La guerra in Ucraina e i molteplici focolai armati sparsi per il mondo richiamano all’attenzione l’inedito esempio di possibile pace negoziale iniziato in Colombia dal 2012 sulla base del cosiddetto Sistema Integrato di Verità e Giustizia.

Il popolo colombiano è tristemente segnato da lunghi decenni di violenze nelle relazioni civili, tanto che i bambini delle due ultime generazioni sono nati e cresciuti senza conoscere pace duratura.

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Difficile immaginare, in un simile contesto, il tacere delle armi fra gruppi che, per ragioni diverse, si sono reiteratamente combattuti. Tuttavia, un’efficace strategia diplomatica avviata dal Presidente della Colombia Juan Manuel Santos ha condotto nel 2016 a un “accordo di pace”.

A tal fine, le parti hanno accettato di aderire alla Strategia del Sistema Integrato di Verità e Giustizia”, pianificato sin dall’inizio nei suoi dettagli più problematici e divisivi, con al centro le ragioni delle vittime di violenza e i loro diritti, per un possibile futuro di “pace totale”.

Le vittime dei gruppi armati

Nel rapporto della Comisiòn de la Verdad, la Commissione della Verità, si afferma che,  dal 1985 al 2018 le vittime accertate sono 450mila. Considerati però tutti i casi non identificabili quali persone sparite, emigrate o altro, il dato stimabile sia di ben 800mila persone.

Il 45% delle vittime, 200mila circa, è attribuito alla responsabilità dei gruppi paramilitari: formazioni armate di estrema destra e del narcotraffico dedite a estorsioni, reclutamenti forzati, esproprio delle terre dei contadini. Il 27% delle vittime, 122mila, è poi ascrivibile alla guerriglia armata: le Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia – Esercito del Popolo (FARC-EP), l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) ed altri nuclei minori.

In particolare, nel maggio del 1964, le FARC-EP nascono come risposta all’aggressione armata delle forze governative colombiane nei confronti dei contadini che reclamavano la possibilità di auto-governare la proprietà dei terreni agricoli. Il gruppo guerrigliero si auto-definisce d’ispirazione marxista-leninista e dichiara di battersi per una riforma agraria con la redistribuzione dei terreni agricoli ai campesinos, la giustizia sociale e i diritti umani.

Secondo il rapporto, il 12% delle vittime è da attribuire ad agenti statali responsabili del massacro di civili fatti passare per guerriglieri, denominati “falsi positivi”.

L’accordo di pace e la Comisiòn de la Verdad

Con l’accordo del 2016 le FARC-EP depositano le armi e accettano di aderire al Sistema integrato di Verità e Giustizia che include l’istituzione della Commissione della verità, la Giurisdizione speciale di transizione per la pace e l’Ente per la ricerca dei dispersi.

La Commissione aveva il mandato di chiarire le cause del lungo conflitto armato interno e di restituire dignità alle persone. Da quel mandato è scaturito un voluminoso rapporto finale presentato a Bogotà il 28 giugno 2022, intitolato “C’è un futuro se c’è verità”.

In Italia Carlos Beristain, componente della Commissione, ha riferito che il documento rappresenta il risultato di un grande percorso sociale che ha coinvolto 30mila persone. Sono stati attivati anche 50 processi di riconoscimento delle vittime, in presenza di alcuni responsabili delle violenze perpetrate, chiamati a rendere conto del loro operato.

Il capillare lavoro d’inchiesta ha raggiunto le comunità locali per interagire direttamente con le persone. Sono stati contattati anche gli esiliati, espressione delle diverse verità colombiane sparse nel mondo: c’è, infatti, una verità dei campesinos, una verità degli studenti, quella di politici e magistrati minacciati di morte, quella delle vittime di sequestro.

Le Case per la verità e la giustizia riparativa

La Commissione ha istituito in Colombia 28 Case per la Verità, per la difesa dei diritti delle vittime. Le persone coinvolte sono state ascoltate e sostenute in centinaia d’incontri per ristabilire la verità dell’esperienza vissuta e la loro dignità, superando la paura sono stati chiamati a confronto rappresentanti della guerriglia e dei paramilitari.

Inedita anche l’istituzione della JEP, la Giurisdizione Speciale per la pace, il primo tribunale per crimini di guerra e contro l’umanità creato attraverso un accordo di pace, con la peculiarità di operare secondo la giustizia riparativa, per cui vittime e responsabili dei crimini hanno aderito a percorsi di riconciliazione attraverso una rigorosa ricostruzione della verità. La JEP ha chiamato i guerriglieri a confessare i loro reati e raggiungere, attraverso la mediazione, un accordo basato sulla riparazione del danno, e il responsabile riconoscimento delle ragioni delle persone lese.

Il Tribunale ha inoltre emesso formale accusa nei confronti dell’esercito colombiano e di due suoi generali per aver ucciso 302 persone innocenti civili, i falsi positivi, disvelando quindi anche le responsabilità riconducibili alla collusione fra rappresentanti governativi, paramilitari e narcotraffico.

Per la Comisiòn de la Verdad, la realtà dei fatti faticosamente ricomposta costituisce oggi una forza, ma anche un punto di partenza di un programma di ricostruzione del tessuto sociale nazionale per un futuro di “pace totale”.

Sono ancora innumerevoli le sfide del popolo colombiano. Basti pensare ai guerriglieri non aderenti all’accordo di pace, alle mafie e al narcotraffico internazionale responsabili del disordine politico, sociale ed economico globale. Tutte questioni che richiedono giurisdizione e diplomazia internazionali fondate su irrinunciabili criteri di soluzione pacifica dei conflitti, ma intanto è stato fatto un enorme passo avanti.

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Lucia Muscetti

Laureata in Scienze Politiche, docente emerita in discipline giuridiche ed economiche presso i Licei di Scienze Umane. Leggo e approfondisco saggi sui diritti umani e di politica per scrivere e praticare l’arte del vivere bene insieme. Partecipo al laboratorio giornalistico di BuoneNotizie.it

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