantato non è stato affetto da fenomeni di rigetto. Si tratta di uno straordinario successo in ambito medico, impensabile fino a qualche anno fa, che apre la strada verso prospettive molto incoraggianti anche per il ripristino della funzionalità visiva, nonostante la strada sia ancora lunga.

L’intervento era stato pianificato soprattutto per funzioni estetiche e da questo punto di vista ha effettivamente ottenuto il successo auspicato. Avere un nuovo occhio piuttosto che una protesi in ceramica offre senza dubbio un beneficio psicologico per chi ha subito un grave trauma del viso.  Certamente questo intervento rappresenta una pietra miliare per i trapianti d’organo. Possiamo ipotizzare che, grazie anche agli sviluppi della chirurgia robotica, questo intervento possa spianare la strada alla concreta prospettiva del trapianto oculare su larga scala.

Restituire la vista con un trapianto d’organo fino al 2023 sembrava un’ambizione irrealizzabile. Oggi invece possiamo affermare di essere sulla buona strada: l’occhio, al pari di altri organi, può essere trapiantato e può sopravvivere ai fenomeni naturali di rigetto. Gli studi e le esperienze future dovranno perfezionare il collegamento nervoso tra donatore e ricevente, in modo da garantire anche il ripristino della vista. La speranza comune è che questa strada possa essere molto breve.

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Michele Vetrugno

Michele Vetrugno, medico oculista da più di 30 anni, con la passione per la chirurgia e la scrittura. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche su tematiche di ricerca clinica e chirurgica.

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