Il 24 gennaio il Parlamento si riunirà per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica. L’attuale capo dello Stato Sergio Mattarella, infatti, termina il suo mandato il 3 febbraio.

Il presidente della Repubblica rappresenta la massima carica istituzionale e ha un mandato di sette anni. La Costituzione dichiara che “il presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”.

Può essere eletto ogni cittadino che ha compiuto cinquanta anni d’età e gode dei diritti civili e politici. L’art. 91 della Costituzione italiana stabilisce che “il presidente della Repubblica, prima di assumere le sue funzioni, presta giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della costituzione dinanzi al Parlamento in seduta comune”.

Come si elegge il capo dello Stato?

La procedura per l’elezione del presidente della Repubblica è stabilita dalla Costituzione. “Trenta giorni prima che scada il termine, il presidente della Camera dei deputati”, secondo l’articolo 85, “convoca in seduta comune il Parlamento e i delegati regionali, per eleggere il nuovo presidente della Repubblica”.

Il Parlamento in seduta comune a cui si aggiungono tre delegati per ogni regione, eccetto la Valle d’Aosta che ne ha solo uno, elegge il capo dello Stato. La Costituzione stabilisce, inoltre, che il voto è segreto e che il nuovo presidente sia votato con una maggioranza qualificata dei due terzi dell’assemblea. Si procede a una nuova votazione se non si raggiunge questa maggioranza. Se dopo i primi tre scrutini ancora non si raggiunge l’elezione del presidente della Repubblica, diventa sufficiente la maggioranza assoluta, cioè la metà più uno dei votanti.

Saranno 321 senatori, 630 deputati e 58 delegati regionali a votare il prossimo capo dello Stato, per un totale di 1.009 grandi elettori. L’elezione per il nuovo presidente della Repubblica sarà l’ultima con un numero così ampio di grandi elettori. Dalla prossima legislatura, a seguito della riforma costituzionale, ci saranno 230 deputati e 115 senatori in meno.

12 presidenti della Repubblica dalla nascita dell’Italia repubblicana

Dalla nascita della Repubblica italiana e con la promulgazione della Costituzione nel 1947 da parte del capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, i presidenti della Repubblica finora sono stati 12.

Enrico De Nicola fu eletto nell’ambito dell’Assemblea costituente ed è rimasto in carica solo per pochi mesi, a succedergli fu Luigi Einaudi. De Nicola era un liberale monarchico e per questo De Gasperi, che era a capo del governo, dovette insistere per fargli accettare l’incarico. Alla fine De Nicola rispose con un “M’inchino alla volontà popolare”.

Giorgio Napolitano fu l’unico a essere eletto nel 2013 per un secondo mandato, dimettendosi due anni dopo. Antonio Segni si dimise anticipatamente a causa di un ictus, mentre Giovanni Leone e Francesco Cossiga lasciarono la carica prima del termine a causa di contrasti con il Parlamento e i media.

Non è mai avvenuta l’elezione di una donna a presidente della Repubblica. Per questo Aidda, l’associazione delle donne imprenditrici, a dicembre ha lanciato una petizione per chiedere che una donna diventi il prossimo capo di Stato.

Le elezioni dei presidenti della Repubblica: quorum e percentuali

Il raggiungimento della maggioranza dei due terzi ha determinato il fatto che raramente l’elezione del presidente della Repubblica avvenga nei primi tre scrutini. Gli unici due casi sono stati Francesco Cossiga nel 1985 e Carlo Azeglio Ciampi nel 1999.

L’elezione del presidente della Repubblica più complessa è stata quella di Giovanni Leone nel 1971, che ha richiesto ben 23 votazioni. Giovanni Leone è stato anche il capo di Stato eletto con la maggioranza più ristretta. Sandro Pertini, invece, è il presidente che ha raccolto più consensi, eletto nel 1978 con l’83,6% delle preferenze, ma dopo ben 16 scrutini.

Giorgio Napolitano nel 2006 e Sergio Mattarella nel 2015 sono stati eletti al quarto scrutinio, quando cioè non era più richiesta la maggioranza dei due terzi dell’assemblea.

Fonte: dati della Presidenza della Repubblica. Elaborazione: Buonenotizie

Ruolo e funzione del capo dello Stato

L’articolo 87 elenca i poteri della massima carica dello Stato come la promulgazione delle leggi, l’indizione di elezioni delle Camere e di referendum popolari, autorizza la presentazione alle Camere dei disegni di legge di iniziativa del Governo. E ancora è il capo delle forze armate, presiede il Consiglio superiore della magistratura e può concedere la grazia e commutare le pene.

Nel febbraio 2015, mentre Mattarella si stava recando in Parlamento per il giuramento, un giornalista gli chiese “Presidente, è felice?”. La risposta del neo eletto presidente fu perentoria: “Non si tratta di questo”.

Lo stesso Mattarella nell’ultimo discorso di fine anno chiarisce di cosa si tratta: Credo che ciascun Presidente della Repubblica, all’atto della sua elezione, avverta due esigenze di fondo: spogliarsi di ogni precedente appartenenza e farsi carico esclusivamente dell’interesse generale, del bene comune come bene di tutti e di ciascuno. E poi salvaguardare ruolo, poteri e prerogative dell’istituzione che riceve dal suo predecessore”.

 

 

 

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