È di fondamentale importanza saper distinguere i termini riuso e riciclo soprattutto negli ultimi tempi, dove si tende a fare molta confusione. Non si tratta di una semplice differenza semantica, ma di modalità di approccio e applicazione distinte. Entrambi sono evidentemente pilastri dell’economia circolare, ma il riuso prevede un’azione immediata che ne ripristini la funzionalità e il riciclo, per contro, è una trasformazione dell’oggetto originario in qualcosa di nuovo, analogo o molto diverso a ciò a cui era servito originariamente.

La Commissione di Bruxelles sceglie il riuso all’insegna delle filiere corte e a chilometro zero di “Farm to Fork”, grazie alle quali si creeranno sistemi alimentari sostenibili, riconoscendo il forte legame che c’è tra salute delle persone, delle società e del pianeta. L’obiettivo, coerente con il Green Deal del 2019, è quello di ridurre i rifiuti da packaging del 15% entro il 2040 in ciascun paese.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici

Secondo i dati diffusi dalla Commissione Europea, ogni anno lo smaltimento di beni potenzialmente riparabili produrrebbe 35 milioni di tonnellate di rifiuti che si traducono in oltre 12 miliardi di euro di perdite e circa 260 milioni di sostanze che contribuiscono a generare alterazioni a livello globale del clima della terra, i cosiddetti gas climalteranti.

La tesi italiana è diversa. “Grazie alla trasformazione dei rifiuti – dice Luca Ruini, presidente di Conai nel triennio 2020-2022 – nel 2021 l’Italia ha recuperato 285 mila tonnellate di acciaio, pari a 739 treni Frecciarossa, 16 mila tonnellate di alluminio che equivalgono a 1,5 miliardi di lattine e un milione 796 mila tonnellate di vetro, pari a 5 miliardi di bottiglie di vino”.

Qual è la differenza tra riuso e riciclo?

Il riutilizzo (o riuso) e il riciclo sono fondamentali per il passaggio da un’economia lineare basata sulla perpetua produzione di nuovi prodotti, ad un’economia circolare fondata sul ricondizionamento e riciclo di materiali e di merce esistenti il più a lungo possibile, al fine di salvaguardare il pianeta garantendo uno sviluppo sostenibile che soddisfi sia le esigenze della generazione attuale che di quelle future.

Al vertice del paradigma circolare delle R (riduzione, riuso, riciclo e recupero) il riuso è la dimostrazione pratica del principio per cui il miglior rifiuto è quello che non si produce. Uno dei tanti vantaggi del riutilizzo consiste nella riduzione delle tonnellate di detriti che finiscono nelle discariche o negli inceneritori riducendo in questo modo l’esigenza di materie prime azzerando il trasporto, il trattamento delle materie prime e prevenendo l’inquinamento grazie ad un considerevole risparmio di energia.

Riciclare invece significa utilizzare nuovamente materiali di scarto o di rifiuto di precedenti processi produttivi trasformandoli in nuovi beni. Dall’ultimo report del 2022 della Fondazione Sviluppo Sostenibile, l’industria italiana del riciclo è in crescita costante con il 72% dei rifiuti trasformati, coinvolgendo 3.800 imprese, 236.365 occupati e un valore aggiunto di 10,5 miliardi di euro. Il tutto non senza emissioni di CO2.

Right to repair. Il diritto alla riparazione a favore di risparmio e riduzione dei rifiuti

Con l’obiettivo di rendere più facile ed economicamente vantaggiosa la riparazione di beni al posto della loro spesso precoce sostituzione, il 22 marzo scorso la Commissione Europea ha proposto nuove norme che promuovono il Right to repair, letteralmente diritto alla riparazione, che consentirà ai consumatori di risparmiare riducendo, nel contempo, i rifiuti.

Nell’ottica della transizione ecologica e del consumo sostenibile, la direttiva mira ad incentivare la riparazione e il riuso anche oltre la garanzia legale, mettendo a disposizione dei consumatori una nuova serie di diritti e strumenti per rendere la riparazione facile e accessibile.

La Commissione prevede la realizzazione di una piattaforma online in grado di mettere in contatto i consumatori con riparatori e venditori più vicini di beni ricondizionati e a comparare le offerte più interessanti. È previsto poi un modulo europeo di informazioni sulla riparazione per garantire la trasparenza sui costi di intervento e una comparazione tra più riparatori.

Nell’ultimo Circular Economy Action Plan, strategia che sviluppa una tabella di marcia per consentire di passare da un sistema lineare a uno circolare, il diritto alla riparazione è la prerogativa del piano d’azione che la Commissione europea sta mettendo in campo per porre al centro la sostenibilità nella filiera produttiva.

Negli ultimi anni, sia in America che in Europa, sono nati dei veri e propri movimenti come il Repair.ue, e il Digital right to repair, costituiti da coalizioni che spingono per il cambiamento del sistema intorno alla riparazione. Un tema, quest’ultimo, che riguarda direttamente il grande principio dell’obsolescenza programmata ovvero di quell’azione volta a definire il ciclo vitale di un prodotto. Strategia limitante, quindi, che vincola la durata di un prodotto ad un periodo prefissato, facendolo diventare inservibile dopo un certo tempo, oppure semplicemente obsoleto se confrontato con nuovi modelli più moderni, sebbene siano poco o per nulla migliori dal punto di vista funzionale.

Il diritto alla riparazione e il piano d’azione per l’economia circolare rappresentano un passo avanti nella giusta direzione. Ma è molto importante che la legislazione diventi efficace e soprattutto che le aziende si trasformino in modelli di business circolari non concentrandosi solo sul fine vita dei prodotti, ma  attenzionando le fasi iniziali dell’estrazione e della produzione delle risorse.

Riuso e riciclo riduco entrambi il bisogno di utilizzare preziose risorse naturali e materie prime, ma la discrepanza tra i due termini sta soprattutto nel differente impatto ambientale. Riutilizzare qualcosa, non fargli terminare il suo ciclo di vita ed evitare che finisca in discarica, sono tutte azioni che concorreranno più velocemente all’obiettivo della neutralità climatica al 2050 previsto dall’Unione Europea e quindi a zero emissioni nette di gas serra di origine antropica.

Condividi su:
Avatar photo

Florinda Ambrogio

Laureata in Scienze e Tecniche Psicologiche con specializzazione in Scienze Forensi, amo la cronaca tanto quanto la narrativa. Da sempre impegnata per portare l'attenzione sui sempre attuali temi della crescita personale. Il cassetto mi piace riempirlo fino all'orlo di sogni che sostituisco non appena diventano realtà. Aperta al cambiamento solo se porta a migliorare.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici