Non più solo in natura, la presenza degli ungulati è all’ordine del giorno nelle città italiane più grandi come Torino, Roma e Genova: si avanzano proposte di contenimento.

La presenza dei cinghiali nelle aree urbane è ben nota e non è più un fenomeno da sottovalutare. L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) riporta che oggi gli ungulati sono oltre un milione in Italia: un aumento esponenziale considerato le 300 mila presenze nel 2000 e le 900 mila nel 2010. La Coldiretti nella sua analisi “Covid: 2,3 milioni di cinghiali assediano città e campagne” riporta addirittura tale cifra record.

I branchi si spingono sempre più vicini ad abitazioni e scuole, fino ai parchi dove giocano i bambini – sottolinea la Coldiretti – distruggono i raccolti, aggrediscono gli animali, assediano stalle, causano incidenti stradali con morti e feriti e razzolano tra i rifiuti con pericoli per la salute e la sicurezza delle persone.”

Dall’analisi della Coldiretti sui cinghiali infatti, emerge che le perdite legate alle produzioni agricole ammontano a 200 milioni di euro all’anno. Oltre ai danni alle vegetazioni, i vertici dell’associazione, sulla base di dati Asaps – il portale della sicurezza stradale – hanno evidenziato anche un tragico bilancio annuale: un incidente ogni 48 ore con 16 vittime e 215 feriti, causato da cinghiali e animali selvatici che attraversano strade e autostrade. 

L’origine dell’aumento dei cinghiali

Tra le spiegazioni principali della diffusione capillare della specie sul territorio italiano vi è l’estensione degli ambienti naturali: “L’Italia ha aumentato di oltre il 30% la copertura forestale negli ultimi 30 anni, in Europa nello stesso periodo lo stesso dato è stato solo del 9%  – spiega Piero Genovesi, responsabile del Servizio per il coordinamento della fauna selvatica di ISPRA – L’aumento delle aree protette, il controllo della caccia, la crescita di foreste e cespugliati ha permesso che molte specie selvatiche si riprendessero negli ultimi decenni.”

Dal Dopoguerra ad oggi, il numero della specie è aumentato anche per l’immissione di esemplari provenienti dall’Est Europa da parte dei cacciatori, per introdurre varietà più grosse e prolifiche rispetto a quelle italiane, come spiega ancora l’ISPRA. A questo dobbiamo aggiungere il foraggiamento degli animali selvatici,  ovvero disponibilità di mangiatoie nei boschi anche nei mesi invernali.

L’espansione dei cinghiali nelle città

Negli ultimi mesi gli avvistamenti di famiglie intere di ungulati sono all’ordine del giorno nei maggiori centri italiani, come Roma, Torino, Genova, Trieste, Firenze e Bari, luoghi dove spesso sono causa di problemi per la circolazione e la sicurezza stradale.  I cinghiali che arrivano in città sono spesso attratti dagli scarti alimentari o rifiuti – molti dei quali non smaltiti correttamente nei cassonetti – o dalle persone che li alimentano. “In natura gli animali si adattano a quello che offrono le risorse – spiega il ricercatore dell’ISPRA, Genovesi – Quindi quando c’è tanta disponibilità si concentrano dove ne trovano di più. C’è troppo cibo facilmente reperibile nelle città”.

I cinghiali sono poi animali che si adeguano facilmente ad ogni contesto, mangiano di tutto e ben tollerano la presenza degli uomini e del traffico cittadino. C’è poi da considerare, come ulteriore causa della loro diffusione, la prossimità delle città agli ambienti naturali: Genova ha le colline intorno che avvicinano i cinghiali alla città – ha affermato Genovesi – per cui in pochi minuti un cinghiale si può trovare nel grande centro abitato. Roma è il più grande comune agricolo d’Europa, quindi è circondato da terreni e ha storicamente dei veri e propri corridoi per gli animali selvatici: Caffarella e Parco Di Veio sono ‘cunei verdi’ che entrano nel cuore della città”. Non dissimile è la situazione in altre città italiane, vicini a boschi e campagne.

Soluzioni e proposte nazionali ed internazionali per l’emergenza cinghiali

Il fenomeno dei cinghiali è esploso anche nel resto del mondo: sono centinaia le città in Giappone, India, Israele e Spagna, dove gli ungulati circolano quotidianamente causando non pochi danni. Tuttavia la presenza di animali selvatici negli altri stati non è circoscritta ai soli cinghiali, considerando che in America o in Giappone le strade cittadine sono invase da leopardi, puma o coyote. Per fronteggiare tale problema, in molti di questi centri urbani sono state organizzate squadre di cattura con specialisti in grado di intervenire nonostante la pericolosità delle operazioni.

In Italia le autorità politiche e le associazioni animaliste avanzano proposte e leggi da attuare il più presto possibile: “fino a vent’anni fa la fauna selvatica non rappresentava un motivo di preoccupazione – dichiara il deputato Filippo Gallinella (M5S) Il prelievo venatorio era maggiore, c’erano molti più cacciatori ora ridotti a un quinto di allora, c’erano le Guardie provinciali e il Corpo Forestale dello Stato”.

Le Regioni si stanno coordinando con lo Stato per attuare le misure necessarie previste per il controllo e il contenimento dei cinghiali. I sistemi considerati sono: il prelievo degli ungulati tutto l’anno, anche fuori dal periodo di caccia, la possibilità per gli agricoltori di procedere direttamente con l’operazione in quanto muniti di apposita licenza, la collaborazione con le stesse forze dell’ordine di guardie venatorie volontarie e la possibilità di delegare le attività a cacciatori abilitati. L’organizzazione delle azioni di contenimento e prelievo sono affidate al Prefetto in quanto “competente per la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza.”

Uno dei progetti in cantiere riguarda la creazione di un ‘Corpo dello Stato’ specifico: un obiettivo che prevede una proposta di legge che istituisca la Polizia Ambientale Forestale. In futuro, il problema attuale potrebbe trasformarsi in una risorsa che crea reddito, grazie alle linee guida sulla filiera della selvaggina” – sottolinea Filippo Gallinella, Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. Le carni degli animali abbattuti oggi per legge devono essere destinate alla beneficienza – garantendo la sicurezza e l’igiene in base agli standard imposti dalla disciplina comunitaria e nazionale e dal mercato – o possono essere valorizzate a sostegno dell’economia locale.

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Antonella Acernese

Antonella Acernese

Antonella Acernese, aspirante pubblicista, scrivo per BuoneNotizie.it da settembre 2020 grazie al laboratorio di giornalismo per diventare giornalista pubblicista. E tu cosa stai aspettando?

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