Cinque minuti di standing ovation per i vigili del fuoco che, cinque anni fa, salvarono la cattedrale parigina di Notre-Dame dalla distruzione a causa d’un incendio: è stato questo uno dei momenti più emozionanti della cerimonia di riapertura dell’edificio religioso, avvenuta il 7 dicembre 2024. In tale occasione tutto il mondo, inclusi i capi di Stato presenti, ha tributato un omaggio alla complessa ristrutturazione che ha dato nuova vita a un simbolo della Francia. D’altra parte, la “resurrezione dalle ceneri” di Notre-Dame fa pensare a quella di cui fu protagonista, tra il 1996 e il 2003, anche il Teatro La Fenice di Venezia, oggi annoverato fra i maggiori teatri lirici mondiali. Una storia che ci ricorda, a sua volta, che il recupero del patrimonio culturale è sempre una scelta vincente.
Notre-Dame, un simbolo “ferito” che ritorna a splendere
A Parigi il suono delle campane di Notre-Dame, riproposto nei telegiornali di tutto il mondo, ha fatto dimenticare le immagini della sua guglia arsa dalle fiamme nel 2019. Dopo un restauro dal costo complessivo di 700 milioni di euro, raccolti con il contributo di ben 340.000 donatori, la cattedrale parigina è tornata a risplendere come uno dei tesori della cultura europea. Si è trattato d’un lavoro imponente, che ha coinvolto artigiani, architetti, scultori e doratori, concludendosi nell’arco di soli cinque anni.
Il grande edificio medievale, che ispirò il celebre romanzo Notre-Dame de Paris di Victor Hugo, è sempre stato una delle massime attrazioni della città: prima dell’incendio, accoglieva circa 12 milioni di persone all’anno. La sua rinascita, dunque, ha rappresentato un importante investimento, in quanto si prevede che il numero di visite, dopo la riapertura, raggiungerà i 15 milioni all’anno, superando il Louvre e Versailles. Infatti, in più di otto secoli, la cattedrale non aveva mai subito un restauro completo, e questi ultimi lavori le hanno restituito uno splendore interno che aveva perduto.
La parabola della Fenice: investire nel patrimonio storico
Preservare il patrimonio storico, dunque, è anche un investimento, così come lo è incentivare le varie forme di turismo nei centri urbani d’un Paese. Un esempio, accanto a Notre-Dame, ce lo offre il teatro lirico La Fenice di Venezia, inaugurato nel 1792 e sede, nell’Ottocento e nel Novecento, delle “prime” di alcune delle opere dei più grandi compositori. Colpito da un incendio già nel 1836, il teatro fu di nuovo vittima delle fiamme nel 1996.
Nonostante ciò, soltanto pochi giorni dopo l’incendio, lo Stato italiano stanziò le prime risorse finanziarie destinate alla ricostruzione dell’edificio. Questa si protrasse fino al 2003, con un ripristino “filologico” delle sue parti più danneggiate. Tali sforzi hanno portato a un risultato ragguardevole, visto che, tutt’oggi, La Fenice è un punto di riferimento della scena operistica internazionale. Dal 2004, ogni 1º gennaio, il teatro ospita il “Concerto di Capodanno di Venezia”: l’evento, nel quale si esibiscono direttori d’orchestra di fama mondiale, è trasmesso anche su Rai 1 in mondovisione.
Quelle persone che non salvano solo vite, ma anche tesori dell’umanità
Le due storie di rinascita della Fenice e di Notre-Dame hanno in comune un altro elemento: il lavoro encomiabile svolto dai vigili del fuoco. Il 29 gennaio 1996, infatti, il rogo che arse il teatro veneziano impegnò tali professionisti per tutta la notte. Lo stesso vale per quanto avvenne tra il 15 e il 16 aprile 2019 a Notre-Dame: qui, per molte ore, furono mobilitati circa quattrocento vigili del fuoco, di cui uno rimase ferito.
Il lungo applauso rivolto a loro nella cerimonia di Notre-Dame è stato un segno di riconoscenza verso chi ha il compito di salvare non solo le persone, ma anche i tesori dell’umanità. Perché i simboli possono avere un potere molto forte, in quanto riuniscono attorno a sé i popoli e le civiltà.

