La guerra in Ucraina ripropone in Europa un doloroso scenario che nega pace e giustizia; è tornato un tempo in cui le armi inveiscono impazzite, soccombe la dignità umana, svanisce qualsivoglia plausibile ragionare con argomenti di pace e giustizia. Ogni discorso pacificatore apre inoltre immensi varchi di dubbi su quale sia l’agire umano in grado di far tacere le armi, far parlare la ragione e interpellare il cuore degli uomini.

Ciononostante, superato il disorientamento difronte ai terrificanti scenari bellici, c’è un’ umanità di attivisti e studiosi che s’interroga e cerca risposte concrete per trasformare la violenza dei conflitti in possibili equilibri di pace e giustizia attraverso un filone di studio come la Peace Research, gli Studi per la pace”, lo sforzo intellettuale orientato all’azione per il contrasto e la prevenzione delle guerre.

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Pace e giustizia. Le basi della

La Peace Research suggerisce di invertire l’approccio al dilemma dei conflitti umani e indicano l’abbandono dell’idea che vede la pace come assenza di guerra, perché tale pensiero crea una dicotomia – guerra e pace appunto – in cui la guerra è l’elemento forte e la pace la conseguenza debole che nega la guerra.

Ne discende che il vecchio dettoPrepara la guerra se vuoi la pace”, considerato presupposto utile a garantire la sicurezza degli stati. Si spendono perciò risorse e intelligenze pensando a come fare la guerra, per ritrovarsi, paradossalmente,  a confronto con il continuo dilemma della violenza armata.

Di contro, si vuole dimostrare che è la pace l’elemento forte a fare da guida dell’agire umano, e il superamento della guerra è l’elemento derivato rispetto a quello principale, la pace appunto. Pace  e giustizia assurgono dunque a origine:  diventano il “principio”.

Principi e valori per costruire la pace

Nonostante la difficoltà insita nei dubbi che residuano da ogni discorso su pace e giustizia, la scienza della pace accoglie, fra gli altri, il pensiero dell’ex presidente della Corte costituzionale, Gustavo Zagrebelsky. Il costituzionalista, ponendo la distinzione dottrinale fra la nozione di valore e quella di principio, offre lo spunto per collocare la pace nell’alveo dei princìpi.

I valori, sostiene Zagrebelsky, sono dei beni finali che non richiedono un giudizio preventivo e nemmeno un rapporto di coerenza tra il bene e i mezzi impiegati per acquisirlo, perché quello che vale è l’efficacia dello strumento in vista del raggiungimento della meta finale.

I principi, invece, si pongono come beni iniziali che richiedono un rapporto di coerenza con l’agire per realizzarli. A differenza dei valori i principi delimitano e regolamentano il comportamento umano in maniera da non essere contraddetti. Pertanto, secondo l’etica dei principi non può valere l’idea che “il fine giustifica i mezzi”; l’idea, ad esempio, di fare la guerra per garantire pace e giustizia.

La Peace Research. Una dottrina che apre alla pace

La Peace Research osserva che il semplice tacere delle armi sospende la violenza, ma lascia irrisolte tutte le incomprensioni, i rancori e gli odi per le ingiustizie non riparate. Al riguardo si approfondiscono studi innovativi con la tensione primaria di ancorare la teoria alla ricerca e alla sperimentazione di mediazione e trasformazione positiva dei conflitti. In tale ambito, Johan Galtung ha affinato il metodo “Trascend”.

 

migranti_ Mali_ Pace futuro_ Onlus_ Pettinengo_ Biella.jpg fonte interna

Secondo lo studioso, a partire dall’analisi attenta delle dinamiche che sfociano nella violenza delle relazioni, diventa fondamentale trasformare e trascendere la dimensione del conflitto. Mediare, dare ascolto, superare le varie forme di ingiustizia sociale sono la base per dare voce a tutte le parti in causa e il presupposto per una giusta pacificazione duratura. In questo modo giustizia e pace sono saldamente ancorate.

Il metodo di Galtung è stato adottato dall’ONU per la formazione del personale impegnato in operazioni di Peace Building (Costruzione della Pace). Ad esso, inoltre, fanno riferimento diversi istituti di ricerca per la pace, come quelli delle Università di Hiroshima di Oslo, Stoccolma, Francoforte e di diverse università Italiane.

Peace Research tra dubbi e speranze

Alla Peace Research viene oggi riconosciuto un ruolo istituzionale di supporto alla risoluzione delle questioni di diritto internazionale in materie globali quali l’economia sostenibile e il commercio internazionale, le transazioni finanziarie, i diritti umani.

La strada della soluzione pacifica dei conflitti è però lunga e nel caso delle emergenze belliche, non è in grado di dare risposte immediate e definitive. A queste difficoltà se ne aggiunge un’altra sul piano del diritto internazionale, nonostante la pace sia già principio fondante nella Dichiarazione sul diritto dei popoli alla pace, ONU1984.

In effetti, perché il mondo possa pacificarsi occorre che tutti gli stati della Comunità mondiale si impegnino ad avviare processi per un reale ordine costituzionale internazionale a garanzia dei diritti umani, secondo quanto indicato negli studi del progetto Costituente Terra. In tal modo pace e giustizia sono sostenibili e diventano il presupposto per la sopravvivenza.

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Lucia Muscetti

Laureata in Scienze Politiche, docente emerita in discipline giuridiche ed economiche presso i Licei di Scienze Umane. Leggo e approfondisco saggi sui diritti umani e di politica per scrivere e praticare l’arte del vivere bene insieme. Partecipo al laboratorio giornalistico di BuoneNotizie.it

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