Nel 2023 il settore trainante dell’economia italiana è stato il comparto turistico. Eppure, ci sono margini di crescita ancora alti, se si guarda con originalità alle peculiarità del nostro Paese e si investe con lungimiranza nel turismo esperienziale. Ovvero, se si punta ad una nuova tipologia di turismo che privilegi le esperienze dirette e le emozioni del viaggiatore.

È quanto ha osservato alcuni giorni fa il ministro del Turismo Daniela Santanché, in occasione dell’intervento tenuto alla 41esima Assemblea Nazionale dell’Associazione nazionale comuni italiani.

Il comparto turistico è il settore trainante dell’economia

“Dobbiamo raccontare meglio i nostri territori per vendere meglio le nostre eccellenze non solo culturali e turistiche ma anche enogastronomiche”, ha dichiarato la titolare del dicastero al Turismo il 22 novembre, dinanzi alla platea dei sindaci italiani. Il nostro è un Paese “popolato” da 5700 borghi. Natura, storia, tradizioni, enogastronomia si fondono insieme come in un meraviglioso mosaico.

La conferma ce lo dà il made in Italy, che è il terzo marchio al mondo, pur essendo l’Italia “un piccolo puntino”. Un granello di sabbia capace tuttavia di sprigionare così tanta forza e fascino, a tal punto da attrarre turisti e visitatori da tutto il globo, ha spiegato il ministro Santanché.

Quest’ultima ha però raccomandato i presenti di non cedere a facili entusiasmi. È vero, i dati confermano un trend assai positivo: nel 2023 la spesa turistica è stata pari a 155 miliardi di euro. Grazie a questa cifra, lo scorso anno l’intero settore ha generato un valore aggiunto di 368 miliardi di euro, pari a circa il 18% del Pil (Forum internazionale del Turismo). Ma è altrettanto vero che vi sono margini di crescita che occorre sfruttare.

Puntare sul turismo esperienziale per lasciare il “segno”

Il contesto sociale e paesaggistico italiano gode di opportunità straordinarie, che è necessario valorizzare e su cui vale la pena investire. “È necessario puntare su un ‘turismo esperienziale’ – ha affermato il ministro – che tenga insieme oltre ai luoghi d’arte i cammini, i sentieri religiosi e sappia valorizzare le aree interne del Paese”.

Il turismo esperienziale è un fenomeno per molti versi nuovo, che sta prendendo sempre più piede in Occidente. A differenza di quello “di massa”, tendenzialmente veloce e incentrato sul “consumo” letterale di piazze e monumenti, quello esperienziale – come suggerisce il nome – è lento e mira a immergersi nel contesto del luogo che si sta visitando.

Questo è costellato di borghi, oltre che di città. Vive di emozioni di altro genere: si nutre, ad esempio, di piatti tipici e di conversazioni con persone del luogo; ricerca esperienze che sappiano unire spiritualità, arte e natura; sa dire di no alla fretta ed alla confusione delle piazze, e optare per la tranquillità dei sentieri di montagna o delle valli.

Un turismo che guarda alla qualità più che alla quantità

Il turismo esperienziale, inoltre, costituisce un’occasione utile per destagionalizzare il fenomeno turistico, e per evitare che si verifichino alcune problematiche sorte di recente. Ultimamente, infatti, si parla tanto dei problemi posti dall’overtourism (iperturismo) e dei danni di cui viene considerato il diretto responsabile. A tal punto che l’Organizzazione mondiale del turismo ne ha coniato una definizione tutt’altro che equivoca.

Con sovraffollamento turistico si definisce infatti “l’impatto del turismo su una destinazione, o parti di essa, che influenza eccessivamente e in modo negativo la qualità della vita percepita dei cittadini e/o la qualità delle esperienze dei visitatori”. Occorre anche ricordare che spesso questo accade poiché non sono molti gli Stati che possono davvero permettersi di offrire diversivi ambientali, naturalistici e culturali che aiutino i turisti ad evitare di accalcarsi nei soliti luoghi.

L’Italia, a tal riguardo, costituisce per molti versi un’unicum nel mondo. Da nord a sud della penisola è possibile infatti trovare un’eterogeneità di climi, paesaggi, arti e contesti socio-culturali da far invidia al resto del globo.  E ad un’offerta di qualità è più che giusto richiedere un “consumo” di qualità. Un consumo che sappia lasciare inalterati la natura e i luoghi che si visitano. Attraverso tale diversificazione, si promuoverebbe un settore destinato a crescere, avendo al contempo cura della salute del nostro territorio.

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Diego Benedetto Panetta

Giurista con specializzazioni in campo notarile, societario e canonistico. Accanto alle norme, una grande passione per la retta filosofia, senza la quale codici e leggi possono ben poco. Autore di tre libri, collabora inoltre con riviste specializzate e testate online, tra cui BuoneNotizie.it.

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