I giovani, la mancanza di fiducia nel futuro e la rinuncia a mettere al mondo figli. Come ripartire?

La pandemia ha evidenziato una situazione di forte crisi demografica, presente però già da tempo; i dati ISTAT aggiornati mostrano come il nostro tasso di fecondità sia al di sotto della media europea (1,2 figli in Italia, 1,55 in Europa). Si teme per il futuro, perché i giovani di oggi, possibili genitori di domani, sentono di non avere una sicurezza socio-economica tale da poter mettere al mondo figli.

L’Italia, per uscire da questa crisi demografica, deve dare spazio ai giovani. Abbiamo bisogno certamente di aumentare il numero delle nascite, ma contemporaneamente di aumentare l’occupazione, soprattutto giovanile, scrive  Alessandro Rosina, docente di demografia e statistica sociale presso la facoltà di Economia dell’Università Cattolica di Milano. Nel 2020 l’Italia occupava infatti l’ultimo posto per tasso di occupazione giovanile (25-29 anni) con un valore pari al 52,7% e il 65,4%, per la fascia d’età successiva, dai 30 ai 34 anni.

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Demografia e covid-19: l’impatto sui giovani e sulla rinuncia ad avere figli

Un gruppo di esperti del mondo accademico nazionale e internazionale ha stilato un rapporto sul tema “Demografia e Covid-19”, commissionato dal Ministero per le pari opportunità e la famiglia. In maniera chiara e completa sono presentati dati e statistiche aggiornate, analisi comparative tra Paesi, con un occhio rivolto anche al passato. L’obiettivo perseguito dal rapporto è riassunto nella sezione “Il quadro italiano”, curata dagli studiosi Catagnaro, Prati, Sabbadini e Romano: “Si devono trasformare le criticità indotte dalla pandemia in un’opportunità per invertire completamente la rotta facendo quello che sinora non si è fatto: investire in capitale umano, in opportunità occupazionali e in protezione sociale, per ridurre il gender gap e per mettere i giovani in condizione di realizzare i loro progetti di vita e familiari”. Uno sguardo sul ribasso delle nascite  è offerto come conoscenza per ripartire, affinché il “desiderio dei giovani di far figli” non sia un miraggio.

Progetti di vita familiare a rischio: i numeri

L’indagine, condotta dall’Istituto Toniolo e presentata all’interno del rapporto, ha mostrato come circa il 60% di donne e il 50% di uomini giovani ritengano che la crisi sanitaria ed economica abbia destabilizzato i progetti di vita familiare. Non solo per le mancate opportunità lavorative, ma anche per le difficoltà psicologiche emergenti, legate allo sconvolgimento della routine quotidiana.

I piani di fecondità sono quelli che più di tutti stanno subendo rallentamenti o sospensioni, a causa di condizioni occupazionali e reddituali precarie e incertezze legate alla durata della crisi. Dall’intervista condotta su un campione di giovani emerge che ben il 37% ha posticipato la decisione di avere un figlio, ed il 29% l’ha rinviata.  Una differenza si riscontra anche tra le diverse occupazioni. L’indagine mostra che i lavoratori meno tutelati – autonomi e precari – sono più propensi ad abbandonare i propri piani di fecondità rispetto a dipendenti e professionisti.

Le misure economiche e sociali per sostenere i giovani

Dando vita al Next Generation EU, la Commissione europea ha chiarito che almeno 22 miliardi di euro dovrebbero essere investiti dagli Stati per sostenere l’occupazione giovanile, rendendo più efficiente l’istruzione e la formazione professionale. Oltre al lavoro, però, futuri padri e madri chiedono anche un contesto nuovo nel quale creare il proprio nucleo familiare. Nell’agenda di governo il Family Act, pacchetto di misure economiche a sostegno delle famiglie italiane con obiettivo di sostenere la genitorialità e combattere la denatalità, va in questa direzione. Tra le misure: l’assegno unico per i figli fino al loro 21esimo anno di età, il potenziamento dei congedi parentali, una serie di incentivi per l’occupazione femminile, agevolazioni fiscali per il sostegno allo studio e per l’affitto di studenti e giovani coppie.

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