Al giorno d’oggi, meno di quindici colture garantiscono il 90% del fabbisogno calorico giornaliero mondiale e solo tre di esse: grano, riso e mais, ne coprono quasi la metà. Questo impoverimento non coincide solo con una considerevole perdita di biodiversità, ma soprattutto rischia di mettere a repentaglio la sicurezza alimentare nel mondo.

Fortunatamente possiamo contare su alcune soluzioni, volte ad invertire la tendenza: queste riguardano la riscoperta delle colture dimenticate, investimenti nella ricerca, il supporto agli agricoltori e una nuova attenzione alle nostre abitudini di consumo.

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Cos’è la biodiversità e perché è importante per la sicurezza alimentare

La biodiversità, in agricoltura, si riferisce alla varietà di specie vegetali disponibili negli ecosistemi agricoli.

La biodiversità è fondamentale per la sicurezza alimentare perché fornisce quelle risorse genetiche necessarie per lo sviluppo di colture più resistenti ai cambiamenti climatici e alle malattie.

Facendo affidamento su varietà diverse, inoltre, il settore agricolo può rispondere meglio agli shock ambientali, alle siccità e alle malattie, di quanto non farebbe puntando sulle monocolture.  

Purtroppo, questo avviene raramente, come testimonia un rapporto dell’organizzazione Land Coalition. In Europa, per esempio, le monocolture sono aumentate fino a diventare quasi la metà dei terreni agricoli, che risultano in mano al 3% delle aziende agricole.

L’evoluzione del settore agroalimentare

Nel corso della storia, secondo la FAO, l’uomo ha fatto uso di circa 7.000 specie vegetali, ma a partire dal secolo scorso, abbiamo assistito a un rapido declino di questa grande varietà.

La scoperta di tecnologie sempre più avanzate e il miglioramento del tenore di vita hanno favorito lo sviluppo di nuove forme di consumo. Il settore produttivo, quindi, per andare incontro alle richieste della grande distribuzione organizzata, ha spostato la propria attenzione sull’omogeneizzazione delle colture e sulla selezione di varietà ad alto rendimento per aumentare la resa totale e soddisfare la domanda.

Questo ha ridotto il numero di specie coltivate, causando una forte erosione della biodiversità agricola e della qualità dei prodotti che mangiamo.

Le colture dimenticate per tutelare la sicurezza alimentare

Per contrastare la perdita di biodiversità e tutelare la sicurezza alimentare ci sono varie soluzioni.

Una strategia efficace consiste nella valorizzazione delle cosiddette colture “dimenticate”, ossia quelle colture che sono state escluse dal processo di selezione delle cultivar, occorso negli ultimi decenni.

Queste colture, una volta parte integrante della dieta umana, sono spesso più adattabili a condizioni ambientali avverse e, avendo trascorso secoli ad adattarsi al loro habitat di riferimento, richiedono meno input esterni, come acqua e pesticidi.

Negli ultimi anni, anche l’Unione Europea, nell’ambito del programma di finanziamento “Horizon 2020”, ha supportato dei progetti per incentivare la valorizzazione delle colture dimenticate. Tra questi, si può citare “TRADITOM”, un progetto che ha contribuito a mappare le varietà tradizionali di pomodoro con lo scopo di evitare la loro sostituzione con cultivar moderne.

Banche genetiche e formazione

Ad oggi, nel mondo, si contano più di 1700 banche genetiche, come la “Svalbard Global Seed Vault”, che raccolgono, conservano e condividono numerose varietà di semi per promuovere la ricerca e la biodiversità. Iniziative simili si registrano anche tra la società civile, dove contadini e privati cittadini si impegnano per condividere sementi e conoscenze.

Infine, per tutelare la biodiversità e garantire la sicurezza alimentare, è essenziale supportare gli agricoltori nella transizione verso pratiche sostenibili. Questo può essere fatto attraverso incentivi economici, accesso a semi di varietà diverse e percorsi di formazione specifici. A questo proposito, l’UE ha finanziato “SHOWCASE”, un progetto che, attraverso un percorso di ricerca e sensibilizzazione, punta a mappare i fattori che possano facilitare la transizione del settore agricolo verso pratiche più sostenibili.

Fonti:

Il rapporto Land Coalition

Il progetto TRADITOM

Il progetto SHOWCASE

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Marzio Fait

Marzio Fait. Mi occupo di comunicazione per il non-profit. Ho partecipato come observer alla COP 27 e alla COP28. Mi occupo di attualità, di diritti umani e di giustizia climatica. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista.

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