Esiste una sorta di simbiosi tra l’andamento climatico della Terra e la vita di ognuno di noi. Tutti risentiremmo di un’ulteriore crescita delle emissioni di CO2, così come beneficeremmo se fossero attuate politiche per la loro riduzione. Oltre a subire gli effetti dei cambiamenti climatici in corso, possiamo anche svolgere un ruolo attivo per cercare di limitarne gli effetti.

In questo senso la responsabilità dell’uomo, sia come causa che come “cura” del problema, è elevata. La politica non è più soltanto al servizio del cittadino, ma lo è anche nei confronti del pianeta. A tal proposito, il 18 giugno è stato indetto in Svizzera un referendum per la neutralità carbonica – promosso da scienziati e ambientalisti – al quale gli svizzeri hanno risposto in gran numero e in maniera piuttosto netta.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici

Perché si definisce referendum “salva ghiacciai”

Un aspetto peculiare del referendum è quello di essere stato definito salva ghiacciai. Perché? I ghiacciai sono in grande sofferenza, in Svizzera come in ogni altro Paese del mondo. È negli ultimi anni, però, che il problema si è intensificato. I cambiamenti che stanno subendo i ghiacciai svizzeri – tra i più maestosi e importanti d’Europa – sono percettibili a occhio nudo.

Negli ultimi trent’anni, i ghiacciai alpini hanno perso il 33% circa del loro volume. Gli attivisti avevano in mente, in principio, di proporre misure ancora più drastiche e ambiziose, salvo poi accodarsi alla linea di governo che prevede il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050. È il primo passo concreto che può essere intrapreso per rallentare la fusione dei ghiacciai, per i quali è necessario agire subito per evitare il peggio, come afferma Matthias Huss, glaciologo presso l’Istituto svizzero di tecnologia di Zurigo.

Neutralità carbonica: di cosa si tratta

Ghiacciai, ma non solo. In Svizzera, gli effetti del riscaldamento globale sono sempre più visibili. Per invertire la rotta, o quanto meno cercare di limitarne gli effetti, gli svizzeri hanno scelto la via della carbon neutrality. Detta anche neutralità climatica, consiste nel raggiungimento di un equilibrio tra le emissioni e l’assorbimento di carbonio. Si parla di sequestro o immobilizzazione di carbonio nel momento in cui si rimuove anidride carbonica dall’atmosfera. Tutto ciò è reso possibile dai pozzi di assorbimento, ovvero sistemi in grado di assorbire maggiori quantità di carbonio rispetto a quelle che emette. Sono il suolo, le foreste o l’oceano i principali pozzi di assorbimento naturali sui quali uomo e pianeta possono contare: insieme, rimuovono tra i 9.5 e gli 11 Gt (gigatoni) di CO2 all’anno.

Ogni incendio, disboscamento, o sfruttamento eccessivo del terreno, sprigiona nell’atmosfera il carbonio conservato nei pozzi naturali. Per questo motivo, ridurre le emissioni di CO2 è molto importante per poter raggiungere la neutralità carbonica.

Il referendum traccia la strada verso la neutralità carbonica

La legge è stata approvata con il 59,1% dei “sì”. Si è votato per una drastica riduzione delle emissioni di gas serra, al fine di limitare gli effetti del cambiamento climatico e lo scioglimento dei ghiacciai nel paese. Di pari passo, la Svizzera abbandonerà l’utilizzo di petrolio e gas, a favore di un incremento di produzione di energia da fonti rinnovabili direttamente sul territorio, senza passare da alcun processo di importazione.

Per aiutare i cittadini e le imprese a rinunciare ai combustibili fossili, il piano stanzia oltre 3 miliardi di franchi svizzeri, così divisi: circa 2 miliardi serviranno ai proprietari di case per l’approvvigionamento di gas e riscaldamento da fonti sostenibili, sostituendo pompe di calore e altri sistemi che sfruttano i combustibili fossili, mentre 1,2 miliardi aiuteranno le imprese nel processo – già avviato – di “transizione verde”.

La Finlandia entro il 2035, la Germania entro il 2045, Cina e Russia entro il 2060, l’Unione Europea (Italia compresa) entro il 2050: in alcuni casi – come la Svizzera e altri 25 stati – il target è diventato legge; in altri si tratta soltanto, per ora, di obiettivi annunciati dal governo. Quel che conta è che 148 dei 198 paesi che fanno parte della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (85% della popolazione mondiale) abbia dichiarato di voler raggiungere la neutralità climatica.

Condividi su:
Avatar photo

Tommaso Barbiero

Nasce a Busto Arsizio, nel varesotto, 25 anni fa.Laureato in Scienze della Comunicazione, attualmente collabora con due testate giornalistiche: Buonenotizie.it e Sprint e Sport. Scrive di sport, ma anche di ambiente e sostenibilità. Crede nel potere della parola come strumento per fare buona comunicazione, che sia propositiva e costruttiva, oltre che seria e affidabile.Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

Riscopri anche tu il piacere di informarti!

Il tuo supporto aiuta a proteggere la nostra indipendenza consentendoci di continuare a fare un giornalismo di qualità aperto a tutti.

Sostienici