Dopo maggio e giugno 2023, anche il mese di novembre vede l’arrivo di nuove allerte maltempo nelle regioni del Nord Italia. Toscana, Emilia-Romagna, Piemonte e Lombardia sono le regioni più colpite. L’Italia ha una lunga storia di alluvioni. L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Ispra, ha diffuso nel 2021 un rapporto sul rischio idrogeologico in Italia: il 94% dei Comuni del nostro Paese sono esposti ad allagamenti, frane ed erosione costiera. Eventi significativi includono l’alluvione di Firenze nel 1966, e quella del Piemonte nel 1994.

Le sfide legate alle inondazioni hanno spinto l’Italia a sviluppare infrastrutture di gestione delle acque e a implementare misure di prevenzione nel corso del tempo. Il rischio di alluvioni rimane una preoccupazione ma la gestione del territorio è fondamentale per affrontare questa minaccia.

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Firenze: lo straripamento dell’Arno del 1966

L’alluvione di Firenze del 1966 fa parte di una serie di esondazioni del fiume Arno che hanno mutato il volto del capoluogo toscano. Secondo la ricostruzione del Dipartimento nazionale della protezione civile nella notte tra il 3 e il 4 novembre, dopo dieci giorni di piogge incessanti, l’Arno esonda nel Casentino e nel Valdarno superiore. Quando la piana raggiunge la città lo fa con un’onda alta tre metri che percorre le vie alla velocità di sessanta chilometri orari. Il fango si riversa ovunque travolgendo case, chiese ed edifici storici. Natura a parte, questa catastrofe poteva essere in qualche modo contenuta? La popolazione poteva essere avvisata con maggior anticipo?

A causa dell’assenza di una rete di monitoraggio e delle allerte i cittadini sono colti di sorpresa. Per la prima volta in Italia si percepisce la mancanza di un sistema nazionale in grado, non solo di intervenire efficacemente nell’emergenza, ma anche di monitorare il territorio attraverso una costante attività di previsione e prevenzione. Una risposta normativa arriva nel 1970 con la legge 996 “norme sul soccorso e l’assistenza alle popolazioni colpite da calamità” che delinea un quadro di interventi di protezione civile e riconosce per la prima volta l’attività del volontariato.

Piemonte: l’alluvione del 1994

Nei giorni 5 e 6 novembre del 1994 le provincie di Cuneo, Torino, Asti e Alessandria sono colpite da un evento alluvionale che causa l’esondazione dei fiumi Po, Tanaro e molti loro affluenti. Da un’indagine dell’Arpa piemontese, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, risulta che molte aree pianeggianti, sia sui fondovalle che nelle pianure, sono state interessate in poco tempo da livelli idrometrici elevati. Dal punto di vista del dissesto, le piogge intense e persistenti hanno generato dei flussi superficiali che a loro volta hanno determinato piene eccezionali. Presenti anche un gran numero di frane che ha impegnato vari versanti.

In questo caso, nonostante una sostanziale esattezza e tempestività della previsione dell’evento, si sono riscontrate difficoltà nel sistema delle comunicazioni. Formulare un testo chiaro di allerta maltempo che riduce al minimo le possibilità di interpretazione è fondamentale. Inoltre, una previsione più sicura dello svolgimento dell’evento non è stata possibile a causa dell’insufficiente strumentazione per il rilievo delle indicazioni idrografiche. Il controllo delle risorse idriche e le misure di salvaguardia vengono implementate per affrontare proprio questo problema ricorrente.

Allerta maltempo:foto suggestiva di alluvione

Misure, tecniche e mezzi di previsione, prevenzione, mitigazione del rischio e soccorso

Quali sono dunque le misure che hanno a disposizione i cittadini e che il Dipartimento di protezione civile mette in campo per fronteggiare questo tipo di emergenza? La campagna nazionale “Io non rischio” è un esempio di comunicazione diretta alla popolazione per renderla più consapevole. Sapere se la zona in cui vivi, lavori o soggiorni è a rischio idrogeologico aiuta a prevenire e affrontare meglio le situazioni emergenziali.

La protezione civile ricorda che è importante la conoscenza del territorio e la consapevolezza di ciò che bisogna fare durante un’alluvione. Alcuni consigli pratici come evitare i sottopassi, le strade con forte pendenza, rispettare l’ambiente, chiedere al Comune informazioni sul piano di emergenza, individuare le aree di raccolta, sono elementi essenziali.

La tecnologia è un prezioso collaboratore in questi eventi. L’uso dei droni può essere, per esempio, di estremo aiuto per monitorare gli argini, recuperare informazioni, trasmettere immagini live direttamente alle autorità in modo da essere costantemente aggiornati sulla situazione del territorio. I dati diventano dunque grandi alleati per prevenire e gestire queste emergenze. Lo scenario degli interventi può quindi modificarsi grazie alle informazioni ricevute in tempo reale, integrate con quelle provenienti dai sensori delle dighe e dei fiumi.

I risultati vengono analizzati per individuare anomalie e lanciare automaticamente allarmi di emergenza che possono avvisare tempestivamente i cittadini. Infine, pianificare interventi infrastrutturali non invasivi e adeguati a limitare al massimo i danni è un altro strumento utile per la riduzione del rischio.

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Mizar Fava

Master in sceneggiatura e critica cinematografica.Appassionata di arte, cinema, fotografia, viaggi e sport estremi.Da più di 15 anni seguo il sistema nazionale di protezione civile in tutte le sue iniziative.Mio padre, per farmi addormentare da piccola, mi raccontava sotto forma di favola le guerre mitologiche greche.Narrare storie è la mia passione fin da bambina.Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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