Lavoro, il futuro è rosa. Anzi no, verde.

di 13 Dicembre 2011Ottobre 20th, 2020Lavoro, Sostenibilità

Oltre 227 mila assunzioni programmate nel 2011 legate a sostenibilità ed ambiente, molte delle quali con contratti stabili e duraturi. Sono i “green jobs” i lavori del futuro, secondo quanto svelato dai dati Unioncamere – l’Unione Italiana delle Camere di Commercio – presentati a Verona in occasione della fiera Job&Orienta. Perché se l’ambiente è fonte di vita, ora è anche un’occasione concreta di occupazione per migliaia di giovani.

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Green economy come occasione di rilancio per la nostra nazione, come idea di impresa e, soprattutto, come mezzo per creare nuove opportunità di lavoro per i più giovani: sono questi i dati che emergono dal rapporto Unioncamere. Dati che ben si sposano con quanto emerso, lo scorso novembre, da un’ulteriore indagine, il Rapporto GreenItaly, curato sempre da Unioncamere e Symbola.

Esiste un “cuore verde” nel nostro Paese, che sta sempre di più coinvolgendo anche le imprese: circa il 23,9% delle aziende italiane ha investito o investirà in prodotti e tecnologie verdi.  Il dato interessante è che la “rivoluzione green” non sta interessando solo i comparti legati all’ambiente, ma anche quelli più tradizionali.

Con un ulteriore dato positivo: le prime dieci posizioni della classifica regionale per diffusione delle imprese che investono in tecnologie green sono occupate equamente da cinque regioni settentrionali e cinque meridionali.

Proprio questo nuovo modo di fare impresa prevede anche l’utilizzo di figure professionali capaci di trainare le industrie italiane in questo campo innovativo.  Ma quali sono i profili considerati “introvabili” per il settore green? Unioncamere segnala i seguenti profili: l’auditore esperto in emissioni di gas serra in atmosfera, il tecnico superiore per industrializzazione, qualità e sostenibilità dell’industria del mobile, lo statistico ambientale, l’ingegnere dell’emergenza, il progettista di architetture sostenibili e l’esperto del ciclo di vita dei prodotti industriali.

La ricerca di questi profili professionali specializzati rischia di rimanere insoddisfatta per circa il 15% del fabbisogno delle aziende. La causa, sempre secondo i dati Unioncamere, è da ascriversi ad un’inadeguata preparazione dei candidati, a cui però, il nostro sistema scolastico sta ponendo rimedio. Sono sempre di più i corsi di laurea, master, dottorati di ricerca che pongono sostenibilità e ambiente in primo piano. Solo nell’anno 2011/2012 sono stati attivati 193 corsi di laurea nel settore “green”.

 

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