Ispirarsi alla natura per rispettare l’ambiente è il compito svolto dalla biomimetica. Ti presentiamo l’ultimo ritrovato che sta facendo parlare di sé in tutto il mondo: la sharkskin (pelle di squalo), che sta trasformando il settore dell’areonautica. La pelle degli squali, diventa il rivestimento per creare degli aerei super veloci e super sostenibili, grazie alla biomimetica.
Per BuoneNotizie.it l’ingegnere aerospaziale Biagio Moro, ci illustrerà l’evoluzione della biomimetica ispirata alla sharkskin. Riuscirà la pelle di squalo a cambiare il modo di volare?
La biomimetica: la sharkskin per aerei più green
La biomimetica è la scienza delle soluzioni: studia e prova ad emulare le potenzialità della natura per applicarle all’ingegneria, architettura o medicina. Fra gli esempi, emerge il progetto che emula la pelle di squalo nel ramo dell’aviazione: la sharkskin diventa il rivestimento per creare aerei a basso impatto energetico. Per comprendere meglio lo sviluppo della biomimetica applicata alla sharkskin e non solo, l’ingegnere padovano, Biagio Moro, ci svela i segreti di questo sistema. «Mi occupo di biomimetica da oltre dieci anni – spiega l’ingegner Moro – ho lavorato principalmente nel settore dell’aviazione. In questi ultimi mesi sta prendendo piede il progetto Areoshark, che promette di utilizzare la sharkskin per realizzare aerei sostenibili. Il progetto è già stato sperimentato dalla compagnia asiatica EVA. La biomimetca ha colto che la sharkskin è in grado di ridurre l’attrito, resistere agli sbalzi di temperatura, ai raggi ultravioletti e alla grande velocità degli aerei».
Questi elementi possono ridurre notevolmente l’impatto di CO2. La pelle di squalo è applicata anche in altri settori, fra questi la medicina. Infatti, nonostante siano pesci che si muovono molto lentamente, non riescono ad accumulare alghe sulla loro pelle. Alcune aziende hanno iniziato a creare delle simil sharkskin per rivestire le pareti ospedaliere: in questo modo la biomimetica potrà ridurre la proliferazione di virus e batteri.
Dagli squali alle termiti: la biomimetica che osserva proprio tutti
Oltre alla sharkskin, la biomimetica osserva altri esseri viventi, cercando di salvare il pianeta. In Africa, per esempio, l’osservazione delle termiti, ha ispirato gli architetti per applicare la biomimetica alle tecniche di raffreddamento. «Per rendere gli edifici sostenibili – continua Moro – in Zimbabwe un importante centro commerciale nella città di Harare ha utilizzato l’esempio dei termitai per raffreddare gli ambienti. Per noi ricercatori di biomimetica è un esempio virtuoso, perché grazie alla capacità di raffreddamento dei termitai, si è resa possibile la regolazione della temperatura con un minimo dispendio energetico. In Giappone, invece, il treno proiettile Shinkansen, deve la sua forma aerodinamica al becco del martin pescatore che garantisce il raggiungimento di oltre 300 chilometri orari. Dalla sharkskin alle termiti, la natura e la biomimetica potranno davvero aiutare la specie umana ad avere un maggior rispetto per l’ambiente».
Le nuove frontiere della biomimetica sono in fase di applicazione anche in agricoltura, ispirandosi alle mangrovie e alla loro capacità di rimanere in vita con l’utilizzo di acqua salata. La profondità di alcune radici potrebbe dare il giusto esempio per combattere la siccità nei Paesi più aridi del mondo. Mentre la resistenza di alcuni alberi, potrebbe essere l’esempio di biomimetica adatto ad irrobustire le abitazioni delle aree del mondo soggette a uragani e forti piogge. L’innovazione tecnologica e la sopravvivenza del nostro pianeta passano, dunque, dall’osservazione della natura.

