Dall’1 luglio si parte con l’assegno unico. Dal 2022 diventerà “universale”

Arriva l’assegno unico per i figli, approvato il 4 giugno con decreto dal Consiglio dei ministri. Si inizia con un “assegno ponte” per sei mesi, erogato dal primo luglio al 31 dicembre alle famiglie con figli minorenni. L’assegno “ponte” spetta ai soli nuclei che non possiedono i requisiti per accedere agli assegni familiari già in vigore. Si tratta di 1,8 milioni di famiglie di soggetti inattivi, percettori di reddito di cittadinanza e lavoratori autonomi.

Dal primo gennaio 2022, con la riforma fiscale, l’assegno unico diventerà permanente e universale. Questo tipo di sostegno sostituirà detrazioni e bonus esistenti che restano in vigore fino alla fine di quest’anno. L’assegno unico universale spetterà alle famiglie con figli fino ai 21 anni. Le risorse stanziate ammontano a oltre 21 miliardi di euro, di cui almeno 6 aggiuntivi rispetto agli attuali strumenti di sostegno per le famiglie.

I requisiti, i criteri per l’importo dell’assegno unico e la presentazione della domanda

Per accedere all’assegno ponte, il nucleo familiare deve essere in possesso di un ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) inferiore a 50.000 euro annui. L’importo massimo mensile è di 167,5 euro per primo e secondo figlio, maggiorato del 30% a partire dal terzo figlio, e di 50 euro per ciascun figlio minore con disabilità. L’importo diminuisce quando l’Isee è maggiore. Per questo per un nucleo con due figli e un ISEE fino a 7.000 euro corrisponderà l’importo massimo di 167,5 euro per figlio; mentre per lo stesso nucleo con ISEE entro i 50.000 euro si percepiranno 30 euro per figlio. Le somme sono determinate dalla tabella allegata al decreto.

L’assegno ponte è compatibile con il reddito di cittadinanza e con eventuali altre misure in denaro a favore dei figli a carico erogate dalle Regioni e dai Comuni. L’erogazione dell’assegno decorre dal mese di presentazione della domanda e avviene mediante accredito su Iban del richiedente o mediante bonifico domiciliato di Poste Italiane.

La domanda va presentata in via telematica all’Inps o presso Caf e Patronati. Le modalità saranno indicate dall’Inps entro il 30 giugno.

Maggiorazioni per le famiglie beneficiarie di assegni familiari

In attesa dell’assegno unico universale, le 4 milioni di famiglie che già oggi incassano gli assegni familiari riceveranno un extra per bilanciare l’assegno ponte. Questi nuclei avranno dal primo luglio un incremento di 37,5 euro al mese per i primi due figli e 70 euro in più a partire dal terzo figlio. Per queste maggiorazioni si destinano 1 miliardo e 390 milioni per il 2021.

L’introduzione dell’assegno unico universale nel 2022 sostituirà gli attuali provvedimenti a favore della famiglia. Confluiranno nell’assegno unico il bonus bebè e il premio alla nascita o all’adozione, il fondo di sostegno alla natalità gestito dalla Consap, le detrazioni Irpef per i figli a carico e gli assegni per il nucleo familiare.

Nel 2020 si è registrato il minimo storico di nascite dall’unità d’Italia

Oltre ai problemi sociali storici come l’incertezza economica, la precarietà e la mancanza di politiche sociali adeguate, anche la pandemia ha aggravato le condizioni di tante famiglie. L’assegno unico sosterrà economicamente le famiglie e contrasterà il crollo del tasso di natalità in Italia.

La famiglia è il luogo dove per la prima volta l’individuo diventa persona: la riforma del Family Act che abbiamo messo in campo, a partire dalla misura dell’assegno unico e universale, risponde non solo ai bisogni emergenziali della fragilità, ma affronta temi strutturali e complessi, anzitutto il dato della denatalità”, ha detto la ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, ospite al webinar intitolato “Assegno unico, famiglia e Pnrr”. Il webinar si è tenuto il 9 giugno ed è stato promosso dalla Facoltà di Economia della Sede di Roma dell’Università Cattolica.

