I legislatori britannici hanno appena approvato una nuova legge sulla sicurezza online per contrastare il potere delle grandi piattaforme come TikTok, Google, Facebook e Instagram. La legge approvata a fine settembre ha l’ambizione di fare del Regno Unito un luogo dove internet sia più sicura.

Il provvedimento si applica a qualsiasi società Internet, indipendentemente da dove abbia sede, purché un utente del Regno Unito possa accedere ai suoi servizi. Nei prossimi mesi si capirà se le norme introdotte saranno efficaci e quindi se potrebbero essere inserite anche nella legislazione italiana.

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La legge britannica appena approvata

La nuova legge è il contributo del Regno Unito per regolare il settore tecnologico, dominato dalle aziende statunitensi ma anche cinesi. Il disegno di legge ha richiesto un lungo percorso partito nel 2021, che si è concentrato sulle piattaforme social media con l’obiettivo di eliminare i contenuti illegali, compresi gli abusi sessuali su minori, l’hate speech e il terrorismo, il revenge porn e i contenuti che promuovono suicidi e comportamenti auto-lesionisti.

Secondo il legislatore le piattaforme dovranno impedire la visualizzazione di tali contenuti e offrire agli utenti maggiori controlli, incluso il blocco dei troll anonimi. Il governo inglese inoltre sostiene la politica della “tolleranza zero” per proteggere i bambini, rendendo le piattaforme legalmente responsabili della loro sicurezza online.

La tutela dei bambini è prioritaria

Le piattaforme online devono fare in modo che ai bambini sia impedito di accedere ai contenuti non adatti o nocivi alla loro età come il porno, il bullismo, le sfide a mangiare in modo sregolato oppure a compiere atti di auto-lesionismo fino al suicidio.

Le piattaforme social saranno legalmente obbligate a verificare che gli utenti abbiano 13 anni per iscriversi, i siti web porno dovranno invece richiedere che gli utenti abbiano 18 anni. La nuova legge criminalizza diverse attività online, fra cui ad esempio il cyberflashing, ossia l’invio a qualcuno di immagini esplicite indesiderate.

Le aziende che non si adegueranno rischiano multe fino a 18 milioni di sterline (22 milioni di euro) o al 10% delle vendite globali annuali. Anche gli alti dirigenti delle aziende tecnologiche rischiano procedimenti penali e il carcere se la loro azienda non rispetta le comunicazioni delle autorità di regolamentazione sull’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori.

I punti controversi che potrebbero rendere meno efficace la legge

L’Ofcom, l’ente regolatore delle comunicazioni del Regno Unito, sarà responsabile di monitorare l’applicazione della legge concentrandosi innanzitutto sui contenuti illegali. I gruppi per i diritti digitali affermano che questi controlli potrebbero minacciare le libertà online. L’Open Rights Group con sede nel Regno Unito e la Electronic Frontier Foundation negli Stati Uniti sostengono che se le aziende tecnologiche dovranno garantire i contenuti  a prova di bambino, si dovrà scegliere tra sanificare in autonomia le loro piattaforme e il lavoro burocratico di verifica sull’età degli utenti. Un altro elemento di criticità è il nuovo servizio di messaggistica crittografata da installare per scansionare i messaggi crittografati per la ricerca di contenuti terroristici o di abusi sessuali su minori. Il mancato adempimento farebbe innescare uno scontro tra il governo britannico e le aziende tecnologiche sulla tecnologia crittografica. 

Il quadro della sicurezza online italiano

Ormai la sicurezza online è entrata a fare parte della nostra vita quotidiana sempre più digitalizzata. In Italia, la legislazione in materia di sicurezza internet è composta da una serie di leggi e regolamenti che hanno l’obiettivo di proteggere gli utenti da attacchi informatici, violazioni dei dati personali e rischi per i minori.

Le principali leggi in materia si intrecciano con le normative europee come il decreto legislativo 65/2018, che recepisce la direttiva europea NIS (Network and Information Security Directive). Le misure di sicurezza devono essere adottate da tutti i soggetti che forniscono i servizi essenziali per il funzionamento della società, come operatori di servizi finanziari, di trasporto e di telecomunicazioni.

Il decreto legislativo 105/2019, istituisce il perimetro di sicurezza nazionale cibernetico su cui si devono muovere gli enti e gli operatori nazionali, pubblici e privati, ed istituisce l’Agenzia nazionale per la sicurezza cibernetica.

Infine, l’ultimo nato è il Regolamento (UE) 2022/2065 sui servizi digitali. Tornato al centro dell’interesse nazionale con i “fatti di Caivano”. Il Governo ha licenziato un provvedimento d’urgenza, il d.l. 123, entrato in vigore il 16 settembre scorso, che contiene disposizioni destinate al mondo digitale in particolare alla tutela dei minori.

Nel decreto il coordinamento dei servizi digitali per l’Italia è affidato all’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) per ottemperare all’effettività dei diritti e all’efficacia degli obblighi stabiliti dal Regolamento (UE) 2022/2065 in materia di vigilanza e la protezione dei minori in relazione ai contenuti pornografici disponibili on line.

Il regolamento Ue sui servizi digitali

Nel Regolamento europeo si chiede alle piattaforme online accessibili ai minori che creino degli spazi a loro dedicati. Secondo l’UE, i fornitori di piattaforme online utilizzate dai minori dovrebbero adottare misure adeguate e proporzionate per proteggerli. Ad esempio progettare le interfacce online con il massimo livello di privacy, sicurezza e protezione per impostazione predefinita.

Se si confrontano le due legislazioni, quella inglese e quella dell’Unione Europea, è immediata la percezione che la legge inglese preveda un controllo più stringente e delle sanzioni civili e penali. Il livello dell’Unione invece è meno incisivo perché frutto di un compromesso tra diverse sensibilità e approcci da rispettare, in primis il rispetto della privacy. 

Nel prossimo futuro si capirà se l’approccio inglese sarà più efficace nella protezione dei minori e nel considerare le piattaforme responsabili dei contenuti presenti nei loro social network .

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Gloria Scacchia

Aspirante giornalista pubblicista, ho lavorato per la Farnesina e l’OSCE, mi interesso di  Diritti Umani, Geopolitica, Società, Cultura e Attualità. Scrivo per Buone Notizie.it e frequento il master e il laboratorio di giornalismo costruttivo

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