Il digital divide, ovvero quel gap invisibile che separa chi naviga a tutta velocità e chi invece arranca con connessioni lente o inesistenti, è molto più di una questione tecnica o di un problema confinato ai paesi più poveri. Non si tratta solo di “non avere internet”. Divario digitale significa meno opportunità di studiare, lavorare ed accedere a servizi essenziali.
In Italia, dove il gap penalizza soprattutto le aree rurali e il Mezzogiorno, l’Europa e il governo hanno avviato piani strategici come per colmare queste lacune. Ma qual è la situazione reale e quali sono le iniziative concrete in campo per ridurre le disuguaglianze di connessione?
Tecnologia per tutti: l’UE investe su un’Europa connessa
Nel 2025, circa 2,6 miliardi di persone nel mondo sono ancora completamente offline. Un terzo della popolazione globale. Nei paesi più poveri, la situazione è ancora più drastica. Solo un quarto della popolazione ha accesso alla rete, e nelle zone rurali la percentuale scende ancora di più.
Per colmare il digital divide nelle aree più remote del Vecchio Continente, a giugno 2025, il Parlamento Europeo ha approvato la relazione che chiede alla Commissione Europea di intervenire con misure concrete. L’idea è di portare banda larga e 5G ovunque, anche dove la copertura è oggi un miraggio, utilizzando i fondi europei per migliorare la connettività.
Spinta che arriva proprio mentre a Ginevra si è appena conclusa la Global Digital Conference 2025, evento internazionale dove esperti, aziende e istituzioni hanno discusso di come rendere la tecnologia accessibile per tutti. Tra i temi più caldi, il digital divide riferito a nuove tecnologie come intelligenza artificiale e quantum computing, che rischiano di allargare ancora di più la forbice tra chi ha e chi non ha accesso.
Italia in rete: balzo in avanti contro il divario digitale
Negli ultimissimi anni, l’Italia ha compiuto significativi passi avanti nel ridurre il digital divide, soprattutto grazie a investimenti mirati nelle infrastrutture e nei servizi digitali. A fine 2024 la copertura in fibra ottica FTTH (fiber-to-the-home) ha raggiunto il 70,7% delle famiglie, salto notevole rispetto al 59,6% di fine 2023.
Il governo ha lanciato piani strategici come Italia a 1 Giga e Italia 5G, con stanziamenti per circa 3,8 miliardi di euro, per estendere la banda ultralarga e la rete 5G nelle cosiddette “aree bianche” e “aree grigie”, dove il mercato privato non investirebbe spontaneamente.
Sul fronte delle tecnologie wireless, l’FWA (Fixed Wireless Access) ha guadagnato terreno, rappresentando oggi l’11,4% delle connessioni fisse. Nel settore dei servizi pubblici digitali, l’Italia ha migliorato l’accessibilità e la qualità dell’e-government e della sanità digitale. Il risultato è che il 73% dei cittadini percepisce la digitalizzazione come un elemento che semplifica la quotidianità.
Combattere il digital divide: i piani per il gap del Sud
Nonostante i passi avanti, il divario digitale rimane una sfida concreta, soprattutto al Sud e nelle aree meno urbanizzate. Ad oggi, circa il 5,6% degli italiani non ha ancora accesso all’ADSL. La banda ultra larga è un lusso per molti, con percentuali di copertura che variano dal 60% al 80% a seconda della regione.
A luglio 2025, l’Italia si muove con un’agenda fitta di iniziative concrete per ridurre il digital divide. Il 7 luglio, a Palermo è stato presentato il piano per portare la fibra ottica in tutta la Sicilia. Poco prima, il 3 luglio a Udine si è tenuto un incontro dedicato all’integrazione tra sostenibilità e digitalizzazione per ridurre le disparità tra Nord e Sud.
Tra le recenti novità, il bando “Dritti al Punto” che sostiene l’attivazione nel meridione di “Punti Digitale Facile”. Si tratta di centri di facilitazione nati con il PNRR per formare 2 milioni di cittadini entro il 2026. Parallelamente, il “Servizio Civile Digitale” coinvolgerà migliaia di volontari per portare competenze digitali nei piccoli centri e nelle aree più periferiche. La corsa del Sud verso la piena inclusione nel mondo online è appena iniziata.
