Centinaia di migliaia di specchi scintillano, abbaglianti, sulla superficie di un arido deserto americano; sembrerebbe la descrizione di uno scenario fantascientifico, tratto da un romanzo di Bradbury o di Clarke, invece si tratta di qualcosa di reale e attualissimo: uno sterminato impianto di produzione di energia solare che provvederà al rifornimento energetico di più di 140.000 abitazioni californiane. Il suo nome è Ivanpah Solar Electric Generating System ed è un progetto che si colloca nell'ambito di una politica energetica ad ampio raggio.

300.000 specchi collocati sulla sommità di 173.500 torri ad acqua si estendono su una superficie di 13 kmq, una cinquantina di chilometri a sud-ovest di Las Vegas: l'impatto visivo è colossale, quello energetico pure. Il più grande impianto termodinamico del pianeta non è più solo un progetto, ma una realtà concreta, messa a punto per rispondere a una delle sfide del secolo: ridurre ai minimi termini la produzione di CO2 e potenziare in modo esponenziale l'apporto energetico fornito da fonti green. Il progetto, infatti, rappresenta la punta di diamante della politica energetica del governo californiano, che entro il 2020 mira a far sì che l'apporto proveniente da fonti sostenibili rappresenti un terzo della produzione energetica totale dello Stato.

Il dato certo è che l'impianto consentirà una riduzione di CO2 pari a 400.000 tonnellate annue, garantendo parallelamente il rifornimento energetico di 140.000 abitazioni. Per il momento, gli unici a sembrare poco soddisfatti del risultato, sembrerebbero i volatili e gli animalisti: le torri ad acqua, surriscaldate dal sole del deserto, possono infatti raggiungere una temperatura di 530 gradi e pare che questo aspetto possa rappresentare una minaccia più che tangibile per gli uccelli del luogo. Il Governo Californiano si è comunque . . .

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