Il Recovery Plan italiano ha una parte importante dedicata al rilancio della società. Ecco come si svilupperà.

La situazione attuale italiana è  difficile. Serve qualcosa di concreto che rilanci il Paese, la sua economia e che risolva grandi problemi che la pandemia ha evidenziato: le disuguaglianze di genere, sociali e territoriali. Ecco che arriva in aiuto il Recovery Plan, il Next Generation EU, il tanto chiacchierato piano europeo che aiuterà l’Italia e altri paesi per la ripartenza.

Grazie a questo fondo, il nostro Paese si è posto diversi obiettivi da raggiungere. Il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza (PNRR), questa la sigla nazionale del Recovery Plan nel nostro Paese, riporta che l’Italia utilizzerà tre assi strategici. Uno di questi concerne il miglioramento sociale.

Risorse impiegate nell’asse di inclusione sociale

La penisola riceverà quasi 210 miliardi di euro dal Recovery Plan. Oltre 27 miliardi verranno investiti nel sociale. Gli obiettivi di questa parte del piano sono fondamentalmente tre.

Il primo riguarda le politiche del lavoro. Il secondo le infrastrutture sociali, nelle famiglie, nelle comunità e nel terzo settore per favorire una piena parità di genere. L’ultimo, ma non meno importante, concerne, invece, interventi speciali per la coesione territoriale.

Le risorse destinate alla missione verranno così ripartite: 12,6 miliardi a favore delle politiche per il lavoro, 10,83 miliardi verranno investiti nelle infrastrutture sociali e nel terzo settore. Infine, 4,18 miliardi saranno utilizzati per interventi speciali per la coesione territoriale.

Il Recovery Plan in aiuto dei lavoratori vulnerabili

Il mercato del lavoro italiano, strettamente legato all’asse strategico che concerne l’inclusione sociale, si trova in seria difficoltà al momento attuale. Molte persone hanno perso il loro impiego e molte altre lo perderanno. Infatti, i 12,6 miliardi che verranno impegnati proprio in questo settore saranno di pubblica utilità e aiuteranno l’Italia non tanto a ripartire, quanto a dare una svolta al settore.

“Le perdite di occupazione – riporta il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) approvato il 12 gennaio dal Consiglio dei ministri – sono state notevoli fra i lavoratori con contratto a tempo determinato (specie i giovani) e i lavoratori autonomi. Alcuni posti di lavoro potrebbero essere definitivamente perduti – anche per il progredire delle nuove tecnologie digitali – e sarà necessario affrontare un processo di riallocazione fra settori e territori”.

Le soluzioni proposte dal PNRR

Come soluzioni al problema sopra indicato, il Governo italiano attraverso il Recovery Plan, non propone solo un processo di riallocazione fra settori e territori. Istruzione e ricerca, insieme a inclusione e coesione, sono le due missioni strettamente legate all’asse strategico in questione, quello sull’inclusione sociale. Infatti, è anche attraverso una migliore formazione settoriale e il servizio civile nazionale che  l’Italia intende facilitare l’inclusione alla partecipazione nel mercato del lavoro.

Lo stesso PNRR riferisce che l’obiettivo è tutelare i lavoratori vulnerabili (donne e giovani soprattutto) anche attraverso la riforma degli ammortizzatori sociali. A questo proposito, inoltre, nuove politiche attive del lavoro accompagneranno la transizione ecologica e digitale. Infine, la retribuzione sarà proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto per assicurare un’esistenza libera e dignitosa.

L’istruzione e il mercato del lavoro? Strettamente correlati

Il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza, a proposito di istruzione e lavoro, sviluppa così l’argomento: “La formazione e il miglioramento delle competenze, in particolare quelle digitali, tecniche e scientifiche, miglioreranno la mobilità dei lavoratori e forniranno loro le capacità di raccogliere le future sfide del mercato del lavoro poste anche dalle transizioni verde e digitale”.

Inoltre, lo stesso piano prevede un investimento volto a rafforzare le politiche attive per il lavoro. Per di più, misure specifiche favoriranno l’occupazione giovanile attraverso l’apprendistato duale (che unisce formazione e lavoro) e il servizio civile universale.

