Il rapporto 2022-2023 presentato a fine marzo da Amnesty International “la situazione dei diritti umani nel mondo”, riconosce come la gestione malsana dell’argomento in questione ha alimentato mancanze di pene giudiziarie adeguate e incertezza.

Diversi gli esempi: la fioca battaglia volta a contrastare il sistema di apartheid israeliano nei confronti dei palestinesi, il silenzio sulla situazione dei diritti umani in Arabia Saudita o la marcata instabilità in Egitto, dove il Comitato per la Giustizia (CFJ), associazione indipendente per la difesa dei diritti umani, ha documentato più di 1400 violazioni tra luglio e settembre 2022 legate principalmente alla privazione della libertà.

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Una frase celebre di Martin Luther King ricorda: “dobbiamo imparare a vivere come fratelli o periremo insieme come stolti”. I diritti umani si basano sul principio del rispetto nei confronti dell’individuo. La loro premessa fondamentale è che ogni persona è un essere morale e razionale che merita di essere trattato con dignità.

La Dichiarazione universale: la violazione dei diritti umani

Il 10 dicembre 1948, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approva e proclama la Dichiarazione universale dei diritti umani. L’articolo 1 recita: “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza”. Tuttavia, la realtà si presenta differente.

Per i palestinesi della Cisgiordania occupata ad esempio, il 2022 è stato uno degli anni peggiori sotto il punto di vista delle morti. Difatti, lo scorso anno le Nazioni Unite hanno registrato ben 151 palestinesi uccisi dai militari israeliani, tra i quali decine di minorenni. Inoltre, lo stesso stato d’Israele ha in programma una grande espansione degli insediamenti illegali nel medesimo territorio.

Emergenze nel mondo: il ruolo degli organismi internazionali

La parola emergenza è oramai diventata costante negli ultimi anni: conflitti armati, violenze, terrorismo e traffico illegale di esseri umani fanno oramai parte del nostro quotidiano. Inoltre, stando ai dati della fondazione indipendente e senza scopo di lucro Openpolis, più di 89 milioni di persone al mondo sono riconosciute come rifugiate, sfollate o apolidi. Come se un Paese più grande dell’Italia fosse disperso nel mondo in cerca di dimora fissa.

Ecco che entra in gioco il ruolo degli organismi internazionali che dovrebbero tutelare adeguatamente i gravi problemi che affliggono il pianeta invece di far susseguire violenze che provocano vittime, ingiustizie sociali ed ostacolano il rispetto dei diritti umani nel mondo.

La Segretaria Generale di Amnesty International Agnès Callamard precisa: “Il sistema internazionale ha bisogno di una seria riforma che rifletta la realtà odierna. La mancanza di trasparenza e di efficacia nel processo decisionale del Consiglio di sicurezza rende l’intero sistema aperto alle manipolazioni, agli abusi e alle disfunzioni”.

Come cambia il mondo: gli organismi internazionali

Il cardinale e delegato speciale presso il Sovrano Militare Ordine di Malta Silvano Maria Tomasi sottolinea che: “l’ONU dal 1945 è cambiata ma di più è cambiato il mondo, si prospetta quindi la necessità di una terza generazione di organismi internazionali, capaci di gestire i problemi globali che i singoli Stati non sono in grado di risolvere unilateralmente perché come diceva Kofi Annan ex segretario generale delle Nazioni Unite ghanese e Premio Nobel per la pace 2001, si tratta di problemi senza passaporto.”

Sistech e il no profit al femminile che aiuta a difendere i diritti umani delle donne nel mondo

Sistech attiva dal 2018 è un’organizzazione no profit fondata da Josephine Goube imprenditrice e avvocatessa francese che aiuta le donne rifugiate a trovare un lavoro nel mondo digitale e a tutelare i loro diritti umani. Una delle missioni di Sistech è cambiare l’approccio che le aziende hanno nei confronti delle donne migranti.

Josephine Goube racconta: “A Parigi ho conosciuto una donna afgana che faceva la cassiera al supermercato, mi raccontò che aveva due master e nel suo Paese era la portavoce dell’amministratore delegato di una compagnia di telecomunicazioni. Dopo che in Francia non ha trovato lavoro per cinque anni nel suo settore l’ho esortata ad applicare al progetto Sistech e dopo sei mesi lo ha finalmente trovato approcciandosi al mondo della cybersecurity in Bnl”.

L’arma in più di Sistech è sicuramente quella di accompagnare le ragazze e le donne durante tutto il processo di ricerca del lavoro e dare loro la possibilità di far crescere il proprio network e conoscere nuove potenziali colleghe.

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Vincent Truppo

Tra i miei focus principali, abbattere gli stereotipi che talvolta non danno la possibilità di conoscere realmente chi ci circonda, la definizione del termine stereotipo rappresenta appieno il mio lavoro. Con enorme piacere collaboro con BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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