Il Ministero della Salute predispone una terza dose Pfizer per gennaio 2022 rivolta alle persone più a rischio. Quali, i pro e i contro?

Il tasso di positività è in calo questo mese (sotto l’1%) e la campagna vaccinale prosegue a ritmo spedito, tanto che il commissario Figliuolo ribadisce, in una recente audizione alla Camera, la possibile immunizzazione nazionale per fine settembre. Ma non è tutto: è prevista per gennaio 2022 una terza dose Pfizer in Italia, rivolta a circa 20 milioni di persone tra operatori sanitari, Forze dell’Ordine e persone fragili. L’eventuale richiamo verrà gestito non nelle hub bensì presso ambulatori o studi medici di base. Figliuolo si prepara – insieme con la Protezione Civile e il Ministero della Salute – ad organizzare questa nuova fase di vaccinazioni per far fronte anche all’eventuale mutazione del virus incentivata dagli spostamenti estivi.

Terza dose Pfizer: è davvero necessaria?

Se ne parla già da un po’. Parte tutto all’incirca da febbraio scorso, quando Albert Bourla (presidente e amministratore delegato della Pfizer) durante un’intervista alla NBC spiega che la copertura del 95% delle due dosi deve essere seguita, a distanza di circa 8 mesi, da una terza dose che combatta le varianti. Questo anche perché in quell’arco di mesi la protezione del vaccino inizia a scemare. Secondo Bourla, infatti, si stima che una terza dose Pfizer aumenti la risposta anticorpale da 10 a 20 volte.

Secondo Massimo Ciccozzi (epidemiologo al Campus Biomedico di Roma) e Nicola Magrini (direttore dell’Agenzia Italiana del Farmaco) ci si dovrà vaccinare ogni anno esattamente come per l’influenza perché il Covid-19, causa mutazioni, sta evolvendosi in virus endemico. Sarebbe opportuno, dunque, parlare di vaccini attivi per fronteggiare le nuove varianti piuttosto che di dosi identiche tra loro.

La problematica sulle varianti e il dubbio sulla effettiva durata dell’immunità (indotta dal vaccino o dal virus) sono i principali quesiti da risolvere e che da una parte rendono necessaria – secondo alcuni – una terza dose, purché combatta anche le mutazioni.

Il rischio di una campagna commerciale farmaceutica

Non mancano, di contro, preoccupazioni e prudenze: nei mesi scorsi per Reuters la dottoressa Monica Gandhi, specialista in malattie infettive presso l’Università della California, ha dichiarato la necessità di dare l’ultima parola a chi si occupa di salute pubblica e non ad amministratori di società farmaceutiche, spesso volti solo ai profitti finanziari.

Concetto ribadito da Antonella Viola, professoressa ordinaria di Patologia Generale e Direttrice Scientifica dell’Istituto di Ricerca pediatrica a Padova, la quale ha affermato lo scorso 10 giugno a La 7 che bisogna stare molto attenti a una possibile campagna commerciale da parte delle aziende farmaceutiche. Secondo la professoressa in questo momento non vi sono ragioni per pensare a una terza dose perché non si hanno dati certi sulla durata dell’effetto del vaccino. Anthony Fauci, il noto immunologo statunitense si esprime per il quotidiano Miami Herald rimarcando che si dovrà aspettare fino all’autunno per accertare la necessità di un terzo richiamo di vaccino.

Intanto che ci si prepara all’evenienza di una terza dose Pfizer, resta fondamentale il compito dell’Istituto Superiore di Sanità di proseguire il tracciamento varianti nel Bel Paese.

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