Chi denuncia un’espansione, chi esulta per una diminuzione. Ma cos’è il buco dell’ozono e come si comporta?

Circolano diverse notizie, spesso contraddittorie, riguardo il buco dell’ozono e il risultato è solo quello di alzare un gran polverone e creare confusione. Ci sono diverse prospettive e diversi scenari da considerare ma, analizzando con ordine e sistematicità il fenomeno, non è così difficile fare chiarezza e delineare i punti principali.

Tutto ha inizio il primo maggio 1985. Sulla rivista Nature un articolo che segnerà il secolo: un gruppo di scienziati guidati da Joseph Charles Farman denuncia l’assottigliamento della ozonosfera e la formazione del buco dell’ozono. Il secondo strato della stratosfera (quello ricco di ozono) ha la funzione di assorbire la totalità dei raggi UCv e il 90% di quelli UVb, in questo modo esclude i raggi dannosi e lascia passare, quanto basta, quelli a bassa energia che regolano il funzionamento dell’ecosistema.

L’assottigliamento dell’ozonosfera è causata solo dall’inquinamento?

L’espressione “buco dell’ozono” da spazio ad equivoci, così come il concetto di “allargamento” e “restringimento”. Più che un buco vero e proprio, si tratta di un assottigliamento dello strato ricco di ozono. E’ pur vero che ha permesso la vita umana sulla Terra, ma non è mai stato realmente stabile. Nel corso del tempo lo spessore di questo strato è cambiato continuamente per cause naturali, continuando sempre a svolgere la sua funzione di “filtro”. Sicuramente dalla seconda metà del Novecento l’inquinamento atmosferico (in particolare il CFC, gas clorofluorocarburo) ha visto un notevole incremento per le attività produttive dell’uomo. Il risultato è stato che alla cause naturali si sono aggiunte quelle umane.

Le continue oscillazioni del buco dell’ozono

Quando a causare le variazioni erano solo le cause naturali, queste avvenivano lentamente e il Pianeta aveva la possibilità di adattarsi nel tempo e trovare nuovi stati di equilibrio. Dal momento in cui sono subentrate le cause umane, la situazione si è aggravata con una riduzione così grave in corrispondenza dell’Antartide, che si è cominciato a parlare addirittura di “buco”.

Si hanno spesso notizie contraddittorie riguardo lo stato del buco dell’ozono perchè si analizza il fenomeno sul breve termine. Bisognerebbe distinguere in quale percentuale il problema sia causato dall’inquinamento atmosferico e in quale dai fattori naturali. Isolando quest’ultimi (che non dipendono dall’uomo), si può capire effettivamente se l’attività umana incide meno e, quindi, se c’è un miglioramento nella complessità del fenomeno a lungo termine. Basta considerare che le variazioni climatiche (quindi anche eventuali correnti fredde, calde o il susseguirsi delle stagioni) hanno un forte impatto.

Artide e Antartide: eterne compagne del buco dell’ozono

Si sente spesso collegare il buco dell’ozono alla situazione in corrispondenza dell’Artide e dell’Antartide. Nelle zone polari in realtà lo strato della ozonosfera è più spesso. Nonostante ciò, proprio perchè sono zone meno esposte ai raggi solari, si verificano minori reazioni tra l’ozono e le radiazioni. A questo si aggiunge che il freddo porta alla degradazione dell’ozono. Il risultato è che ai poli lo strato di ozono è più spesso, ma la sua produzione molto più lenta e bassa, quindi non riesce ad equilibrare la distruzione dell’ozono causata dall’inquinamento atmosferico.

La situazione attuale

Nel corso degli ultimi mesi i dati del Cooperative Institute for Research in Environmental Sciences alla University of Colorado hanno rassicurato su un’importante riduzione del buco dell’ozono in corrispondenza dell’Antartide. I progressi hanno portato come conseguenza anche a un positivo mutamento della circolazione atmosferica nell’emisfero australe.

Specularmente, invece, in Artide si è osservata l’espansione del buco dell’ozono, accelerata, tra i vari fattori, anche dal freddo e dal vortice polare. Le misure dei livelli di ozono sono state ricavate dal lancio di palloni sonda ad opera di un gruppo di ricercatori dell’Istituto tedesco Alfred Wegener. L’estensione del buco sarebbe considerevole, ma fortunatamente non pericolosa per la salute degli uomini data la posizione.

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