Con la riapertura delle scuole, il tema delle mense scolastiche torna in primo piano. Da una parte, ci sono i bambini che si preparano a consumare pasti nutrienti in spazi moderni e accoglienti. Dall’altra, quelli che torneranno a casa per pranzo o mangeranno un panino in classe.
Secondo l’Anagrafe Nazionale, nell’anno scolastico 2022/23 solo il 33,6% degli edifici scolastici era dotato di una mensa. Questa percentuale nasconde profonde disparità tra Nord e Sud: mentre in Valle d’Aosta il 71,8% delle scuole offre il servizio di refezione, in Campania e Sicilia la percentuale crolla rispettivamente al 15,6% e al 13,7%. Nel Sud e nelle Isole, solo circa il 22% degli edifici dispone di un refettorio.
PNRR: investimenti per colmare il gap infrastrutturale
Per affrontare queste disparità, il governo italiano ha messo in campo importanti risorse attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il 29 luglio si è chiuso il bando del ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) con 515 milioni di euro destinati alla realizzazione e messa in sicurezza delle mense scolastiche.
Le graduatorie definitive pubblicate dal MIM indicano che sono stati finanziati in totale 1052 interventi. Più della metà di questi progetti (52%) riguarda la costruzione di nuovi refettori, mentre il 27% è destinato a lavori di riqualificazione, riconversione e messa in sicurezza delle strutture esistenti. Il rimanente 21% dei fondi è assegnato a interventi di demolizione, ricostruzione e ampliamento delle mense già presenti.
L’iniziativa ha ricevuto una risposta estremamente positiva: sono pervenute 1.203 candidature per un totale di oltre 636 milioni di euro richiesti. È particolarmente incoraggiante che il 61,69% delle domande provenga da comuni e province del Sud Italia, un risultato che riflette l’efficacia delle nuove misure di supporto e delle procedure di candidatura semplificate introdotte dal ministero. Questi investimenti infrastrutturali non sono solo una questione di edilizia scolastica, ma hanno un impatto significativo sul percorso educativo e sul benessere degli studenti.
Contrastare la dispersione scolastica e garantire un’alimentazione adeguata per tutti i minori
Il Piano di Azione Nazionale della Garanzia Infanzia (PANGI) raccomanda di rendere la refezione scolastica un servizio pubblico essenziale, garantendo gradualmente l’accesso gratuito a tutti i bambini, a partire da quelli in povertà assoluta. Nel documento si legge che “l’accesso gratuito e universale a questi servizi fondamentali prevede l’organizzazione di prestazioni che garantiranno pari opportunità tutte le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi, soprattutto per coloro che vivono in territori contraddistinti da alti tassi di povertà assoluta e povertà educativa, in una situazione di svantaggio o che fanno parte delle categorie più fragili definite dalla raccomandazione.”
Anche Save The Children sottolinea come il servizio di ristorazione scolastica sia fondamentale per contrastare la dispersione scolastica, soprattutto nella sua forma di abbandono precoce, aumentando significativamente i livelli di apprendimento degli alunni provenienti da famiglie svantaggiate.
L’impatto positivo delle mense scolastiche non è solo una teoria, ma è supportato da evidenze concrete, anche a livello internazionale. Uno studio condotto su oltre 132.000 studenti di scuola materna a New York, citato dal New York Times, ha rilevato che tra coloro che beneficiavano di pasti scolastici gratuiti, la frequenza è aumentata di 1,8 giorni all’anno e l’assenteismo cronico è diminuito di 5,4 punti percentuali rispetto a chi non ne usufruiva.
Mense scolastiche bio: verso un’alimentazione più sana e sostenibile nelle scuole
Oltre all’espansione quantitativa della refezione, si sta ponendo sempre più attenzione alla qualità dei pasti offerti. Il 5 settembre 2024, il ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste (MASAF) ha stanziato 5 milioni di euro per le mense scolastiche biologiche. La maggior parte del fondo, l’86%, mira a ridurre i costi per le famiglie, mentre il restante 14% finanzia l’educazione alimentare. La distribuzione si basa sui 48.622.365 pasti BIO erogati nel 2024, con una nuova piattaforma informatica per gestire le adesioni.
Nonostante i progressi, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) esprime preoccupazione per la riduzione del fondo da 10 a 5 milioni dal 2020 al 2024. Il costo medio dei pasti nelle scuole primarie ha visto un aumento costante, raggiungendo circa 4 euro nel 2024. Questo trend pone sfide di accessibilità economica per molte famiglie, specialmente nelle regioni con un alto costo della vita.
L’introduzione di prodotti biologici nella refezione, promossa dal decreto del MASAF, rappresenta un’opportunità educativa unica, che porta con sé numerosi benefici. All’ultimo “Summit mensa 2024” organizzato da Foodinsider, il presidente dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB), Giuseppe Romano, ha sottolineato l’importanza dei prodotti biologici nelle mense scolastiche: “L’utilizzo di prodotti BIO nei pasti serviti nei refettori è un importante passo per l’introduzione di abitudini alimentari salutari nella nostra quotidianità“.