L’operatore all’emotività, all’affettività e alla sessualità (O.E.A.S.) è una figura professionale ancora quasi sconosciuta in Italia. Rappresenta un modello di assistenza (anche alla sessualità) dedicato alle persone con disabilità, sia donne che uomini. Nel 2014 furono mossi i primi passi per far sì che una legge potesse riconoscere tale figura. A tutt’oggi non ci sono stati progressi considerevoli in questo campo, al contrario di paesi come la Svizzera e la Germania.

Sessualità e disabilità nella stessa frase

Di sessualità in relazione alla disabilità si parla ancora molto poco. In parte la mancanza è legata anche alle conoscenze quasi inesistenti sull’argomento e forse, in alcuni casi, al disinteresse. Stereotipi e convenzioni insiti nella concezione comune portano ad una visione distorta della realtà. Molti ancora percepiscono le persone con disabilità come esseri umani “infantilizzati” o talvolta asessuati. Una campagna volta alla sensibilizzazione sul tema sessualità e disabilità gioverebbe se presentata nelle scuole, stimolando una riflessione propria, consapevole e più coerente con le più innovative correnti di pensiero.

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L’operatore alla sessualità per le persone con disabilità è una figura volta al rispetto, alla scoperta e all’educazione del corpo. Questa professione comprende conversazione e solo eccezionalmente interazione fisica per aiutare le persone disabili ad abbracciare la propria sessualità ed affettività. Ovviamente, ogni incontro con l’operatore è gestito in base al tipo di disabilità di ognuno, avendo ben in mente gli obiettivi personali che si vogliono raggiungere. Il primo e unico corso per la formazione della figura professionale dell’operatore alla sessualità è quello gestito dal Comitato Lovegiver, guidato dal presidente Maximiliano Ulivieri.

Gli attivisti: Marina Cuollo e Iacopo Melio

Per fortuna, oggi, anche grazie ai social, molte più persone riescono ad esprimersi liberamente riguardo alla sessualità e alla disabilità, dando luce su aspetti per lo più ignorati, affermandosi.

Un grande esempio è Marina Cuollo. Attivista e scrittrice napoletana, content creator, autrice di podcast e spirito libero. Diretta, appassionata, intensa e profondamente legata alla scrittura e al mondo della letteratura. Grazie ai social riesce a diffondere la sua visione, concentrandosi su pregiudizi, discriminazioni e rappresentazioni della sessualità e disabilità nei media. Con la sua intensa ironia vive libera da etichette, oltre il pregiudizio, continuando a scoprire. Presenta i principi del suo attivismo nel suo primo libro “A Disabilandia di tromba”, in cui riporta momenti e circostanze paradossali o la greve ironia che a volte accompagna maldestre conversazioni di chi non comprende il vissuto di un disabile. Mettendo tutta la sua più naturale e perseverante essenza, perlopiù umoristica, ha attirato un vasto pubblico.

Con il suo primo romanzo, “Viola”, ha centrato l’obiettivo di forgiare una letteratura più inclusiva, che fosse in grado di rappresentare la sessualità e la disabilità, in modo che sempre più persone riescano ad identificarsi e riconoscere qualcosa che appartiene loro. Una realtà dura sollevata da questa potente forza motrice.

E ancora altro esempio è Iacopo Melio. Giornalista ed attivista che intende ricostruire un pensiero e promuovere un cambiamento a favore dei diritti. Relatore e formatore, ha ricevuto diverse onorificenze e premi, quali “Cavaliere dell’Ordine al Merito” “Cittadino Europeo” conferito dal Parlamento Europeo. Anche in politica si è dimostrato propositivo e attento. Come Consigliere in Regione Toscana, stimola il dibattito per far sì che l’operatore alla sessualità per persone con disabilità sia riconosciuto come figura professionale dalla legge. Promuove non solo il supporto alla stessa persona disabile, ma anche ai parenti, che talvolta rischiano di ritrovarsi in una situazione che non sono in grado di gestire ed affrontare senza l’aiuto dovuto e con i dovuti strumenti.

Il benessere psicofisico ed emotivo è lo scopo ultimo della sua azione, civile e politica. Chiarendo quanto un’educazione e conoscenza del corpo sia imprescindibile per una vita sana. Confida che anche gli sviluppi normativi e di regolamentazione possano accompagnare l’abbattimento di tabù, pregiudizi e pensiero limitante sulla sessualità e disabilità.

Questi attivisti vanno oltre le ipocrisie e ci aiutano man mano a superare le forme più semplicistiche e più superficiali di un giusto ed equo politically correct.

Sessualità e disabilità al cinema

Sessualità e disabilità al cinema sono sempre stati temi lasciati da parte. Precedentemente considerati argomenti scomodi, di poco rilievo, come se creassero unicamente imbarazzo e che quindi bisognava in qualche modo “nascondere”. Con il cambiare della sensibilità e attenzione riservata all’argomento e, più in generale, all’inclusività, fortunatamente comincia a respirarsi un’aria nuova.

Il cinema di conseguenza corre incontro verso l’esigenza di autenticità integrale. La sessualità e disabilità, visti precedentemente come tabù, stanno raggiungendo una visibilità maggiore attraverso uno sguardo attento, rispettoso, senza pietismo, di alcune produzioni. Alcune pellicole illustrano diversi aspetti della disabilità e ci raccontano di come donne e uomini disabili scelgono di vivere la loro sessualità. Ne sono esempi “The Sessions”, “Indésirables”, il documentario “Yes, We Fuck!” e “37 Seconds”.

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Chiara Andriani

Chiara Andriani. Mi sono diplomata al Liceo Linguistico, avendo sempre avuto un interesse e un orecchio attento per le lingue. Fin dall'infanzia ho mostrato un particolare coinvolgimento ed entusiasmo verso l'universo letterario e cinematografico e una passione per la musica. L'attrattiva verso la scrittura mi ha spinto a cercare un modo per renderla parte integrante della mia vita di tutti i giorni, portandomi alla scoperta anche del giornalismo e di BuoneNotizie.it. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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