La crescita della popolazione mondiale e gli effetti del cambiamento climatico sull’agricoltura richiedono un’azione urgente da parte di tutti. In tal senso, Posta Faugno, un’azienda familiare agricola in provincia di Foggia, porta avanti un progetto innovativo di agricoltura sostenibile, che diffonde musica sui terreni coltivati. Si tratta dell’armonicoltura ed è un nuovo modello di sviluppo agro-ecologico che favorisce la crescita delle piante e migliora le qualità dei prodotti derivati.

Il progetto di agricoltura sostenibile “Armonicoltura”

Il progetto “Armonicultura” nasce dalla voglia di coniugare la passione per la musica e l’agricoltura dell’azienda familiare Posta Faugno ed è il risultato dei numerosi studi svolti nell’ambito dell’armonicoltura da Luca Niro, l’ideatore del progetto. L’obiettivo è quello di rendere la produzione agricola più efficiente, migliorando la biochimica dell’acqua intesa come cassa di risonanza naturale che regola le reazioni chimiche all’interno delle molecole di ogni organismo vivente, comprese le piante. Dal 2018, questo nuovo modello di agricoltura sostenibile basato sulla musica, capace di migliorare la salute dei regni animale e vegetale agendo sulla struttura liquida delle cellule, è un esempio vincente di sviluppo agro-ecologico. 

L’azienda è biologica ed utilizza insetticidi naturali. La famiglia Niro ha constatato che, grazie a questa scelta, gli attacchi parassitari sono meno gravi. Inoltre, ha osservato che l’utilizzo delle frequenze musicali accordate a 432 Hz migliorano la biochimica dell’acqua, favorendo una crescita armonica delle piante e migliorando le qualità organolettiche dei prodotti. Per il progetto, l’azienda familiare utilizza la musica di Emiliano Toso, biologo cellulare e musicista e, oltre alle piante, anche i loro collaboratori, ascoltando la musica classica, lavorano in un clima più rilassante e distensivo.

Ad oggi Posta Faugno è uno dei più importanti e conosciuti punti di riferimento per l’agricoltura biologica sperimentale in Italia e in Europa, che vuole lasciare un segno di riconoscimento per le aziende che utilizzano concretamente le buone pratiche dell’armonicoltura, ossia preservando la fertilità del suolo e la qualità dei suoi prodotti, la purezza dell’aria e dell’acqua, il benessere degli animali allevati e migliorando le condizioni lavorative degli agricoltori.

Effetti della musica sulle piante: cosa dicono gli studi

Inizialmente la scienza ha guardato con scetticismo l’ipotesi che la musica potesse essere un metodo efficace per fare crescere meglio le piante. Tuttavia, col passare del tempo, diversi studi hanno affermato che gli organismi vegetali rispondono agli stimoli musicali.

Il primo a eseguire esperimenti in questo senso fu Charles Darwin, che decise di suonare il suo fagotto davanti a una mimosa pudica. Se inizialmente sembrò non esserci alcun cambiamento, gli studi e le annotazioni di Darwin evidenziarono tuttavia una serie di reazioni singolari, come quella alla luce e la fotosintesi.

Nel 1973, Dorothy Retallack, medico di Denver, pubblicò ‘‘The sound of Music and Plants”, un manuale nel quale elencava gli esperimenti condotti fin dal 1968. Il medico aveva disposto le piante in diverse stanze, con uguale condizione climatica e illuminazione.
 Retallack attivò della musica e notò che le piante reagirono in maniera differente: le piante sottoposte a musica costante erano morte dopo due settimane, mentre le piante con suono a intermittenza erano cresciute meglio di quelle in cui non era stato impiegato alcun suono.

Più recentemente, il direttore d’orchestra Sir John Eliot Gardiner ha parlato della stretta relazione fra musica e agricoltura durante un suo intervento alla conferenza Harmony in Food and Farming del 2017. Dalla sua esperienza come proprietario terriero e agricoltore, sostiene che coltivare i campi è come condurre un’orchestra: «La musica, per sua stessa natura, è fluida e nasce solo quando c’è il giusto numero di persone competenti che la suonano. Se ci si oppone a loro, si finisce per ottenere una performance sterile, allo stesso modo va ascoltata la natura che ci circonda e condotto e curato in modo rispettoso il suolo della propria fattoria».

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Giulia De Giacinto

Giulia De Giacinto. Fan delle belle notizie, mi piace raccontare storie di resilienza e di grande ispirazione, in particolare legate alla musica. Aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it grazie al laboratorio di giornalismo.

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