Nel 2020, secondo l’Istat, in Italia sono nati solo 404.000 bambini, quasi il 30% in meno rispetto a dieci anni fa. La diminuzione delle nascite rispetto al 2019 è del 3,8%, quasi 16mila bambini in meno. Il premier Mario Draghi, agli Stati Generali della Natalità tenutosi il 14 maggio a Roma, ha parlato dell’assegno unico universale come di una riforma epocale. Per il premier, “un’Italia senza figli è un’Italia che non ha posto per il futuro, un’Italia che lentamente finisce di esistere e per il governo questo è un impegno prioritario”.

Con gli assegni unici si punta a risollevare la natalità

I Paesi che in Europa hanno investito per la famiglia e i figli durante la crisi hanno visto i tassi di fecondità risollevarsi. Leonardo Becchetti, professore di Economia politica all’Università di Roma Tor Vergata, ritiene che l’assegno unico da percepire dalla nascita di un figlio alla maggiore età potrebbe essere uno stimolo ad allargare la famiglia. Ne sono esempio alcuni Stati europei.

La Francia nel 2019, secondo i dati Eurostat, risulta lo Stato europeo con il tasso di fertilità più alto, pari a 1,86 bambini ogni donna. Tra i Paesi membri con il valore più basso troviamo Malta (1,14), Spagna (1,23) e Italia (1,27). In Francia l’alto tasso di natalità può essere dovuto alle politiche per favorire la natalità tra cui il codice francese sulla sicurezza sociale, secondo il quale “ogni persona francese o straniera residente in Francia, che abbia a carico uno o più figli residenti in Francia, usufruisce delle prestazioni familiari per questi ultimi”.

In Europa, dal 2013 al 2019 hanno aumentato il tasso di natalità grazie ai sostegni alle famiglie la Germania, Polonia e Ungheria, oltre a Romania e Slovacchia.

Con l’assegno unico l’Italia si avvicina alla spesa media europea per assegni familiari

La spesa media per assegni familiari rispetto al PIL nei Paesi UE è del 2,2%. Tra i Paesi che spendono maggiormente per prestazioni familiari rispetto al loro PIL troviamo quelli del nord e centro Europa. Al vertice c’è la Danimarca, che ha speso 3,4% del PIL in erogazioni economiche alle famiglie. L’Italia con l’assegno unico spenderebbe l’1,5% del PIL.

assegno unico

Spesa media per assegni familiari di ogni Paese europeo in relazione al PIL.

Dal 1° gennaio, in Francia le famiglie con redditi fino a 42.892 euro ricevono un premio di 953,03 euro per ogni nascita e di 1.906,05 per ogni adozione. A questo si aggiunge un assegno di base per ogni figlio di minimo 86,38 euro al mese. Inoltre c’è anche l’assegno per requisiti di reddito.

In Germania l’assegno familiare, Kindergeld, ammonta a 220 euro al mese per il primo figlio, senza distinzioni di reddito, 225 per il secondo, 250 per i successivi. È inoltre possibile detrarre le spese per l’assistenza dei figli fino a 4.000 euro. Negli ultimi anni si sono aggiunti anche il potenziamento dei servizi per l’infanzia e le misure per la conciliazione vita-lavoro. Berlino spende per famiglia e figli, il 3,3% del PIL, circa 100 miliardi l’anno e gli assegni spettano a tutti i cittadini, anche agli stranieri residenti.

La Polonia ha introdotto dal 2016 un assegno universale per i figli, senza limiti di reddito, pari a circa 100 euro. Erogazioni in denaro sono previste anche per gli studenti che iniziano l’anno scolastico, per i nuovi nati, per pagare l’asilo nido o per le famiglie in difficoltà economica. La “Big Family Card” è invece un sistema di sconti e indennità aggiuntive per i nuclei con più di tre figli.

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