È uno degli eventi commerciali più importanti e attesi a livello globale: nato nel 1952 negli Stati Uniti, il Black Friday, che quest’anno ricorre il 29 novembre, è diventato ormai un fenomeno internazionale, simbolo di sconti e promozioni che segnano l’inizio della stagione natalizia. Nel 2023, secondo i report di Adobe Analytics, negli USA sono stati spesi 10 miliardi di dollari solo per acquisti online, mentre in Italia, l’associazione Altroconsumo riferisce che circa l’85% della popolazione ha partecipato a questa giornata, con una spesa media di 261 euro pro-capite.
Nonostante la sensazione di grande opportunità legata al Black Friday, emergono riflessioni critiche sul consumo sfrenato che caratterizza questa giornata: l’indagine di Altroconsumo dello scorso anno rivela che il 42% degli acquirenti ha comprato in modo compulsivo prodotti non strettamente necessari. Questo fenomeno è stato oggetto di riflessione da parte di importanti filosofi del Novecento, come Erich Fromm, Zygmunt Bauman, Herbert Marcuse e Gilles Lipovetsky, che definiscono in alcune loro opere i pericoli di un consumismo irrazionale.
Black Friday e la logica del possesso: il pensiero di Fromm
Erich Fromm, psicoanalista e filosofo tedesco, ha dedicato molta attenzione alla questione del consumismo. Nella sua celebre opera “Avere o Essere?”, sostiene che la società moderna abbia acquisito la mentalità dell’avere, per cui l’individuo s’identifica non più nel suo valore, ma per ciò che possiede. La ricerca del possesso, agevolata dalle promozioni del Black Friday, rappresenta in realtà, il tentativo di colmare un vuoto emotivo: secondo Fromm, il consumismo non genera soddisfazione ma pone in secondo piano la persona promuovendo come essenziali prodotti commerciali inutili.
La società di Bauman: “Consumo dunque sono”
Zygmunt Bauman, sociologo polacco, definisce la società “liquida”, in cui individui fragili che faticano a mantenere relazioni stabili cercano rifugio nel consumo di prodotti offerti dal mercato, alla ricerca di una gratificazione immediata. Come spiegato durante il suo intervento al Festival della Filosofia del 2012, Bauman descrive lo shopping come un rituale quotidiano, un mezzo per affrontare e attenuare l’incertezza, facendo ricorso a oggetti materiali.
Il Black Friday si adatta perfettamente a questo contesto sociale: oggi si sente la necessità di consumare e accumulare beni, anche non necessari, solo per sentirsi conformi alla nuova società liquida, in cui anche le relazioni, come le merci, s’intrattengono finché servono.
Marcuse: il consumismo come forma di manipolazione
Herbert Marcuse, uno dei filosofi della Scuola di Francoforte, ha analizzato il consumismo come una “colonizzazione della mente”. Nella sua opera più nota, “L’uomo a una dimensione” del 1964, Marcuse descrive la società contemporanea come un sistema che produce beni di cui crea artificialmente il desiderio, attraverso i media, la pubblicità e la cultura di massa.
Offerte speciali, promozioni mirate e pubblicità aggressiva non trattano di bisogni concreti, ma spingono ad acquistare prodotti di cui non si ha realmente bisogno, promuovendoli a simbolo di felicità e libertà.
Lipovetsky: acquistare per status
Gilles Lipovetsky, sociologo francese, ritiene che la società moderna sia dominata dalla superficialità e dall’effimero, in cui si acquistano determinati prodotti perché percepiti come simboli di status e di appartenenza a un determinato gruppo sociale. Il Black Friday, in questo senso, diventa il simbolo di una società che promuove un’ossessione per il nuovo, per la novità e per l’immagine, in una corsa incessante ad “aggiornare sé stessi” acquistando l’ultimo modello di un oggetto ritenuto identitario ed essenziale.
Le riflessioni dei filosofi suggeriscono di guardare oltre la mentalità dell’avere per riscoprire l’importanza dell’essere: le ricorrenze più consumistiche come il Black Friday, il Natale, o San Valentino, possono rappresentare l’occasione per riflettere sul consumismo che pervade la vita quotidiana e interrogarsi sul vero significato del benessere e della felicità.
Le offerte sono dunque sì un’opportunità per fare acquisti convenienti, ma anche un invito a riflettere su ciò che davvero conta nella vita: le relazioni, la crescita interiore e il benessere che va oltre gli oggetti materiali.