Parità di genere per una concreta ripartenza

Oltre a dare una svolta al mercato del lavoro, l’Italia ha deciso finalmente, di lottare e investire a favore della piena parità di genere.

Sul documento ufficiale del Recovery Plan italiano, il PNRR, è riportato che l’obiettivo che concerne la piena parità di genere sarà perseguito prioritariamente attraverso le politiche attive del lavoro. Anche il miglioramento delle infrastrutture sociali ha il suo ruolo. Allo stesso modo, il potenziamento dei servizi di asili nido e per la prima infanzia, delle scuole per l’infanzia e del tempo scuola.

Il Recovery Plan e le strategie a favore della parità di genere

“Il potenziamento delle infrastrutture sociali si legge sul PNRR–  contribuisce a ridurre i forti divari di opportunità che caratterizzano il nostro Paese e che sono alla base dei processi di riproduzione e ampliamento delle disuguaglianze sociali, economiche e territoriali”. Con il potenziamento dei servizi sociali si permetterà una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro alleggerendo i loro impegni di cura della famiglia e dei figli cui sono culturalmente legate nel nostro paese.

Diversi interventi favoriranno lo sviluppo dell’imprenditorialità femminile. Inoltre, il riequilibrio territoriale tra il nord e il sud della penisola contribuirà alla riduzione dei gap occupazionali. Alcune politiche verteranno anche sugli strumenti alle aziende per parificare trattamenti economici tra uomini e donne.

Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore

Anche il settore sociale beneficerà di interventi positivi grazie agli investimenti del Recovery Plan. Gli obiettivi che riguardano questo settore sono molteplici, tra questi spiccano l’intervento per favorire la vita di persone anziane, disabili ed emarginate.  

Gli obiettivi sopracitati, l’Italia intende raggiungerli attraverso la ristrutturazione, la ricostruzione e riqualificazione di immobili già esistenti. Migliorando inoltre, il sistema di protezione e le azioni di inclusione a favore di persone in condizioni di estrema emarginazione, ampliando l’offerta di strutture e servizi.

Il valore dello sport e della casa

Anche lo sport fa capolino. Viene utilizzato infatti, come strumento per contrastare la marginalizzazione di soggetti e comunità locali specifiche. Uno degli ultimi strumenti attraverso cui la Penisola si propone di raggiungere gli obiettivi sociali, riguarda invece, una maggiore facilità che permette a persone che ne hanno bisogno, di accedere a case pubbliche e private. La rigenerazione urbana e territoriale anche, fa parte di questo progetto.

Il Recovery Plan e la coesione territoriale

L’Italia si ripromessa di risanare il gap che si è creato tra il Nord e il Sud. Uno degli obiettivi è quello di rafforzare la strategia nazionale per le aree interne. Questo verrà fatto attraverso misure a supporto del miglioramento dei livelli e della qualità dei servizi scolastici e sanitari e delle infrastrutture sociali, e dell’imprenditoria giovanile, in particolare nel settore turistico e agroalimentare.

Un altro obiettivo che l’Italia si è posta è quello di rafforzare la vocazione internazionale e della propensione alla ricerca e all’innovazione dell’economia e della società del Mezzogiorno. Per raggiungerlo, si utilizzeranno due strategie. La prima consiste nella creazione di ecosistemi dell’innovazione in contesti urbani da rigenerare, in grado di rispondere alle sfide poste dalle transizioni gemelle (digitale e verde). La seconda invece, riguarda il rafforzamento della collaborazione tra imprese, istituzioni e organismi di ricerca e cittadini.

I beni confiscati alla mafia avranno il loro ruolo

Ecco gli ultimi obiettivi sul territorio: riutilizzo dei beni confiscati alle mafie e investimenti per la sostenibilità delle aree colpite dai terremoti. Anche potenziare le attività economiche, rispettando la vocazione dei territori, favorire la transizione ecologica e dare un forte  impulso alla diffusione dell’economia circolare fanno parte di questi.

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