Il 12 luglio è stato presentato il rapporto sulle prove Invalsi 2023 alla Camera dei deputati, contenente i risultati sul livello di apprendimento degli studenti in italiano, matematica ed inglese.

I risultati dei test Invalsi

Invalsi è l’Istituto di valutazione del ministero dell’Istruzione che dà il nome ai test che quest’anno hanno coinvolto 1milione di studenti della scuola primaria, 570mila delle medie e oltre 1milione delle superiori.
Alle superiori il 51% degli studenti non ha raggiunto il livello base del test di italiano, in peggioramento rispetto all’anno precedente. In matematica il 50% degli studenti ha raggiunto almeno il livello base come l’anno precedente. Si accentua invece il divario tra nord e sud che raggiunge la quota del 23%. Ad essere svantaggiato è il Mezzogiorno man mano che aumentano i gradi scolastici. Ad eccezione della prova di lettura nel test di lingua straniera. Proprio in inglese si registrano due dati positivi: il 54% degli studenti ha raggiunto il B2 nella prova di lettura e il 41% in quella di ascolto, rispettivamente con il 2% e il 3% in più rispetto all’anno precedente.
Anche nella scuola primaria, le elementari, si registra un calo su tutte le materie oggetto del test.

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Le prove Invalsi 2023 e la pandemia

I test effettuati nel 2021 non avevano registrato alcuna differenza nonostante il lockdown e la didattica a distanza. Nei test del 2022 invece si è registrato un calo che fa ipotizzare la presenza di effetti legati alla pandemia a medio e a lungo termine sull’apprendimento.
L’effetto negativo legato alla pandemia si registra sulla dispersione scolastica che nel 2021 ha raggiunto il 9,8%, per scendere nel 2023 all’8,7%. Oltre agli studenti che abbandonano il corso di studi occorre considerare anche gli studenti che si diplomano senza avere le competenze di base necessarie. Il rischio conseguente è di avere difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro.

La storia delle prove Invalsi e la loro importanza

Il test è stato introdotto in forma obbligatoria nel 2005 anche se è stato somministrato qualche anno prima con test facoltativi. È stato sempre al centro di dibattiti accesi tra sostenitori e detrattori ed anche tra gli insegnanti che subiscono un ulteriore impegno, in aggiunta al programma di studi. L’obiettivo che vuole raggiungere la prova Invalsi è di avere dati che permettono di effettuare un’analisi, un ragionamento. Attraverso questi dati è possibile rispondere a domande come: “Qual è la scuola migliore?”, “Qual è il rendimento della mia classe rispetto alla media nazionale o regionale?”. Ogni genitore, ogni insegnante, ogni scuola può avere delle informazioni utili. I dati servono per capire quali sono i correttivi da attuare per migliorare un dato negativo o per consolidare un dato positivo.

Un’applicazione dell’analisi dei dati

Il compito di un sistema formativo è sostenere gli studenti fragili e promuovere gli studenti che hanno risultati eccellenti. Entrambi devono ricevere una forma di aiuto benché diversa nella sua applicazione. Nell’aiuto erogato a tutti gli studenti si trova l’equità formativa. Diventa difficile misurare quanto aiuto venga fornito ad ognuno degli studenti ed anche se questo aiuto sia stato sufficiente o meno. Per dare una risposta a queste domande, i dati ottenuti dalle prove, diventano fondamentali. Dalla lettura dei risultati delle prove Invalsi 2023 scopriamo che le regioni italiane che hanno meno studenti fragili sono anche quelle con la quota più elevata di studenti accademicamente eccellenti.

La formazione è parte integrante della vita di ognuno di noi, indipendentemente da ciò che svolgiamo. La formazione permanente aiuta ad affrontare i cambiamenti, sempre più repentini, nel mondo del lavoro. Ed è importante anche non perdere ciò che si è imparato adesso che la scuola è finita.

Le conclusioni a cui giunge il rapporto Invalsi 2023

È importante individuare gli aspetti positivi e meno positivi, riconoscerne le cause e attuare delle azioni correttive o di miglioramento.
Nonostante alcune difficoltà ci sono diverse note positive. Le regioni che ottengono risultati eccellenti riescono a limitare il numero di allievi che terminano il ciclo secondario di secondo grado in condizioni fragilità. In alcuni territori migliorano i risultati degli allievi stranieri fornendo l’immagine di una scuola realmente inclusiva. Infine, si osserva il complessivo miglioramento del livello di apprendimento della lingua inglese, in tutti i territori, nonostante le differenze. È un esempio da promuovere efficacemente. Nel rapporto delle prove Invalsi 2023 si legge: “non bisogna dimenticare che la scuola è di tutti anche nel senso che ognuno deve fare la propria parte per assicurare che essa possa funzionare al meglio per garantire il futuro del Paese. Si tratta di farsene carico, ma soprattutto di prendersene cura”.

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Francesco Ravenda

Francesco Ravenda, informatico. Appassionato di gestione aziendale e di podcast, attento alle dinamiche sociali, mi piace informare, raccontando. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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