Giovani al lavoro nei paesi del Terzo Mondo, affrontando senza paura il coronavirus e la povertà
Durante il periodo Coronavirus il lavoro a livello globale si è rivelato estremante instabile, in particolare modo per i giovani. Nonostante il malcontento e l'incertezza, emerge l'esempio di giovani che non si sono lasciati abbattere dedicando i loro sforzi nell'aiutare i più poveri. Molti di essi sono partiti poco prima del lockdown, consapevoli che avrebbero dovuto lasciare l'Italia per un tempo indefinito e di dover affrontare i rischi dell'emergenza sanitaria.

I paesi del Terzo Mondo hanno subito un danno economico immenso che non si risanerà per molto tempo. La popolazione più povera, che prima viveva con piccoli lavori o con il turismo, si è ritrovata senza introiti. L'emergenza sanitaria, inoltre, ha catalizzato l'attenzione sulla classe più ricca, lasciando in pessime condizioni igieniche e mediche la fascia più debole. Questo non ha limitato la presenza di giovani in questi paesi: Africa, Asia, Sud America, sono diventate mete di cooperazione e di nuove opportunità di lavoro per i loro abitanti.
Da Varese alle Filippine: la storia di Anna
Anna, giovane architetto varesotta, è un grande esempio di coraggio e generosità. La sua storia  dimostra come un aiuto concreto possa migliorare la condizione di vita di tantissime persone, che non avrebbero i mezzi per farcela da sole.

"Ho lavorato per anni come architetto, con la sensazione che gli sforzi lavorativi fossero orientati a rendere ricchi i già ricchi. Ho iniziato ad avvicinarmi al mondo della cooperazione internazionale e nazionale, diventando volontaria attiva di "Architetti senza frontiere", a Milano." racconta Anna. E . . .

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