La “crisi del quarto di vita“, o “quarter life crisis“, è una crisi esistenziale simile a quella di mezza età, ma è legata piuttosto al passaggio all’età adulta e colpisce i giovani dai 25 ai 30 anni quando, dopo essere usciti dalla zona di sicurezza, devono percorrere strade ignote per entrare nel mondo reale. I sintomi sono ansia da prestazione, senso di soffocamento, depressione, sensazione di disorientamento rispetto alle decisioni da prendere per il futuro, e il sentirsi in ritardo rispetto alla normalità.

Uno studio condotto da Oliver Robinson per la Greenwich University of London registra come su 1100 intervistati l’86% dei giovani adulti si dichiarino preoccupati per i soldi, perché non guadagnano abbastanza o per il fatto di non essere ancora sul punto di sposarsi e avere figli.

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Anche la rivista Harvard Business Review ha condotto una ricerca sulla crisi del quarto di secolo, evidenziando come molti giovanissimi si sentano intrappolati nella ragnatela di responsabilità sia nella vita personale che professionale e questo li spinga spesso ad isolarsi come forma di protezione dalle pressioni sociali. Questo indica il voler essere ancora nei dogmi della società paternalista che lega la realizzazione personale al posto fisso e alla stabilità dei rapporti, in una società che non può più sostenerli.

Gli studi a riguardo della crisi del quarto di secolo

Già Erik Erikson nel suo “I cicli della vita” del 1987 aveva individuato 8 periodi di crisi umana legati allo sviluppo dell’identità della persona, poi Damian Barr nel 2006 in “Get it together” ha coniato il termine “Quarter life crisis traslando gli studi di Erikson nel mondo moderno. Questa crisi è in aumento nelle generazioni che affrontano questo periodo dopo il XXI secolo nel mondo occidentale, nella realtà capitalistica che favorisce la competizione e l’individualismo ed esclude chi non ha attitudine e possibilità dal trovare un lavoro che sia all’altezza del proprio livello intellettuale.

Un fattore che contribuisce a questa tendenza è anche la possibilità, grazie ai social, di paragonarsi costantemente alla vita degli altri e alle aspettative della società, che porta ad una crisi di valori e difficoltà nelle relazioni interpersonali: non essere ancora laureati mentre gli altri lavorano, non avere ancora una relazione stabile mentre gli altri convivono.

Una crisi esistenziale diffusa da superare tramite la motivazione

La buona notizia è che i dati confermano che non è la sensazione di un singolo, ma una condizione esistente e diffusa, quindi non bisogna sentirsi soli nell’affrontarla. In generale nelle varie crisi esistenziali della vita serve sviluppare una buona intelligenza emotiva per controllare e gestire le proprie emozioni. Mantenere un’attitudine positiva e empatia verso se stessi può aiutare a vivere meglio il periodo di transizione verso l’età adulta, dando la possibilità di risolvere più facilmente i problemi concreti che ci sono nel raggiungere una prossima fase di serenità.

I giovanissimi che hanno dai 25 ai 30 anni hanno più esperienza di un adolescente e più tempo rispetto ad un adulto, inoltre abbonda la libertà dal controllo dei genitori e non ci sono responsabilità sui figli: un’attitudine positiva e la buona motivazione possono portare al successo o a rielaborare il fallimento. Va ricordato che l’adulto non è un esemplare nato fatto e finito, ma il frutto di un’evoluzione, così come Roma non è stata creata in un giorno e anche Dio ce ne ha messi sette per fare il mondo.

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Alice Pietrella

Sono una webmaster freelance specializzata nella realizzazione siti web con codice CSS ( webopera.it )e un'aspirante giornalista iscritta al percorso dell'associazione italiana di giornalismo costruttivo. Scrivo di Italia e società nei settori del Made in Italy e dello spettacolo. Visita il mio sito web: alicepietrella.it

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