Ancora una volta l’Italia è stata presa d’assalto da turisti provenienti da ogni parte del mondo, che affollano le città d’arte e le più rinomate località balneari, spinti dal desiderio di ritrovare la normalità tornando a viaggiare.

Così, anche nell’estate 2023 si continua a parlare di overtourism in Italia e di come limitare il fenomeno del sovraffollamento turistico, attraverso i tentativi delle amministrazioni di rendere le frotte di turisti meno impattanti per i residenti e per il territorio. I primi dati del 2023, riferiti al bimestre gennaio-febbraio, evidenziano il 45.5% di  presenze in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita rilevante anche degli stranieri. Secondo l’Istat, è in parte merito dei “brand turistici territoriali”,  riconoscibili a livello internazionale e che hanno saputo resistere meglio all’urto della pandemia.

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Al ritorno dei turisti si riaccende però il dibattito sugli effetti del fenomeno sulle comunità e, quando l’impatto positivo per l’economia locale è più esiguo dei danni che il territorio subisce, le amministrazioni passano all’azione.

Le conseguenze dell’overtourism se non si agisce per frenarlo

Lovertourism può rappresentare una minaccia alla sostenibilità delle destinazioni sotto vari punti di vista. I centri storici si stanno ormai svuotando. È quasi impossibile trovare chi affitta a lungo termine la propria abitazione perché gli affitti brevi ai turisti offrono un maggior rendimento. In alcuni casi le comunità si sentono letteralmente soffocate dall’eccessivo numero di turisti, dall’aumento dei prezzi e dalla diminuzione di risorse a disposizione.

Per scongiurare gli effetti del sovraffollamento, l’Unione Europea ha individuato parametri utili a monitorare lo stato di salute ambientale delle località. Tra questi, qualità dell’aria, consumi di acqua potabile, variazione dei consumi elettrici, rifiuti prodotti, passeggeri del trasporto pubblico, numero di automobili. Ma in Italia mancano dati strutturati sull’overtourism, necessari ad implementare politiche strategiche efficaci.

Overtourism in Italia: numero chiuso e limite ai posti letto

Anche se non esente da polemiche per questioni discriminatorie e presunta antidemocraticità, è la soluzione più gettonata e apparentemente semplice da implementare per la salvaguardia dei luoghi più fragili. È stata adottata già in alcune località balneari della Sardegna come Baunei, nell’Ogliastra. Per chi arriva via terra, in tutte le spiagge del comune è necessario prenotarsi con almeno tre giorni di anticipo via app. Per chi arriva via mare l’amministrazione ha optato per la sottoscrizione di un accordo con gli operatori per distribuire meglio i flussi nell’arco della giornata, anche se risulta ancora molto complesso riuscire controllare gli arrivi da più porti laddove la competenza non è del comune ma della Capitaneria di Porto.

Anche la provincia autonoma di Bolzano per un turismo più sostenibile e lungimirante ha deciso di puntare sulla qualità invece che sulla quantità. Ha infatti imposto dei limiti ai posti letto, per un massimo di 34 milioni di pernottamenti all’anno. Ogni comune dovrà censire i posti letto presenti e stabilire il tetto massimo. Non sarà più possibile aggiungere nuovi posti fino alla cessazione di un’attività. A quel punto il 95% dei posti verrà redistribuito a livello comunale e il 5% a livello provinciale. Sono previste deroghe solo per le strutture nei centri storici e gli agriturismi nell’ottica di contrastare lo spopolamento.

Come dobbiamo comportarci se vogliamo viaggiare in modo sostenibile senza contribuire all’overtourism e alle conseguenze che alimenta

La green influencer Cristina Cotorobai, conosciuta su Instagram come @cotoncri, ha pubblicato un contenuto diventato virale in poche ore, una sorta di decalogo del turista responsabile. Nonostante l’overtourism in Italia (ma non solo) sia ancora un problema che non sembra poter svanire nel breve periodo, c’è una numerosa fascia di turisti che comincia ad adottare comportamenti sostenibili in viaggio. Tra i consigli dell’influencer, la scelta di mete di prossimità che non comportino l’utilizzo dell’aereo (il mezzo più inquinante). Prediligere viaggi a piedi e in bici lungo le ciclovie più belle del Paese, rifiutare tour che sfruttino gli animali, non raccogliere sabbia, minerali e conchiglie rispettando l’ambiente circostante e il suo habitat.

Quando il numero annuale di turisti supera di parecchio il numero di residenti, l’impatto sul patrimonio ambientale, culturale e sulla qualità della vita diventa insostenibile, ecco perché è bene evitare mete iperturistiche. Laddove possibile, meglio non prenotare sulle piattaforme che contribuiscono alla gentrification, alla perdita della cultura locale in favore dell’omologazione delle città e al peggioramento della qualità della vita dei residenti.

Infine, disattivare la geolocalizzazione e limitare le condivisioni, affinché i social non alimentino in maniera aggressiva il turismo in località ancora poco conosciute.

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Mariarita Persichetti

Laureata in Management con una tesi in marketing territoriale. Viaggio, scrivo, fotografo e degusto formaggi. Su Buonenotizie.it parlo di progetti sostenibili e innovativi nel turismo, cultura gastronomica e mondo. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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