La didattica capovolta rappresenta un’innovazione nel panorama dei metodi per l’insegnamento. Nato in Colorado da due docenti di chimica, il metodo è stato applicato in via sperimentale anche in Italia.

Didattica capovolta: la situazione in Italia

La didattica capovolta (o flipped classroom) nasce per contrastare l’abbandono scolastico e il disinteresse degli allievi nei confronti di un sistema di istruzione passivo.
Il tasso di abbandono scolastico in Italia colpisce il 12,7% dei giovani italiani. A tale scopo, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara aveva proposto, circa un anno fa, l’introduzione di trenta ore di didattica supplementare. Obiettivo di queste ore (somministrate al termine della scuola secondaria di primo e di secondo grado) è avviare un processo di tutoraggio, per orientare i ragazzi nel prosieguo del loro percorso di istruzione. La necessità di un cambio di passo, nei metodi didattici, è rimarcata anche dai risultati delle Prove Invalsi 2023, i quali attestano ritardi nell’apprendimento e scarse competenze in ambito matematico.

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Un gruppo di insegnanti ha creato, nel febbraio 2014, l’associazione Flipnet , avente come scopo la promozione della didattica capovolta. Attraverso un nutrito gruppo Facebook e continui scambi metodologici, la didattica capovolta sta lentamente prendendo piede anche nel nostro paese. Tutti coloro i quali siano interessati alla metodologia possono iscriversi all’associazione e partecipare alle attività. Flipnet è riconosciuta dal MIUR.

Didattica capovolta: i principi base di questa metodologia

La didattica capovolta (flipped classroom) nasce e si sviluppa in America, più precisamente in Colorado. Jonathan Bergmann e Aaron Sams, due insegnanti di chimica, intuirono il forte disinteresse per la scuola e per la loro materia, celato dietro l’abbandono scolastico degli alunni. Così pensarono di invertire i momenti della didattica: le lezioni tradizionali erano somministrate in modalità video; a scuola, in presenza, si poteva discutere in maniera partecipata di quanto appreso a casa. L’attività in classe è un’attività alla quale tutti partecipano e serve a trovare soluzioni a problemi. In questo modo, lo studente si responsabilizza e il docente assume il ruolo di guida, di conduttore di laboratorio.

Intento principale della didattica capovolta è rendere più consapevole il discente del mondo che lo circonda, delle sue potenzialità e del contributo che può concretamente fornire. Da soli si apprende, insieme si costruisce. La didattica capovolta aiuta a scongiurare l’abbandono scolastico perché rende i momenti di riunione più partecipati. Inoltre, le videolezioni rendono le modalità di apprendimento più consone alla gestione delle nuove tecnologie da parte dei ragazzi.

Manuali italiani di didattica capovolta

Gli insegnanti italiani hanno accolto con favore questa metodologia didattica. Oltre alle attività dell’associazione Flipnet, sono stati pubblicati anche due volumi.
Il primo si intitola Capovolgiamo la scuola, curato da Maurizio Maglioni e Fabio Biscaro per Erickson. Nel libro si citano esempi europei, si scompone la metodologia della didattica capovolta in sei punti e si individuano leve per motivare gli alunni e rendere questo processo efficace. I sei punti della metodologia corrispondono alle sei azioni chiave, ovvero: ricordare i momenti chiave, nella fase di apprendimento a casa; comprendere il senso dei fatti; applicare regole e concetti; analizzare le informazioni; confrontarsi con gli altri, per valutare le idee; produrre qualcosa di interessante.
La leva più importante per motivare gli alunni è il principio del learning by doing, ovvero imparare facendo. Si impara facendo in tutti quei contesti in cui l’azione, da mettere in pratica, è reale o simulata. Si impara facendo soprattutto quando si interagisce con i dispositivi digitali, fulcro della nuova didattica.

L’altro manuale è stato scritto da Biagio Greco e si intitola Chi sono io?. Questo manuale è una sorta di diario e aiuta a sviluppare competenze laterali, ovvero non specifiche per ambito scientifico ma più generiche, utili nel mondo del lavoro e delle interazioni con l’ambiente circostante.

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Donatella Bruni

Mi occupo di economia, lavoro e società, con uno sguardo alle dinamiche del lavoro, ai consumi e ai cambiamenti del mondo che ci circonda (fisico e digitale). Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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