Acqua e vita scorrono insieme, ad ogni livello: ambientale, sociale ed economico. Lo stato della rete idrica italiana è ancora un tasto dolente per il Paese. Secondo il più recente report ISTAT 2022 sugli anni 2019-2021, in Italia si perde più di un terzo dell’acqua immessa nella rete di distribuzione, ovvero una media nazionale di circa il 36,2% del volume totale. Per arginare le perdite, il governo ha stanziato quasi 4 miliardi di euro.

La copertura maggiore (2,9 miliardi) deriva dal PNRR mentre il miliardo restante proviene direttamente dallo Stato. L’obiettivo è quello di finanziare il potenziamento, completamento e manutenzione straordinaria delle infrastrutture di diramazione, stoccaggio e fornitura idrica in tutto il Paese.

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Aumentano gli investimenti, migliora la rete idrica italiana. Ma l’acqua persa è ancora tanta

Nonostante il dato delle perdite della rete sia in calo rispetto al 2018 e gli investimenti annui per abitante nel settore risultino mediamente in crescita posizionandosi sui 56 euro annui per abitante (Invitalia 2023), il sistema idrico italiano necessita ancora di interventi strutturali ingenti.

I costanti problemi di dispersione si manifestano principalmente su due fronti: da un lato quello più consistente riguardante la rete idrica, dall’altro gli impianti di stoccaggio, deputati alla raccolta delle acque piovane in primis.

Un territorio che è un puzzle. L’Italia che “fa acqua” tra maglie nere e casi virtuosi

La rete di acquedotti italiani si estende per circa 430 mila chilometri e la sua costruzione risale tra i 30 e 50 anni fa. L’obsolescenza unita a un’estrema diversificazione nella gestione della rete idrica sono le principali cause delle attuali perdite e sprechi.

Il dato medio nazionale della dispersione reale (36,2%) cela in realtà un profondo divario a livello territoriale. In alcune aree, soprattutto al centro-sud e isole, si disperde fino all’80% della risorsa idrica. Abruzzo, Basilicata, Sardegna, Molise e Sicilia sono maglia nera, con valori superiori al 50%. Tra le province, invece, i valori peggiori sono quelli di Latina (73,8%), Belluno (70,6%) e Siracusa (67,6%). Le più virtuose quelle di Macerata (9,8%), Pavia (11,8%) e Como (12,2%).

A gennaio 2023 il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha assegnato la seconda tranche di investimenti per la riduzione delle perdite, finalizzata al restauro, ammodernamento e digitalizzazione della rete idrica italiana. 2 miliardi vanno all’ammodernamento delle infrastrutture primarie di cui l’85% al potenziamento e adeguamento della rete idrica e il 15% all’adeguamento in funzione antisismica.

Uno stoccaggio efficiente per rispondere alle situazioni di carenza idrica

Alle criticità derivanti dalle perdite della rete idrica si aggiunge l’inadeguatezza su scala nazionale di molti sistemi di stoccaggio. Come evidenziato da ISPRA, il 15,4% del territorio italiano è considerato “a pericolosità media ed elevata di alluvioni” classificandosi tra le nazioni europee con maggiore apporto pluviometrico. “In media – scrivono nel report ISTAT 2022 – le precipitazioni annuali registrate in Italia nel periodo 1991-2020 sono state di 943 mm. Circa il 53% dell’acqua piovana (498 mm) è però tornato in atmosfera per evaporazione, dal terreno e dai corpi idrici, e per traspirazione attraverso gli apparati fogliari delle piante”.

Nell’ultimo decennio osservato, il 2020, si presenta come uno degli anni meno piovosi nei Comuni capoluogo di provincia/città metropolitana. In un periodo di eventi siccitosi da un lato e alluvionali dall’altro, uno stoccaggio efficiente si rivela estremamente utile per rispondere prontamente a potenziali situazioni critiche.

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Giulia Angelon

Mi piace esplorare l’esistenza, osservandone i misteri e sperimentando la forza creatrice che genera l'atto di comunicare quando nasce dall’ascolto e dal dialogo. Per BuoneNotizie.it scrivo di benessere e innovazione in chiave culturale, imparando l’arte di esserci nelle cose con intensa leggerezza.

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