"Al giornalismo della paura, preferiamo quello delle soluzioni”. La petizione su Change.org per cambiare il nostro giornalismo.
"Ne uccide più la penna che la spada", si dice. Ora, sostituite alla spada una pistola e scoprirete cosa è accaduto il 4 novembre all'edicola di C.so San Gottardo di Milano, dove armi finte hanno preso il posto dei giornali per lanciare una petizione per simboleggiare la forza distruttiva dell'informazione quando diventa sensazionalistica, ansiogena e votata al clamore e, quindi, pericolosa. Si tratta del lancio, naturalmente provocatorio e volto al cambiamento, della campagna "L’informazione può essere pericolosa. Al giornalismo della paura, preferiamo quello delle soluzioni” organizzata dall’Associazione Italiana Giornalismo Costruttivo e da TBWAItalia, l'agenzia pubblicitaria ideatrice del progetto. La petizione è online su Change.org.

 
Una penna "costruttiva" può cambiare la società
La somministrazione continua di notizie dall'eco immediata e in cerca di facili click ha negli anni allontanato sempre di più i lettori.

Se ne sono accorti ormai da tempo i giornalisti d'oltralpe e lo testimonia in Italia un sondaggio effettuato dall'Università degli Studi dell'Insubria che nel 2018 colloca la fiducia dei cittadini italiani nei confronti dei giornalisti al di sotto di quella verso i parrucchieri. Un dato che parla chiaro. Eppure, dalle ceneri di un'informazione sulla scia dell'allarmismo e del disfattismo, nasce l'idea di un giornalismo volto alle soluzioni.

A questo si ispira la petizione indirizzata al presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, alla neopresidente della RAI Marinella Soldi, al nuovo a.d. RAI Carlo Fuortes, al presidente della FIEG, la Federazione Italiana Editori Giornali, Andrea Riffeser Monti, e a tutti . . .

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L’informazione può essere pericolosa

Per questo al giornalismo della paura, preferiamo quello delle soluzioni.