Sconfitti i cosiddetti “partiti di guerra”. Al via un nuovo corso, tra speranze e incertezze per il Kosovo.

Il Kosovo è una repubblica autoproclamatosi indipendente il 17 febbraio 2008. Da allora è sempre stato governato da personaggi legati alla guerra del 1999 contro il regime serbo di Slobodan Milosovic. Da quando il Kosovo è diventato una Repubblica nessun suo governo è mai riuscito a concludere una legislatura, dando vita a uno stato di instabilità cronica in tutto il Paese. Sarà diverso da oggi in poi?

Certamente qualcosa di nuovo è accaduto: le elezioni di questo febbraio 2021 hanno consacrato primo ministro Albin Kurti, un attivista finito sotto i riflettori per le sue molteplici iniziative contro il regime serbo, in favore dei famigliari degli “scomparsi” durante la guerra, contro le iniziative anche europee che avrebbero potuto favorire la Serbia. Il suo grido di battaglia è sempre stato lo stesso:”autodeterminazione, no negoziazioni“. Secondo Kurti, il Kosovo ha già pagato un alto prezzo per l’indipendenza e non deve più scendere a nessun compromesso.

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Chi è Albin Kurti

Nasce nel 1975 a Prishtina, attuale capitale del Kosovo. Durante i bombardamenti Nato sulla Serbia, Albin viene arrestato dal regime di Milosovic e condannato a 15 anni di reclusione per aver “messo a repentaglio l’integrità territoriale della Jugoslavia“. Durante il processo rifiuta di riconoscere la legittimità della Corte che lo giudicava. Dietro pressioni internazionali viene liberato nel 2001 dopo circa 1000 giorni di prigionia. Nel 2005 dà vita al suo “Movimento di Autoderminazione” e da allora rimane sempre schierato dalla parte della “resistenza non violenta ma attiva“.

Un successo politico mai visto in Kosovo

Nessuno prima Albin Kurti aveva ricevuto un tale appoggio: più del 48% degli elettori ha votato il suo movimento chiamato “Autoderminazione”. I consensi per il movimento sono raddoppiati in un solo anno. Un successo dovuto agli scarsi consensi verso il premier precedente, all’indebolimento dei partiti oppositori che si sono visti perdere molti esponenti perché accusati di aver commesso crimini di guerra sia ai danni di serbi che di albanesi e al fatto che Albin Kurti ha sempre promesso una dura lotta alla corruzione, volendola sradicare dalle istituzioni.

Queste elezioni segnano la fine del “dopoguerra kosovaro”

Il fattore più importante è che Albin Kurti non è associato a un personaggio “della guerra” come i suoi predecessori: questo è un chiaro segno che il periodo del post bellico kosovaro è finito. La grande sconfitta dei partiti “conservatori” che si alternavano al governo hanno fatto sprofondare la politica kosovara in un circolo vizioso da cui il popolo temeva di non uscire più. In questi giorni, per le strade della capitale del Kosovo si sono tenuti grandi festeggiamenti per il senso di libertà dai precedenti “governi della guerra”.

Vaccinazioni, giustizia, lavoro e riconoscimento internazionale

Sanità, lavoro e giustizia sono i principali nodi che Kurti vuole sciogliere.  Subito dopo le elezioni ha tenuto un discorso dove metteva in chiaro che la priorità assoluta è il raggiungimento del 60% di vaccinati entro quest’anno, ha parlato di stanziare i fondi necessari e indicare le categorie alle quali dare precedenza. Poi ha parlato di giustizia: Albin Kurti è stato definito il “capopopolo anti-corruzione” in un Paese dove la corruzione è pressoché onnipresente in seno alle istituzioni statali. Durante la sua campagna elettorale ha spesso sottolineato come queste elezioni rappresentino una sorta di  referendum per mettere fine alle ingiustizie che hanno drasticamente ridotto la fiducia nei confronti del sistema.

Questione Serbia

Resta però una questione internazionale aperta: per Albin Kurti, il dialogo per la normalizzazione dei rapporti con la Serbia non è più una priorità, come è sempre stato fino a oggi. Infatti nella sua scala personale e nel suo programma elettorale questo  tema si posiziona al sesto o settimo posto, perché le priorità per il Paese più povero d’Europa sono ben  altre.

Il governo di Albin Kurti parla dei “debiti” che la Serbia ha nei confronti del Kosovo riferendosi ai danni e genocidi commessi prima del 2000. Per Albin Kurti la questione prenderà risvolti positivi unicamente quando la Serbia inizierà a ricredersi sui crimini che ha commesso e a dare segni di pentimento. Il dialogo che l’UE cerca di portare avanti sarà quindi molto difficile da questo momento in poi e sarà una sfida per la politica internazionale e mondiale garantire che non si ritorni ad antiche tensioni.

 

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