Via libera, tra luci e ombre, dall’FDA al farmaco che rallenterebbe il decorso cognitivo dell’Alzheimer.

Una svolta nella storia della medicina arriva dagli Stati Uniti con l’approvazione del primo farmaco contro l’Alzheimer. Aducanumab, nome commerciale Aduhelm, potrà essere somministrato ai pazienti allo stadio iniziale della malattia per rallentarne il declino cognitivo. Il mondo della scienza e della ricerca non si è quindi fermato nonostante la lotta al Covid-19 sia stata catalizzatrice.

Il traguardo raggiunto si accompagna, tuttavia, a dubbi e discussioni da parte del mondo della medicina, che ha perplessità sulla funzionalità effettiva del farmaco, ma anche sul modo in cui è stato approvato. L’FDA (Agenzia per gli alimenti e i medicinali) infatti ha richiesto un nuovo test clinico, essendo l’approvazione avvenuta contro la volontà della commissione indipendente dell’ente americano, non concorde sui reali benefici del trattamento.

L’Alzheimer oggi: i numeri in Italia

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha stimato che, nel mondo, ci siano circa 50 milioni di persone malate di forme diverse di demenza, delle quali il 60-70% dei casi sono di Alzheimer.

Guardando all’Italia, le malattie collegate alla demenza senile sono diverse. Dopo il Giappone è, infatti, uno dei Paesi più “vecchi” del mondo. Gli over 65 sono oltre 12 milioni su circa 60 milioni di cittadini; il 7,5% della popolazione, nel 2020, aveva più di 80 anni e l’indice di vecchiaia è di 148,6 anziani ogni 100 giovani.

Sul sito del Ministero della Salute si legge che sono circa 1 milione coloro che sono affetti da demenza (4-6% degli over 65), di cui 600 mila sono i malati di Alzheimer. E negli anni a venire, con l’aumento della popolazione anziana, il numero dei malati è destinato a crescere. Vista la tipologia della malattia, questa previsione implica delle conseguenze anche sulle persone intorno al malato: si stima infatti che siano circa 3 milioni coloro che si prendono cura direttamente o indirettamente del malato, con notevoli ripercussioni a livello sociale ed economico. 

Farmaco e terapia

Rispetto ai farmaci oggi in commercio, che cercano di controllare i sintomi della malattia,  il nuovo farmaco ha un approccio diverso: agire direttamente contro la betamiloide, proteina che causa un accumulo di placche nei neuroni, rendendoli via via meno reattivi. Comune in tutti i malati è infatti la presenza di ammassi neurofibrillari e placche amiloidi a livello del cervello. A partire da ciò, le ricerche negli anni si sono concentrate proprio sul determinare una cura capace di evitare questo accumulo di queste proteine. La terapia prevede un’infusione mensile endovenosa.

Approvazione condizionale

L’approvazione dell’Aducanumab è stata preceduta da un iter travagliato e non si è ancora conclusa. Il farmaco è stato infatti approvato contro il volere del comitato indipendente dell’FDA, che ha sottolineato come i trial clinici, su cui si è basata l’immissione in commercio, non abbiano davvero portato a risultati chiari sul reale beneficio del farmaco. 

La maggioranza degli esperti ha tuttavia ritenuto opportuno l’accettazione dell’Aducanumab. Gli esiti promettenti dei test clinici e la mancanza di farmaci sul mercato contro la patologia hanno notevolmente influito sulla decisione. Si parla tuttavia di “approvazione sotto condizione“: l’azienda produttrice dovrà dimostrare, attraverso un ulteriore studio clinico, i benefici per le funzionalità cognitive dei malati, dopo la rimozione della proteina.

“Una giornata storica”: il primo progresso dopo anni di ricerche

«Oggi è una giornata storica. Approvato da FDA il primo farmaco efficace contro il morbo di Alzheimer», scrive su Twitter il virologo Roberto Burioni. In anni di ricerche per tentare di alleviare i sintomi o di rallentare la degenerazione di una delle malattie più diffuse al mondo, si è giunti ad un risultato soddisfacente. Positivo vedere come tali passi in ambito medico, siano avvenuti in un periodo in cui l’attenzione della popolazione è totalmente influenzata e risucchiata dal vortice del Covid-19. Approdare dunque a risvolti positivi determinanti, porta speranza, fiducia e un minimo di sollievo in tutte quelle case in cui si soffre quotidianamente per una malattia, considerata per anni totalmente incurabile.

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