Dopo le limitazioni del periodo della pandemia, gli italiani stanno tornando a manifestare il desiderio di mettersi in viaggio verso varie destinazioni. Tuttavia, per molti, la paura di volare continua a essere di ostacolo alla libertà riconquistata. Non sono rari i casi in cui si evita in ogni modo di prendere l’aereo, in favore di altre soluzioni. Sempre più spesso, i piloti o gli assistenti di volo scelgono – aprendo canali sul web o organizzando spettacoli – di rivolgersi al grande pubblico, in modo da fargli conoscere meglio il proprio lavoro, smontare i falsi miti e rassicurare chi ha dei timori.

Alcuni di questi professionisti – come quelli citati più avanti – si domandano, però, se i media possano aver avuto un ruolo nell’alimentare certe ansie diffuse, raccontando in modo sensazionalistico anche eventi di poco conto (non classificabili come “incidenti”). Di conseguenza, essi auspicano che si faccia una corretta informazione su ciò che riguarda il mondo del volo, al fine di restituire un’immagine più serena – e aderente ai fatti – di quanto accade.

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Da dove nasce la paura di volare

In Italia, ogni giorno, si effettuano dai 500 ai 1.100 voli. Il conteggio include non solo i voli nazionali e internazionali, ma anche i sorvoli – ovvero, quelli che attraversano lo spazio aereo italiano senza atterrare. Per chi lavora nel settore – dal personale di terra agli equipaggi degli aerei – tutto ciò è la quotidianità. E in tal senso, anche le statistiche sono confortanti. Secondo una classifica del Research and Analysis Bureau del DETR (agenzia con sede negli Stati Uniti), se si parla della frequenza degli incidenti connessi ai mezzi di trasporto, l’aereo si colloca all’ultimo posto.

Dunque come mai – tra i potenziali passeggeri – c’è spesso la tendenza a focalizzare il pensiero sui rari incidenti raccontati a livello mediatico piuttosto che sull’ordinaria gestione di migliaia di voli? Non ci si dovrebbe approcciare con la stessa cautela a mezzi come lo scooter, l’automobile o il treno – o al semplice gesto di attraversare la strada?

Lo scorso anno, l’argentino Enrique Piñeyro – attore e regista, ma anche ex pilota – ha portato in Italia uno spettacolo teatrale intitolato “Volare è Umano, Atterrare è Divino”. Si tratta di un monologo umoristico incentrato sulla paura di volare, e soprattutto sulle sue cause. Piñeyro, da pilota, detiene il record del volo diretto più lungo della Storia – 20 ore e 10 minuti. E sostiene sia più probabile, a giudicare dalle statistiche, essere vittime di uno squalo che non d’un incidente aereo.

Una cosa, soprattutto, colpisce questo ex comandante: non solo un certo cinema “catastrofico” si ispira di frequente al mondo dell’aviazione, ma lo stesso giornalismo – anche davanti a notizie marginali inerenti ai voli – tende a imitarne il linguaggio. E ricorre a espressioni che evocano tensione (come “incidente sfiorato”, “paura a bordo” ecc.). Tutto ciò, oltre a non essere in linea con una corretta informazione, contribuisce a diffondere ancor di più la paura di volare.

Paura di volare e corretta informazione

Una corretta informazione può servire a ridimensionare la paura di volare

La ricerca di una corretta informazione

I piloti, ma anche gli assistenti di volo, sanno bene quanto è diffusa la paura di volare. E – poiché viviamo nell’era telematica – molti di loro hanno aperto dei canali su YouTube incentrati sulla propria routine professionale. Tra questi, ad esempio, c’è quello del capitano Ivan Anzellotti, pilota di lungo corso con linee aeree italiane ed estere. Nei video Anzellotti affronta l’argomento aviazione a 360 gradi, sulla base delle proprie esperienze.

Uno dei temi che più stanno a cuore al capitano è proprio quello della corretta informazione sul suo lavoro: è molto importante far conoscere alle persone le dinamiche che ruotano attorno al mondo dei voli – incluso il funzionamento degli stessi aeromobili.

Per questo parla con serenità anche dei disguidi che possono verificarsi, e che un pilota è in grado di affrontare senza problemi. Ed è interessante scoprire quanto spesso la stampa abbia usato toni enfatici per raccontare eventi di assoluta ordinarietà. Un esempio – per lui emblematico – fu quello di un aereo che stava per atterrare e che, invece, dovette riprendere quota, in quanto la pista era ancora occupata. Si trattò di una manovra – assicura il capitano – che non era da ritenersi in alcun modo “straordinaria”. Eppure, le parole con cui venne descritta sui giornali facevano supporre il contrario.

La paura di volare e i tanti modi per affrontarla

Senza dubbio, seguire tali canali web non è la sola soluzione disponibile per approcciare il tema della paura di volare. Anche in Italia esistono dei corsi in presenza orientati a questo scopo, e tenuti da piloti. In essi, è possibile prendere confidenza con le diverse fasi del volo, iniziando dalla realtà virtuale dei simulatori fino ad arrivare – passo dopo passo – a viaggiare su un aereo vero.

Anche la psicoterapia offre dei validi strumenti di supporto, cercando di lavorare sui motivi profondi che sono all’origine del problema. In questo senso, gioca un ruolo importante la terapia cognitivo-comportamentale, specie nei casi più problematici. Per quelli meno invalidanti, si sono rivelate utili tecniche come la mindfulness e la meditazione.

Che si tratti di aviatori, assistenti di volo o psicologi, l’obiettivo di questi professionisti è diffondere sempre una corretta informazione, per aiutare quante più persone possibili a non privarsi dell’esperienza di viaggiare nel modo più rapido.

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Edoardo Monti

Ho lavorato per anni come freelance nell'editoria, collaborando con case editrici come Armando Editore e Astrolabio-Ubaldini. Nel 2017 ho iniziato a scrivere recensioni per Leggere:tutti, mensile del Libro e della Lettura, e dal 2020 sono tra i soci dell'omonima cooperativa divenuta proprietaria della rivista.

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