Il Rapporto dell’Istituto Australiano delle Scienze marine evidenzia un significativo ripopolamento delle barriere coralline australiane. Il fenomeno è di particolare interesse, vista l’importanza di questo patrimonio di biodiversità sul piano dei servizi all’ecosistema marino e ambientale. Nonostante la buona notizia, tuttavia, i più recenti dati sul riscaldamento climatico non lasciano spazio a facili entusiasmi.

Infatti, la NASA e il Servizio di Osservazione Climatico Copernicus dell’UE riferiscono che luglio 2023 è stato il mese più caldo di sempre. L’incremento di temperatura osservato è di 0,24 gradi centigradi rispetto al passato ed è considerato, fra gli altri, un indice di allerta per i conseguenti rischi di estinzione dei coralli. Al riguardo, la scienza sta sperimentando metodi innovativi per la salvaguardia, il ripopolamento e  il mantenimento di un regno sottomarino ritenuto vitale per la biosfera.

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I servizi ecosistemici delle barriere coralline

Le barriere coralline sono formazioni rocciose biogeniche: elementi di origine organica in decomposizione, ossia composizioni calcaree, residuate dalla parte minerale degli organismi viventi; esse costituiscono l’esoscheletro (scheletro esterno) dei coralli, minuscoli animali acquatici invertebrati, definiti polipi, ancorati a un substrato marino biodinamico.

Grazie alla simbiosi con le alghe coralline, insieme ad altri animali acquatici, i coralli sono, fondamentali per la formazione di uno degli ecosistemi più straordinari del pianeta: le barriere coralline, appunto. Si tratta di un rigoglioso universo acquatico, preziosa dimora del 25% delle specie marine esistenti; rappresenta infatti, l’habitat e il rifugio di coloratissimi pesci, mante, delfini, balene, tartarughe marine e altro ancora.

Anche l’uomo beneficia di un simile patrimonio di biodiversità: la pesca, come fonte di alimentazione, le attività economiche per la capacità di attrazione turistica degli scenari corallini. Non ultima la protezione delle coste che, in qualità di barriere, possono ridurre di molto la potenza delle onde e contrastare gli effetti distruttivi degli tsunami.

 

Le barriere coralline: scienza e tecnica per il loro ripopolamento

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La Grande Barriera corallina Australiana

II rapporto annuale 2021/2022 dell’Istituto Australiano delle Scienze Marine evidenzia che la maggior parte dei coralli della Grande Barriera Corallina (GBC) australiana mostrano una sorprendente resilienza per via della veloce capacità di recupero anche dopo periodi di stress  climatici e ambientali.

Il rapporto indica un aumento della copertura corallina centrale del 33%  e il 36% in quella settentrionale: il livello più alto in 36 anni di monitoraggio. Purtroppo, però la parte meridionale evidenzia una diminuzione di presenza corallina di ben quattro punti percentuali se si confronta il 38% di copertura riscontrata  nel 2021 con il 34% del 2022. Una perdita, dovuta, secondo gli osservatori, agli stress termici degli oceani e alle continue epidemie di parassiti dei coralli.

Pertanto, nonostante si osserva una considerevole ripresa delle barriere coralline, rimane tuttavia la necessità che il trend evidenziato possa mantenersi nel tempo. Diversi, infatti, sono i fattori che minacciano l’habitat della Grande Barriera e dell’intero ecosistema corallino. A tal fine si segnalano il riscaldamento climatico, le acque reflue, la pesca massiva, i detriti industriali, il turismo di massa.

Gli scienziati spiegano che i vivacissimi colori dei coralli sono dovuti alla presenza delle alghe marine in simbiosi con i coralli: le alghe, attraverso la fotosintesi, nutrono i polipi corallini e questi ultimi forniscono alle alghe anidride carbonica, azoto, fosforo.

Le variazioni di temperatura portano i coralli a disfarsi delle alghe e quindi della loro fonte di nutrimento; dopo un iniziale sbiancamento dovuto all’assenza delle alghe, i polipi corallini sono destinati a morire.

Sperimentazioni per il ripopolamento delle barriere coralline

Contro il rischio di estinzione dei coralli il Centro di Ricerca sull’Ecologia Marina della Southern Cross University del Queensland – Australia – ha avviato, nel 2016, una tecnica di fecondazione in vitro (IVF) dei coralli. Gli scienziati raccolgono lo sperma e gli ovuli dei coralli nel periodo della loro riproduzione di massa per coltivarli in speciali vasche galleggianti, quando le larve sono mature vengono rilasciate nei luoghi dove è necessario ripopolare l’ambiente corallino.

Secondo Peter Harrison, ricercatore capo della sperimentazione, la tecnica (IVF) si è rivelata efficace nel recupero delle barriere coralline delle Filippine e  della GBC australiana.

A Bonaire, nel Mar dei Caraibi, si pratica il giardinaggio dei coralli, coordinato dalla ricercatrice italiana Francesca Virdis. Attraverso la tecnica della frammentazione tutti i coralli dello stesso genotipo si tagliano a metà e si coltivano in vivai subacquei. In tal modo, duplicato il numero dei ceppi originari, si riproducano migliaia di nuovi polipi corallini.

La frammentazione però non permette la diversità genetica necessaria a rafforzare la capacità di resilienza delle barriere coralline, pertanto ad essa viene associata anche la riproduzione in vitro.

Infine ricercatori italiani, in collaborazione con l’Acquario di Genova, hanno recentemente presentato uno studio che dimostra l’efficacia della curcumina – estratto della curcuma – nel ridurre lo sbiancamento dei coralli. I ricercatori hanno simulato ambienti marini esposti a surriscaldamento termico. In tali condizioni i coralli trattati con curcumina non hanno dato segni di sbiancamento mentre quelli non trattati sono stati colpiti da tale fenomeno.

Invero la scienza dimostra di saper rimediare ai danni provocati dall’azione antropica. Punti fermi rimangono comunque le politiche globali di salvaguardia dell’ambiente e la lotta al cambiamento climatico.

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Lucia Muscetti

Laureata in Scienze Politiche, docente emerita in discipline giuridiche ed economiche presso i Licei di Scienze Umane. Leggo e approfondisco saggi sui diritti umani e di politica per scrivere e praticare l’arte del vivere bene insieme. Partecipo al laboratorio giornalistico di BuoneNotizie.it

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