La fondazione Medsea, nata nel 2017 per volontà di un gruppo di ricercatori e ricercatrici – impegnati nella tutela e nella gestione sostenibile e costiere del Mar Mediterraneo – ha lanciato una nuova missione. Dopo i dodici progetti portati a termine in cinque anni di attività, che hanno permesso di proteggere 47 specie diverse, raccogliere oltre 50.000 kg di plastica dal mare e recuperare quasi 10.ooo ettari di habitat marino dall’alto valore ecologico, la nuova iniziativa è altrettanto encomiabile. L’obiettivo è collocare un milione di piante di Posidonia oceanica nel Mediterraneo, con lo scopo di ripristinare buona parte degli habitat marini degradati.

Perché la Posidonia è importante e la situazione nel Mediterraneo

La Posidonia oceanica ricopre un’importanza smisurata sia dal punto di vista ecologico che climatico. Soprannominate il “polmone del Mediterraneo”,  le piante di Posidonia riescono – proprio come quelle terrestri – a effettuare la fotosintesi e arricchire d’ossigeno i nostri mari. Supera di 35 volte la capacità di un albero tropicale di assorbire anidride carbonica; si calcola che, in un area di 100m2, le praterie di Posidonia possano catturare circa 440 kg di CO2 all’anno. Inoltre, questa pianta offre cibo e rifugio a oltre 1/4 delle specie di flora e fauna che popolano il mare nostrum. Tra gli altri importanti servizi eco-sistemici che fornisce, troviamo: la regolazione dell’acidità oceanica, la stabilizzazione del fondale marino, e il consolidamento dei litorali sabbiosi contro l’erosione costiera.

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Negli ultimi decenni si sta registrando una costante regressione delle praterie di Posidonia in tutto il Mar Mediterraneo. Stanno scomparendo, invece, in interi tratti di litorale italiano dove un tempo erano l’ambiente più comune. Sono circa il 46% le praterie del Mar Mediterraneo ad aver subito una riduzione dell’estensione. Le cause sono per lo più di origini antropiche. Alla pesca a strascico, che asporta e distrugge interi pezzi di prateria, si sommano il raschiamento delle ancore delle imbarcazioni da diporto e l’inquinamento da sostanze chimiche versate nei mari. Non meno impattante è il cambiamento climatico, che altera la salinità, la temperatura e l’andamento delle correnti marine.

Posidonia oceanica e lo sviluppo del progetto Medsea

«Ripristinando le praterie marine, si accelerano i tempi di ripresa e si rafforzano le difese naturali degli ecosistemi anche in condizioni di stress come il cambiamento climatico», dichiara Alessio Satta, presidente della Fondazione Medsea. Il target è dichiarato e preciso: ripristinare 1 milione di piante di Posidonia oceanica nel Mediterraneo entro il 2030. È questo l’obiettivo della fondazione per i prossimi sette anni, mentre la seconda parte – altrettanto ambiziosa – punta a ristabilire 5000 ettari di praterie marine entro il 2050.

Gli operatori della società italiana, con base a Cagliari, sono già al lavoro da diversi mesi. Le prime talee sono state piantate al largo della penisola di Sinis (300 m2) e nell’Area Marina protetta di Capo Carbonara (250 m2), al largo di Villasimius in Sardegna. Oltre a piantarle, si occuperanno di intraprendere tutte le misure necessarie a proteggere le piante dalla fragilità e dalle minacce delle attività umane.

 

Ripopolare Poseidonia oceanica nel mediterraneo

Foto di medseafoundation.org

 

I precedenti storici delle iniziative con la Posidonia oceanica

Già nel 2022 Medesea aveva piantato oltre 20.000 piante di Posidonia oceanica nelle coste a Sud della Sardegna. Il progetto, chiamato Medsea Grass, ha permesso di ricostruire l’integrità delle praterie di diverse aree del Golfo di Oristano. Si è sviluppato in tre fasi principali: la mappatura del fondale marino, individuazione della tecnica più adatta per la piantumazione, e l’effettiva introduzione delle nuove talee nel fondale marino.

Ma la prima iniziativa basata sull’utilizzo e il ripristino della Posidonia oceanica va collocata, addirittura, nel 1990. In quel caso fu Marevivo, una onlus che lavora per la tutela dell’ambiente marino, a far partire la missione. L’intervento sperimentale di riforestazione permise di mettere a dimora le talee per un’estensione di quasi 2000 m2 di fondale.

La Posidonia oceanica è stata dichiarata specie protetta per l’importanza che ha per il Mar Mediterraneo. Recuperare le aree degradate è fondamentale, alla luce della lentezza con cui la pianta cresce e la ridotta capacità di auto-rigenerarsi. Le sue praterie sono i polmoni dei nostri mari, casa di numerose specie animali e vegetali, e rivestono un ruolo fondamentale nello smorzare le correnti e conservare le spiagge dall’erosione costiera. Il progetto Medsea punta a questo, preservare l’intero ecosistema mediterraneo ripristinando intere praterie di Posidonia oceanica, dall’importanza ecologica e ambientale incommensurabile.

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Tommaso Barbiero

Nasce a Busto Arsizio, nel varesotto, 25 anni fa.Laureato in Scienze della Comunicazione, attualmente collabora con due testate giornalistiche: Buonenotizie.it e Sprint e Sport. Scrive di sport, ma anche di ambiente e sostenibilità. Crede nel potere della parola come strumento per fare buona comunicazione, che sia propositiva e costruttiva, oltre che seria e affidabile.Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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